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Sardegna: Ichnusa: Un Salto Nel Passato
Federica Botta

Ichnusa, l’antica Sardegna, riaffiora nei resti indelebili del suo misterioso passato, segni duraturi che permettono ancora oggi un affascinante salto nel tempo.

Un “toc” vuoto del picconcino contro il suolo. Poi ruvide curve di terracotta, dalla forma imprecisa, che iniziano ad uscire dalla polvere sotto l’alacre lavoro dei pennelli. Infine un’anfora allungata sbuca dal terreno. Un’urna funeraria di duemila anni fa, la tomba di un’intera famiglia, morta per cause ignote, seppellita dalla sua comunità in un millennio lontano.

Avanzando con i lavori di sterro, l’intera area si rivela un grosso cimitero, forse il più esteso ritrovato nella zona. Un ricco patrimonio di conoscenza e di segreti non svelati, una manna, se ben sfruttato, per il turismo di cultura.
Siamo in Sardegna, a S. Teresa di Gallura, nel 1994. Ci siamo lanciati in un piccolo salto indietro per rievocare le immagini di uno degli scavi più affascinanti del territorio comunale, e mostrare l’incredibile magia che un paese ricco di storia è capace di compiere. Visitando la parte archeologica dell’Isola, in pochi attimi si è trasportati in un tempo remoto e dimenticato, attraverso ere ormai passate, in quegli anni lontani in cui la vita qui scorreva assai diversamente. Lo straordinario ritrovamento gallurese, oggi conservato al Museo Archeologico di Sassari, consente una sbirciatina in una giornata-tipo di centinaia d’anni fa, come riescono a fare le grandi mete archeologiche del Nord Africa, con il vantaggio di muoversi a pochi passi da casa.
All’inizio degli anni Novanta, durante i lavori di consolidamento del parcheggio sull’istmo di Capo Testa, proprio all’ingresso di Baia Reparata, le ruspe s’imbatterono nel sito del cimitero di Tibbula, l’antica città romana del promontorio, che prosperava grazie alle cave di granito sulla costa. Un florido centro, dove minatori e giovani artisti alle prime armi abbozzavano colonne, capitelli e fregi per la costruzione del Pantheon. Le loro uniche armi erano rozzi scalpelli e cunei di legno che, bagnati, si espandevano a dismisura, sino a staccare il blocco prescelto dal resto della roccia. Dalle immense pareti a picco sul mare, dove erano situate le cave, i pesantissimi, bianchi pilastri venivano caricati direttamente sulle navi di quercia, ancorate con perizia dentro gli stretti fiordi del promontorio. I galeoni, così stipati del prezioso e massiccio carico, ripartivano in poche ore per affrontare il terribile mare delle Bocche di Bonifacio. Erano tempi duri, quando si affrontava la furia delle onde con mezzi rudimentali.
Ancora oggi, osservando ciò che resta delle cave, gli enormi tagli verticali e precisi sui fianchi del promontorio che strapiomba nel mare, viene da chiedersi con quale perizia e coraggio i nostri progenitori lavorassero sul dirupo. Impressiona, guardando le onde che s’infrangono minacciose contro il muro di granito, l’idea che le grandi colonne fossero calate con il solo ausilio di funi e tronchi, emoziona il pensiero che gli impacciati vascelli venissero portati nella stretta insenatura con il solo ausilio delle vele.
Se ci si siede con i piedi a penzoloni nello scavo rettangolare della cava e si osserva la scena di fronte a sé, sembra quasi di vedere gli antichi abitanti al lavoro. Nelle giornate di mareggiata, quando il vento s’incanala nello Stretto e gli spruzzi delle onde arrivano sino alla strada, vengono i brividi ad immaginare la fragile imbarcazione, con i remi alzati, in balia delle correnti, nel disperato tentativo di non sfracellarsi sugli scogli. E’ fin troppo facile immaginare la fine di quella sfortunata, oggi conservata al Museo Navale della Maddalena.
Questo è il prezioso regalo che offre la Gallura. Con un po’ di fantasia, è possibile compiere un salto nel tempo per vivere le atmosfere di un passato affascinante e, per molti aspetti, ancora oscuro.
Tra l’esplodere della crescita edilizia ed i mega-alberghi per turisti, le attrattive per gli amanti degli sport da spiaggia e l’immancabile villaggio tutto-compreso, può capitare di imbattersi all’improvviso nel resto dissepolto di un’antica epoca. Per chi passeggia con un po’ d’immaginazione in tasca, il viaggio a ritroso nel tempo è possibile ad ogni passo.
Ecco un pozzo sacro, dove gli arcaici nuragici celebravano il culto della Dea madre, proprio dentro la stazione ferroviaria. Poco più in là un nuraghe imponente, con i suoi grossi sassi rozzamente squadrati, se ne sta mimetizzato da un uliveto secolare, proprio nel bel mezzo del terreno di un agriturismo o appena dietro il nuovo residence.
Tutto il fascino della civiltà nuragica, misteriosa e ancora, per molti versi, sconosciuta, prorompe da questi segni e stuzzica la fantasia dei moderni Indiana Jones.
Chi avrà vissuto in questa grotta, che ancora reca segni della presenza umana? A cosa servivano realmente le torri nuragiche? E a cosa erano dedicati i misteriosi cerchi che affiorano al fianco delle Tombe dei Giganti?
Tante domande e poche risposte per questa cultura un po’ “snobbata” dai moderni studi, che ancora oggi permette di fantasticare sul passato, più di molte altre ormai senza segreti. Promettendo un’enormità di studi ed un proliferare di scavi.
Anche il non addetto ai lavori, con una buona guida o con un po’ d’esperienza, può andare alla ricerca dei tesori archeologici inesplorati, con tutto il rispetto necessario in questi casi. O può decidere di aspettare di inciamparci sopra, fortuna volendo!
La Gallura regala anche questo, l’incontro inatteso con il tempo andato: sugli scogli di Baia Reparata fossili di bivalvi d’ogni dimensione fanno bella mostra di sé, disseppelliti dall’erosione della pioggia, ed attendono ignari lo sguardo del turista.

.PERCORSO
da Golfo Aranci ad Arzachena; Km compless. 200 ca.
nave, auto
2-3 giorni
foto, archeologia, arrampicata, sport balneari

Arte e storia *****
Natura ****
Sport e divertimenti ***

Difficoltà: bassa
Costo: medio-basso

Data di effettuazione viaggio: 2000


1^ TAPPA
PARTENZA: Golfo Aranci (Olbia)
ARRIVO: S. Teresa di Gallura
DISTANZA: 85 km
TEMPO DI SPOSTAMENTO: 1h
MEZZI DI TRASPORTO: auto

Scesi dal traghetto, ci si ritrova nel porto di Golfo Aranci (Olbia); dopo aver osservato sorpresi l’acqua limpida e cristallina della zona industriale (!), seguendo le indicazioni stradali dirigersi per Palau sulla statale SS 125, “orientale sarda”.
Se avete scelto di fare vacanza in bassa stagione, vale la pena di seguire il litorale salendo verso nord, attraversando gli innumerevoli piccoli Golfi della Costa Smeralda. Per quando le “invasioni edilizie” abbiano profondamente modificato, quando non deturpato, il paesaggio, ancora oggi si può apprezzare il fascino di questo pezzo di paradiso, selvaggio ed assolato, che fece innamorare i primi Vip negli anni ’60. Se avete tempo, lasciate aperta la possibilità di perdervi nelle mille stradine che costeggiano le spiagge e gli anfratti, e dedicatevi anche alla visita di Capriccioli, “mini-Venezia” ricostruita sui canali che scendono al mare e sulle acque della piccola laguna, come in un presepe.
Giunti al termine della Costa, rientrate verso il centro dove imboccherete la statale SS 133 per Castelsardo. Incontrerete subito le indicazioni per S. Teresa.
Giunti ad 1km dal paese, la strada si biforca. In discesa, sulla destra, si giunge al porto navale e commerciale, da dove partono i traghetti per la Corsica. Se amate le atmosfere di mare, merita una visita, nonostante gli stravolgimenti degli ultimi lavori di allargamento. Il mattino presto i pescatori, di rientro dalla notte in barca, vendono il pesce fresco al dettaglio e, nelle mattine di brutto tempo, una leggera nebbiolina avvolge i pescherecci gialli e azzurri ormeggiati in fila, in una scena quasi “da film”.
Proseguendo diritti, invece, si giunge ad un bivio con la strada che conduce a Vignola. Per S. Teresa, girare a destra seguendo le indicazioni. Si arriva così direttamente sulla strada principale che sale verso la piazza centrale della cittadina, dove è situata la chiesa. Per i veri “lupi di mare”, da non perdere lo splendido paesaggio che si gode dal piccolo promontorio della Torre Aragonese Longosardo, del XVI secolo. Il monumento non è visitabile, ma nei giorni limpidi si può vedere la Corsica dall’altro lato delle Bocche di Bonifacio, mentre quando c’è tempesta il mare infuria sotto lo strapiombo, in un ribollio di schiuma e spruzzi che giunge sino alla strada.
Per arrivare al parcheggio, dove lasciare l’auto, basta seguire la strada principale o le indicazioni per l’Hotel Miramare dell’Esit. La torre è ben visibile sulla destra guardando lo stretto. Sulla strada che scende verso di essa, poco prima che cominci la discesa, c’è la biblioteca comunale. E’ splendidamente fornita di volumi sull’isola e il personale è estremamente gentile.
Riprendendo la macchina, si deve uscire dal parcheggio seguendo il senso unico per tornare alla piazza della chiesa. In fondo alla discesa, in prossimità del distributore Agip, si troveranno le indicazioni per Capo Testa, che segnalano di svoltare a destra.
Giunti infine sul promontorio, conviene parcheggiare l’auto nell’ultimo piazzale dopo le spiagge. Il faro militare che vi troverete di fronte è ancora proprietà della Marina italiana e, a rigor di legge, territorio interdetto. I fatti dimostrano che le visite sono, in realtà, non solo tollerate, ma anche consigliate. Scegliere di varcare il cancello (sempre aperto) è rimesso alla coscienza di ognuno.
Comunque, la maggior parte delle cose da vedere restano fuori dal recinto. Tornando a piedi, leggermente indietro sulla strada asfaltata, sino ad un piccolo slargo in terra battuta, si può scendere sulla spiaggia, visibile al di sotto, per un sentierino davvero ripido scavato dall’acqua. Non commettete l’imprudenza di affrontarlo con le ciabattine da mare!
Arrivati in basso, proseguendo oltre la sottile linea di sabbia color salmone, si risale per lo stesso sentiero sino a giungere dall’altra parte del piccolo promontorio di granito. Scavalcato il promontorio, si è entrati nelle cave romane di Tibbula. Se si osserva con attenzione, si noterà che ciò che a prima vista sembrava un comune macigno, è in realtà un abbozzo di colonna, con tanto di capitello, abbandonata per la rottura al centro.
La parete, a picco sul mare, è stata scavata da secoli di lavoro umano. Oggi, molti appassionati di freeclimbing si riuniscono qui per un’intrepida arrampicata sulle onde.
Prima di riprendere l’auto, merita sicuramente un ultimo sforzo una passeggiata sino alle spiagge che costeggiano l’istmo. Se v’inoltrate di pochi metri su quella di sinistra (guardando il promontorio), sino agli scogli, potrete osservare una “scuola” all’aperto del processo di fossilizzazione. Il litorale di pietra è ricoperto di fossili bianchi di conchiglie bivalvi d’ogni dimensione. La motivazione di tale proliferare di reperti è facilmente comprensibile osservando la morfologia del litorale. Il terriccio, che costituisce la piccola collina sopra gli scogli, viene dilavato dall’acqua piovana e si riversa sugli stessi, sopra le conchiglie depositate dalle onde. Nei anni i gusci si calcificano e, dopo secoli, riappaiono sotto l’azione d’erosione dell’acqua che scende dal rilievo.
Prima di lasciare Capo Testa, se amate le immersioni alla ricerca di reperti, non perdete l’occasione. Il centro Sub sulla destra dell’istmo, guardando il faro, è attrezzatissimo e situato proprio sopra il sito degli scavi del cimitero di Tibbula, oggi svuotato e ricoperto. Si dice che sui fondali della baia sia facile ritrovare anfore intatte, scampate ai naufragi, o colonne inabissate con il loro fragile vascello.
Per arrivare al passo più affascinante della tappa, Lu Brandali, l’insediamento nuragico più grande della zona, iniziato a scavare soltanto tre anni fa, è necessario tornare verso S. Teresa con la macchina. Giunti sullo spiazzo panoramico segnalato (dove ogni bravo turista vuole la sua foto!), scendere a destra verso il villaggio di Baia S. Reparata. In fondo alla discesa, prima dell’inizio delle case, in prossimità di una cabina elettrica, svoltare a sinistra nella seconda strada asfaltata in salita e proseguire sino alla pista di terra battuta. Continuare ancora poche centinaia di metri sino al piccolo parcheggio, quindi procedere a piedi sul sentiero di sinistra.
Il villaggio di pietra è imponente e tutto ricoperto da un uliveto di trecento anni fa. Il nuraghe principale, situato nel punto più ampio della collina, con una vista sul Golfo da togliere il fiato, è in parte crollato, ma ancora dal primo piano si può apprezzare appieno la sua maestosità.
Gli studi sulla civiltà nuragica non sono affatto concordanti ed ancora non si conosce l’esatta funzione del monumento. C’è chi dice fosse l’abitazione del capo e chi dello stregone. Alcuni affermano fosse un rifugio, in caso d’assedio, per la comunità di bellicosi pastori, altri ancora una struttura per gli studi astronomici. Resta il fatto che il mistero accresce il fascino di questo popolo lontano.
La Tomba dei Giganti, probabilmente il cimitero del villaggio, dove si compivano chissà quali rituali, è situata più in basso, nella piccola radura recintata. Al suo fianco si possono notare i cerchi di pietra concentrici, sulla cui funzione ancora si arrovellano decine di studiosi.
Tutto il sito di Lu Brandali è aperto, ma non ancora attrezzato alle visite, per cui, se non apprezzate il fai da te, potete contattare la Soprintendenza di Sassari (Tel.0792-112900), che nell’estate del 1999 ha organizzato un corso per guide archeologiche.

2^ TAPPA
PARTENZA: S. Teresa di Gallura
ARRIVO: Palau
DISTANZA: 30 km
TEMPO DI SPOSTAMENTO: 45’
MEZZI DI TRASPORTO: auto

Si giunge in meno di un’ora alla vicina Palau. Dall’ingresso del paese, il percorso è praticamente obbligato. Proseguendo diritti si giunge al porticciolo turistico, dove l’insieme delle imbarcazioni ormeggiate offre un panorama davvero suggestivo. Qualche veliero antico in affitto ai turisti, i piccoli pescherecci, con le reti da rammendare ritirate sul molo, il rumore delle sartie che tintinnano contro gli alberi maestri dei natanti a vela.
Seguendo il senso unico ed i divieti di transito delle zone a traffico limitato, si arriva ad un ampio parcheggio, dove si può lasciare l’auto. E’ sicuramente il caso di approfittare per scendere a mangiare qualcosa negli ottimi ristoranti o per acquistare artigianato locale. Pur non essendo ricca di monumenti, Palau è ottimamente organizzata per offrire feste tradizionali e manifestazioni ai visitatori. Nei periodi da Pasqua a novembre, le sagre e le feste sulla cultura isolana si susseguono praticamente ininterrotte.
Se amate le escursioni a piedi, nei dintorni di Palau vale la pena visitare la Roccia dell’Orso e fare la fatica di arrivare sino alla cima. Per arrivare con l’auto al parcheggio, seguire semplicemente le indicazioni per Le Saline e per Capo d’Orso. Basta quindi seguire il sentiero, con un occhio alla meta.
Per continuare, invece, l’itinerario archeologico, si deve lasciare il paese e tornare verso S. Teresa. Appena superata la sequenza di tornanti, nel primo rettilineo, in prossimità del Ristorante Gallura, svoltare a sinistra nella strada asfaltata. Proseguire per circa 5 km, superando un curioso uliveto dove allevano struzzi, ed affrontare tutta la salita. Giunti sulla cima, dopo che la strada si è fatta di terra, si troverà sulla destra un cancello di legno leggermente trasversale. Per il monumento archeologico girare a destra nella stradina non asfaltata. Sulla vostra destra si troverà la piccola chiesa campestre di S. Giorgio. Andando poche centinaia di metri avanti, si arriva ad una piazzola dove parcheggiare l’auto.
La Tomba dei Giganti di Li Mizzani è ben visibile sulla sinistra, recintata e ben curata. E’ probabile che si troveranno sul sito alcuni “pazienti in terapia”. Gli studi di un’associazione che si occupa di biomedicina, astrofisica e radioestesia, infatti, affermano che la tomba fu costruita su un centro d’energia magnetica positiva. Le complesse strutture di sasso ne rafforzano le potenzialità, permettendo agli stregoni-sciamani del passato di utilizzarla a scopi terapeutici, attraverso complessi rituali.
Se avete ancora tempo, Palau è certamente la base migliore per una visita alla Maddalena. Potete scegliere di traghettare l’auto o di recarvi a piedi. Le spiagge dell’isola sono tutte splendide, come la fama informa, ma per apprezzarle appieno è necessario affittare una piccola imbarcazione o seguire un itinerario con i traghetti. Se volete, può essere un’ottima occasione per veleggiare. Lo stretto canale che dividiamo con la Corsica crea le condizioni ideali per un vento costante e sostenuto. I non esperti potranno affittare, a Palau o sull’isola, wind-surf, con o senza istruttore, catamarani, piccoli Optimist, o antiche barche a vela.
Facilmente visitabile sulla Maddalena è il Museo di archeologia navale N. Lamboglia, particolarmente interessante soprattutto per chi ha visto le cave di Capo Testa. Per raggiungerlo, prendere dall’abitato la strada panoramica per la località “Spalmatore”. Dopo 1,5 km si noterà l’edificio del museo.
All’interno è conservato il relitto di un galeone romano, affondato (tra il 120 e il 100 a.C.) durante il trasporto, presumibilmente verso la colonia spagnola delle Baleari, di alcune colonne di granito sbozzate alle cave. Il reperto, scoperto negli anni ’50 nelle acque di fronte all’isola di Spargi, situato a circa 30 metri di profondità, fu recuperato solo alla fine degli anni ’70, ed è oggi conservato nella Sala A del museo. Qui, con perizia, è stato ricostruito uno spaccato della stiva, con il suo contenuto nell’originaria sistemazione.

3^ TAPPA
PARTENZA: Palau
ARRIVO: Arzachena
DISTANZA: 20 km
TAMPO DI SPOSTAMENTO: 30’
MEZZI DI TRASPOSTO: auto

Quest’ultima tappa è la più “densa” d’incontri con i resti magnifici della civiltà dei Nuraghe. Per accostarsi alla zona dove i ritrovamenti sono stati più numerosi, e dove sono oggi più valorizzati, è necessario avvicinarsi ad Arzachena. Nel centro abitato, proprio sulla strada, si troveranno le indicazioni per la zona archeologica. Seguirle è la soluzione più semplice.
Il primo sito è in località Malchittu. Per raggiungerlo prendere, dall’abitato, la SS 133 per Olbia, parcheggiare l’auto nel parcheggio, appositamente attrezzato, in prossimità del ristorante “Il Nuraghe”, a circa 2 km dalla città, e seguire le indicazioni per il sottopassaggio. Il nuraghe, indicato con il termine della località o, più spesso, con il nome Albucciu, è uno dei più belli e meglio conservati del nord Sardegna. I due piani di cui era costituito sono ancora intatti. Al suo fianco si osservano i taffoni, grotte scavate dal vento, attrezzate come riparo per la notte dall’uomo dell’Età del bronzo, così come dai pastori sino a pochi anni fa. Il tempietto, la cui funzione è ancora un mistero irrisolto, si trova sullo stesso lato del parcheggio, lungo la strada di terra battuta al lato del ristorante. Nel sito c’è anche una Tomba dei Giganti, ma lavori agricoli di un cinquantennio fa l’hanno profondamente deturpata e la visita non vale il cammino.
Molto più interessante, ed impressionante vista l’ottima conservazione, è la Tomba dei Giganti Coddu Vecchio o Capichera. Per raggiungerla, prendere da Arzachena la SS 147 per S. Antonio di Gallura e, al bivio, dirigersi per Luogosanto. Dopo 2 km svoltare a sinistra in una strada secondaria asfaltata, dove troverete indicazioni. Lasciandosi sulla sinistra la Chiesetta di S. Luca, procedere per altri 200m. La Tomba comparirà a 100m sulla destra.
Per visitare il nuraghe la Prisciona, appartenuto alla comunità che sfruttava la tomba, seguitare altri 400 m circa, lungo la strada che sale leggermente. Girando a sinistra dopo la fine dell’asfalto si noterà il nuraghe in alto a destra. Secondo gli studi, la costruzione, con la sua struttura diversa dalle altre, fu probabilmente realizzata da “maestri” non locali, su commissione. Al momento la costruzione è chiusa per lavori di consolidamento, che dovrebbero evitare pericolosi crolli, ma la struttura imponente merita comunque una visita.
L’itinerario termina con la visita al sito di Li Muri, che comprende la Tomba dei Giganti Li Lolghi e la necropoli omonima, con i suoi circoli megalitici. Il monumento tombale è uno dei più imponenti del nord dell’isola. I circoli in pietra sono, al contrario, poco appariscenti, ma il mistero che li avvolge ne accresce l’interesse e il fascino. Per raggiungere lo scavo, abbastanza attrezzato, chi ha seguito il percorso suggerito può semplicemente tornare indietro sulla provinciale e seguire le indicazioni turistiche. Da Arzachena, invece, prendere in direzione S. Antonio di Gallura e svoltare per Luogosanto. In entrambi i casi, il percorso è ben segnalato.
Dal bivio per Luogosanto, procedere per altri 2 km circa e poi svoltare a sinistra, sulla strada sterrata che attraversa gli stazzi della piccola pianura. Dopo altri 2 km s’incontreranno i cartelli per i circoli, subito a sinistra, o per la tomba, 400m più avanti, sul rialzo collinare.

Commento al viaggio

Il percorso, oltre che spostandosi da punto-tappa a punto-tappa, è costruito anche per essere usufruibile con la proposta della Sardinia Ferries, che offre minicrociere in bassa stagione, con la possibilità di pernottare a bordo la notte del venerdì e sabato (trasporto auto e di due persone AR, a partire da L.650.000). In questo caso, il sito di partenza sarà sempre Golfo Aranci.
Sempre per chi ha scelto la Sardinia, lo spostamento per la Maddalena potrà essere fatto con la Compagnia Saremar, usufruendo di un forte sconto, acquistando i biglietti contemporaneamente. La tratta Palau-la Maddalena è altrimenti offerta dalla Tris al prezzo medio di L.60.000 AR, per due persone più auto.
Avendo più tempo (e più denaro) a disposizione, il tragitto può essere fatto in barca a vela, addirittura su di un galeone che si può affittare al porto di Palau. I prezzi variano in base alla scelta del natante e al numero di persone che partecipano (dalle L.30.000 alle L.200.000).
Per quanto riguarda l’escursione archeologica a Palau, l’associazione “Uomo Natura Energia”, autrice degli studi citati nel testo, propone visite guidate ai siti, stage, seminari e conferenze sulla civiltà nuragica, la medicina sciamanica e l’archeoastronomia. Contattare Mauro Aresu o Arianna Mendo (Via delle Ginestre 1/10, 07020 Palau - Tel.0789-708380; Internet www.uomoterra.it).


.SCHEDA SARDEGNA
Ordinamento: Regione a Statuto Speciale dal 1948.
Moneta: accettato in molte località turistiche il marco tedesco!
Lingua: il sardo, che non è un dialetto ma una lingua vera e propria, con numerose varietà regionali. Per chi è appassionato di linguistica, sono in commercio, nelle librerie sull’isola, testi di grammatica sarda e vocabolari per la traduzione (dalle L.15.000 alle L.85.000).

COME ARRIVARE
Aereo: con l’Alitalia, da Roma e da Milano, sino ad Olbia (Aeroporto internazionale Costa Smeralda) in estate, sino ad Alghero in inverno. Tel.1478-65643 tariffe da L.240.000 a L.350.000 con offerte speciali per Cagliari a partire da L.99.000
Nave: da Civitavecchia a Golfo Aranci partono le Ferrovie dello Stato (Tel.1478-88088) ed il Sardinia Ferries (Tel. 019-215511), da Civitavecchia ad Olbia, la Tirrenia (Tel. 010-26981). Da La Spezia parte l’Happy Lines per Olbia (Tel.010-26981). Per Genova - Palau la Tris.
I costi variano secondo la tratta prescelta, la compagnia e la vettura imbarcata. Attenzione alle offerte particolari per la bassa stagione, ai Jackpot (andata e ritorno già prenotati, con un forte sconto: anche solo L.270.000 auto più due persone AR), alle proposte che presentano particolari condizioni. Se viaggiate in periodi di medio-alta stagione, ricordatevi di prenotare per tempo (largo anticipo, almeno due mesi).
TRASPORTI INTERNI
Pullman: sia dal porto di Golfo Aranci che da quello di Olbia partono, in coincidenza con l’arrivo delle navi, autobus per Palau e S. Teresa (Compagnia ARST). Da qui partono mini bus, navette e taxi per campeggi, villaggi e alberghi.

Periodo indicato: da aprile a giugno e dai primi di settembre ai primi di novembre. Luglio e agosto sono sconsigliati per l’eccessivo affollamento che può provocare disagi d’ogni genere. Bagaglio/abbigliamento: ricordarsi la crema solare ed una lozione repellente per gli insetti. Abbigliamento e scarpe comode per le escursioni. In qualsiasi stagione un capo pesante contro il forte vento ed un impermeabile.

Indirizzi utili: Palau e S. Teresa hanno buoni uffici turistici segnalati dai cartelli stradali. Per una buona guida naturalistica e per ulteriori informazioni sull’ambiente contattate la sede del WWF Gallura a S. Teresa, nella via principale che sale verso il paese. Ottime informazioni con buona disponibilità anche da Orsus Mediterraneo, Consorzio Turistico di Palau, situato nella piccola via davanti al benzinaio del porto, poco prima del Bancomat. Attenzione agli orari (lun-ven 10-12).

Acquisti in loco: tutta la Sardegna è famosa per l’artigianato locale (sughero, legno lavorato, tappeti, coltelli, cesti, corallo e prodotti culinari). Ogni località ha la sua via di negozi di souvenir, ma attenzione all’originalità del manufatto ed occhio ai prezzi. Il consiglio, soprattutto per il palato, è di “provare un po’ di tutto” prima di acquistare.
Cucina/Bevande: ottimi vini. Segnaliamo alcune qualità: Cannonau, Monica, Isola dei Nuraghe e Colli del Limbara, ottimi rossi dalla gradazione alcolica elevata; Vermentino e Vermentino di Gallura, consigliati con il pesce; Collinas e Nuragus i bianchi tipici. La cucina sarda è estremamente ricca, grazie anche alle influenze dei dominatori spagnoli ed arabi. Un’attenzione particolare ai dolci, i più diversi dalle abitudini continentali. Da non perdere la zuppa cuada, in tutte le sue varietà locali, i ravioli al formaggio, da acquistare anche freschi in pasteria, il porcheddu cotto a legna con l’immancabile pane carasau, e le famosissime seadas. Se volete acquistare, concedete particolare attenzione al pecorino, ai salami piccanti ed al miele, con un’accortezza ai prezzi (il noto miele di corbezzolo può arrivare alle L.20.000 al barattolo).

Fotografia: per chi intende fare fotografia architettonica ai siti è necessario un grandangolo “spinto” (sotto il 28 mm) ed un buon cavalletto. Per tutti si consigliano filtri skylight ed UV per proteggere gli obiettivi dalla salsedine ed un filtro polarizzatore.

Guide consigliate: le guide turistiche sono numerose e varie in base al prezzo (dalle L.15.000 alle L.50.000). Pochi, in tutte, gli accenni seri agli studi sulla civiltà nuragica, in analisi da meno di vent’anni; meglio affidarsi ad un buon saggio acquistato in libreria o consultato nella fornita biblioteca di Palau. Negli uffici turistici sull’isola troverete alcune carte molto approssimative ed assolutamente non affidabili dei siti storico-archeologici. Non esistono cartine topografiche dettagliate ed aggiornate della Sardegna a scala inferiore a 1:170.000. Per quelle stradali, l’unica accettabile è la Michelin, buona quella del Touring ma a grande scala, mentre la Eurocart riporta strade inesistenti e località turistiche non visitabili.

DORMIRE/MANGIARE/DIVERTIRSI

S. Teresa di Gallura
Dormire: Hotel Li Nibbari - Ottima qualità, immerso in un parco di macchia mediterranea. Fornito di un ottimo ristorante. I prezzi in media stagione sono attorno a L.120.000 per una doppia in mezza pensione. Dotato di maneggio per passeggiate sulla spiaggia e campi da beach-volley - Tel. 07028-754453.
Hotel E.S.I.T. Miramare - Malgrado l’aspetto esterno lasci a desiderare, gode di una posizione incantevole, affacciato sulle bocche di Bonifacio. La cucina è impeccabile, con i migliori piatti tradizionali. Il prezzo è contenuto, essendo un’istituzione statale (L.120.000 per la doppia in pensione completa). Il servizio è ottimo ed i gestori estremamente cortesi - Tel.07028-754103.
Campeggio la Liccia - Spaziosissimo e moderno, è estremamente facile da raggiungere essendo lungo la statale verso Aglientu; può essere un comodo punto di partenza per le escursioni. Per le tende offre un ombroso boschetto di ginepro, ma lo spazio per le roulotte ed i camper è artificiale e riparato solo da tettoie - Tel.0789-755190.
Mangiare: Agriturismo Sardo - Piccolo ed accogliente, in una valle dall’aspetto selvaggio, ricoperta di macchia mediterranea. Ottima cuoca, genuinamente gallurese, dalla cortesissima disponibilità - Tel 0789-755487.
Agriturismo Saltara - Immerso nel verde in una tipica colonica sarda del 1800 ristrutturata, arredata in perfetto “stile contadino”. Le carni e i formaggi sono prodotti dall’azienda e vengono offerti i migliori piatti tipici - Tel.0789-755597.
Palau
Dormire: Campeggio Isola dei Gabbiani - Ottima qualità, con il vantaggio di pagare giornalmente a persona, indipendentemente dai mezzi con cui si entra e dove si dorme. Per tende, ruolotte e camper non ci sono piazzole predefinite, ma si può scegliere autonomamente dove sistemarsi, tra boschetti di ginepro e macchia mediterranea. E,’ comunque, assicurato l’allaccio luce. Bagni puliti con docce calde gratis. Sono disponibili anche bungalow e posti in roulotte fisse. Ottimo ristorante self service. Market piuttosto caro - Tel.0789-704024.
Albergo le Dune - Media qualità con un adeguato rapporto prezzo-servizio - Tel.0789-704013.
Campeggio Capo D’Orso - Nonostante Palau sia ricca di alberghi e residence, questa è la soluzione migliore per arrivare a piedi alle Saline. Si possono affittare bungalow o posti camper, se non si desidera dormire in tenda. Buon ristorante - Tel.0789-702007.
Mangiare: Agriturismo Stazzu Lurisincu - Con sole due camere, è il posto ideale per rilassarsi ed allontanarsi dalla calca dei turisti. Ottima cucina con i prodotti dell’azienda. Possibilità di escursioni e speleologia - Tel.0789-708060.
Arzachena
Dormire: ad Arzachena è sconsigliato. Gli alberghi sono fuori città, spesso cari e immersi in paesaggi che certo non reggono il confronto con le bellezze dell’isola. L’alternativa è pernottare in Costa Smeralda, o in uno dei luoghi consigliati per le altre città, non lontane.

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