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La Terra Delle Mille E Una Pagoda
Giuliano Fattori

Un'emozionante avventura "on the road" fra le risaie, i templi e le pagode della Birmania, per conoscere da vicino la sua gente e scoprire il lato più autentico di un paese a lungo dimenticato dal mondo.

Da qualche anno a questa parte, gli amanti dell'oriente più autentico hanno una ragione in più per gioire: finalmente, dopo decenni di isolamento e guerra civile, le porte della Birmania sono tornate ad aprirsi, offrendoci la straordinaria opportunità di visitare una terra meravigliosa, in cui il tempo sembra essersi fermato.
Nel 1988, per dare un volto nuovo al paese, le alte sfere birmane hanno riadottato la toponomastica precoloniale (oggi la Birmania si chiama nuovamente Myanmar, Rangoon è tornata ad essere Yangon, ecc.), incoraggiando nel contempo il settore turistico, preziosa fonte di valuta pregiata.
Fortunatamente queste iniziative hanno scalfito appena l'adorabile genuinità del popolo birmano, che non sembra avere alcuna fretta di occidentalizzarsi. Il Myanmar saprà catturarci con le sue straordinarie testimonianze storico-artistiche e con superbi scenari naturali. Resteremo affascinati dall'ospitalità e dalla gentilezza della sua gente, doti che, si badi bene, non sono motivate da secondi fini, ma ben radicate nella cultura buddhista, che permea la vita dei birmani fin dalla notte dei tempi. La religiosità è palpabile, in Myanmar. La vedremo nella serenità della gente ed in tanti suoi piccoli gesti quotidiani. La ammireremo negli innumerevoli edifici templari che punteggiano in lungo e in largo il paese, dalla sbalorditiva piana di Bagan, alla mistica Shwedagon Pagoda di Yangon, il più venerato dei siti buddhisti birmani. Quì, circondati da bellissimi esempi di architettura templare, respireremo un'atmosfera quasi surreale, fatta di quiete e di affascinanti rituali di devozione religiosa.
Ma al di là dei siti più famosi, ampiamente pubblicizzati su tutti i depliant turistici, la Birmania va anche vissuta "con" e "fra" la sua gente. Quella gente che, mentre TV e giornali pubblicizzano blue-jeans e cosmetici moderni, continua orgogliosamente ad indossare il longyi (una specie di sottana, lunga fino alle caviglie e indossata da ambo i sessi) e ad abbellirsi il viso "sporcandolo" con la pasta di thanaka, un estratto dell'omonima pianta, dotata di proprietà terapeutiche. I birmani inoltre, in barba a "mostri sacri" del mito occidentale, come Marlboro e Coca Cola, non hanno mai smesso di fumare i loro cheroot (i sigari tradizionali) e di masticare il betel , la "droga nazionale", per poi sputarne a terra il succo rossastro, punteggiando le strade cittadine.
In Myanmar la maggioranza della popolazione vive nelle aree rurali, dove scompaiono del tutto le deboli tracce di inquinamento culturale visibili nei centri urbani. Vedremo un susseguirsi ininterrotto di risaie, carri trainati da buoi, bufali d'acqua, capanne di bambù e sorrisi della gente. Ma non accontentiamoci di ammirare questi scenari attraverso i finestrini dei pullman, durante gli spostamenti da un sito turistico all'altro: entriamoci dentro. Avviciniamo questa gente con animo rispettoso e umile, comunichiamo con loro gesticolando e accettiamo eventuali inviti; vivremo e faremo vivere esperienze indimenticabili.
Per quanto riguarda il modo in cui andrebbe vissuto il Myanmar, la definizione "turismo intelligente" non potrebbe essere più azzeccata. In quanto portatori di valuta pregiata, saremo intoccabili e, probabilmente, vedremo solamente il lato piacevole di questo paese. Ciò non deve farci dimenticare che, nonostante la situazione politica sia migliorata e le "etnie ribelli" quasi tutte rappacificate, è ancora un regime militare a governare il paese, e il lungo cammino verso la democrazia è appena cominciato. Da quando la durata dei visti turistici ha raggiunto le quattro settimane, non è più necessario partecipare ai frenetici tour organizzati del tipo "mordi e fuggi", gli introiti dei quali finiscono, quasi per intero, nelle casse dello SLORC. Muovendoci in maniera indipendente ed usufruendo degli alloggi di categoria medio-bassa, entreremo maggiormente in contatto con la gente comune e daremo i nostri soldi a chi ne ha più bisogno. Visitiamo dunque il Myanmar con la mente ed il cuore bene aperti, servendoci degli stessi mezzi usati dai birmani: l'appagamento interiore che ne trarremo saprà farci dimenticare le scomodità del viaggio e ciò che resterà alla fine sarà una profonda serenità e una voglia matta di tornarci.


PERCORSO
PARTENZA: Yangon
ARRIVO : Yangon
KM COMPLESSIVI: 2000 circa
DURATA DEL VIAGGIO: 18/21 giorni
MEZZI DI TRASPORTO: pullman, pick-up, camion, bici, carrozze con cavalli.

ARTE E STORIA: 5 stelle
NATURA: 4 stelle
SPORT E DIVERTIMENTI: 2 stelle

DIFFICOLTA': media
COSTO: medio basso


Tappa N.1

PARTENZA: Italia
ARRIVO: Yangon
TEMPO: 13 Ore
MEZZO: Aereo

Volare direttamente dall'Italia su Yangon non è ancora possibile, perciò raggiungeremo la capitale birmana passando per Bangkok, servita da un gran numero di compagnie, anche molto economiche.
Dallo Yangon International Airport, raggiungeremo il centro cittadino in taxi (1-2 USD, dipende dalla nostra abilità nel mercanteggiare) poi, una volta sistemati i bagagli in albergo, la città sarà tutta per noi.
Ne inizieremo la visita camminando senza meta per le strade del centro storico, dove saremo rapiti dal fascino dei decadenti edifici coloniali inglesi, memorie viventi degli anni in cui Yangon era una metropoli cosmopolita nel pieno del suo splendore.
In città troveremo anche superbi esempi di architettura religiosa tradizionale, come le pagode di Sule, Maha Wizaya e Chaukhtatgyi anche se, alla fine, sarà la Shwedagon Pagoda a restarci, indelebile, negli occhi e nel cuore. Questo sbalorditivo complesso templare rappresenta il principale luogo di culto buddhista del paese, quello dove ogni birmano sogna di recarsi almeno una volta nella vita.
Al crepuscolo, le lampade fanno brillare l'oro che riveste la pagoda, e tutto assume una dimensione ancor più magica e fuori dal tempo. Nell'area urbana ci sono due laghi di discrete dimensioni: l'Inya Lake e il Kandawgyi Lake. Seduti sulle sponde di quest'ultimo, nel tardo pomeriggio, ne godremo l'atmosfera rilassata, mentre le sue acque rifletteranno la dorata immagine della Shwedagon Pagoda
Al termine di un'appagante giornata di cultura e relax, ricordiamoci che Yangon è l'unica città birmana in grado di darci un motivo per far tardi la sera. Se non vogliamo sciupare l'occasione, rechiamoci nella zona del Central Plaza, vero concentrato di karaoke, discoteche, saune e sale massaggi. Prima di scatenarci in pista, però, facciamo un salto nella vicina Chinatown, magari per la cena; respireremo un'atmosfera in grado di deliziare i sensi ad ogni "orientofilo" che si rispetti.
Nonostante i bagordi notturni, sforziamoci di fare almeno una levataccia, perchè quì la giornata comincia presto, e contemplare la vita dei birmami che lentamente si riavvia, lungo le strade ancora buie e semideserte, é un'emozione che non possiamo negarci.


Tappa N.2

PARTENZA: Yangon
ARRIVO: Bago
DISTANZA: 80 km
TEMPO: 2 ore
MEZZO: Pick-up

Generalmente Bago non è una tappa inserita nei programmi dei tour operator, ma merita una visita, anche perchè raggiungerla da Yangon in pick-up è davvero facile ed economico (1 USD circa).
Se non siamo degli inguaribili pigroni, noleggiamo una bici: bagni di sudore a parte, è senz'altro il mezzo più idoneo per visitare questa cittadina. Il sito di maggiore interesse è probabilmente il Buddha Reclinato di Shwethalyaung, che con i suoi 55 metri di lunghezza è uno dei più grandi e meglio conservati in assoluto.
Non lontano si trova un'interessante fabbrica di sigari, dove vedremo all'opera una decina di ragazze che, con precisi e rapidissimi movimenti delle mani, arrotolano i "cheroot" a tempo di record. Il loro prezzo è irrisorio: facciamone scorta.
Nel pomeriggio raggiungeremo la collina che ospita la stupenda Shwemawdaw Pagoda e la vicina Hinthagon Pagoda, la quale, specie al tramonto, offre un superbo panorama sulla città, con le sagome di altre due pagode che si stagliano maestose contro il cielo infuocato.
Ma non azzardiamoci a lasciare questa città senza averne prima visitato il pittoresco mercato. Data la quasi totale assenza di turismo, questo posto ci offrirà un genuino esempio di vita tradizionale birmana. Qui, tra odori pungenti e cibi a volte misteriosi, a volte raccapriccianti, ci troveremo sempre addosso gli sguardi curiosi e i sorrisi sinceri della gente e potremmo vederci offrire qualche banana o pomodoro, in segno di amicizia e ospitalità.





Tappa N.3

PARTENZA: Bago
ARRIVO: kyaiktiyo
DISTANZA: 85 Km
TEMPO: 4 ore
MEZZO: Pick-up, Camion
ATTIVITA': Trekking

Gli scenari che si attraversano, trasformeranno questo tragitto in qualcosa di simile alla visione di un lungo, bellissimo film.
La mattina, i pick-up per il campo base di Kinpun partono frequentemente da davanti all'Emperor Hotel di Bago. Prendendo quello delle 8, arriveremo in tempo per un pranzo rifocillante, prima di iniziare l'emozionante viaggio verso la "Golden Rock" di Kyaiktiyo.
Avendo tempo ed energie sufficienti, si potranno affrontare a piedi i 12 km di sentiero che conducono in cima (4h). In alternativa possiamo usare gli appositi "camion navetta". Una volta saliti sul cassone (aperto) tramite l'apposito "molo d'imbarco", percorreremo, stipati come maiali diretti al macello, una strada allucinante, ripidissima e piena di curve che ci condurrà, dopo 20 emozionanti minuti, in un piazzale dotato di provvidenziali punti di ristoro. Viviamo l'esperienza col giusto spirito: sarà bellissimo! Altri 45' di cammino e saremo al cospetto della singolare Pagoda di Kyaiktiyo, costruita in cima ad un grosso masso in precario equilibrio sul ciglio del burrone. Il complesso masso-pagoda, rivestito d'oro, è di grande impatto visivo. Secondo la leggenda sarebbe un capello del Buddha, sistemato in posizione strategica alla base del masso, ad impedirne la rovinosa caduta nel precipizio.
I momenti migliori per godersi la magia di questo posto sono l'alba e il tramonto, pertanto vi pernotteremo. Il Kyaikto Hotel (20-40 USD) offre splendide visuali sulla vallata sottostante.


Tappa N.4

PARTENZA: Kyaiktiyo
ARRIVO: Mandalay
DISTANZA: 600 km
TEMPO : 16 ore
MEZZO: Bus e pick-up

E' tempo di sottoporre il nostro sedere ad un bel rodaggio, per prepararlo ad affrontare a testa alta i successivi, lunghissimi spostamenti in pullman, mezzo che, in Birmania, non è certo sinonimo di comfort. Tornati a Bago in pick-up, prenderemo uno degli sleeper-bus provenienti da Yangon e diretti a Mandalay. Diverse compagnie coprono questa tratta e quasi tutte lasciano Bago attorno alle 7pm, costano 10 USD e impiegano 12h.
Adagiata sulla sponda orientale del principale corso d'acqua del paese (l'Ayeyarwady River), l'antica città reale di Mandalay rappresenta il principale centro artistico e culturale del Myanmar.
Se, dopo il viaggio in pullman, siamo subito in grado di sederci sul rigido e striminzito sellino di una bici, affittiamone una e pedaliamo verso la Collina di Mandalay, sulla cui sommità si trova la Su Taung Pye Pagoda. Siamo persone dalla pellaccia dura? Nè pullman nè bici sono riusciti a scalfirci? Bene: allora affrontiamo di gran lena i 975 gradini che ci separano dalla cima... Da lassù la vista spazia su di un panorama vastissimo, dalla piana alluvionale al maestoso corso dell' Ayeyarwady. Ai piedi della Collina vedremo ben 5 pagode, tra le quali la Kuthodaw, che ci colpirà con il candore dei suoi 729 piccoli stupa. Alzando lo sguardo scorgeremo la lunga muraglia del Mandalay Royal Palace e l'ampio fossato che la circonda. Oggi, purtroppo, non è rimasto quasi niente dell'inenarrabile splendore che quelle mura racchiudevano cento anni fa. Scendiamo dalla Collina e inforchiamo la bici in direzione della bella Mahamuni Pagoda, seconda, per importanza, solo alla Shwedagon di Yangon. La strada che la raggiunge attraversa l'area dell'artigianato di Mandalay, dove potremo vedere all'opera scultori, intagliatori, fonditori di bronzo e "battitori d'oro".
Mandalay è l'ultima di una serie di città che nel corso degli anni vennero proclamate capitali del regno. Le altre si trovano tutte in zona e sono Ava, Amarapura e Sagaing. In genere, per un comune mortale, visitarle tutte è pura utopia; da bravi schiavi del tempo dovremo fare delle scelte. Teniamo anche presente che esiste un'altra antica città, dall'altra parte del fiume: si chiama Mingun, e anche se non è mai stata capitale, è forse il più meritevole sito archeologico della zona. Quì si trova la Mingun Paya, una delle più clamorose incompiute della storia. Essa doveva diventare la pagoda più grande del mondo ma, a causa della prematura scomparsa del Re che la stava facendo costruire, si fregia oggi del meno ambito titolo di "mucchio di mattoni più grande del mondo". Ad un tiro di schioppo giace un'altro primato: la "campana più grande del mondo", la Mingun Bell, del peso di 90 tonnellate. Ma non c'è due senza tre, quindi ci recheremo ad Amarapura (10 km a sud di Mandalay) per visitare il Ponte U Bein, che, con i suoi 1200 metri è il "ponte in teak più lungo del mondo".
L'indomani, nel pomeriggio, rechiamoci sulle sponde dell'Ayeyarwady e osserviamo il fervore della vita che vi si svolge. Esiste un "popolo del fiume" che abita in case galleggianti di bambù, che si sposta su zattere e barche di ogni tipo e che vive pescando o commerciando il legno di teak. Vedremo i bufali d'acqua trascinare gli enormi tronchi sulla terraferma, e qualche minuscola imbarcazione risalire la corrente grazie a vele di stracci. Poi il sole si abbasserà e sulla vasta, placida superficie dell'Ayeyarwady appariranno centinaia di sagome scure in movimento: è il quotidiano scorrere della vita lungo quest'enorme via fluviale, chiamata un tempo "strada per Mandalay".


Tappa N.5

PARTENZA: Mandalay
ARRIVO: Nyaungshwe (Lago Inle)
DISTANZA: 340 km
TEMPO: 10/12 ore
MEZZO: Pulmino turistico e pick-up
ATTIVITA': trekking, foto

Il pulmino proveniente da Mandalay ci lascerà a Shwenyaung, prima di proseguire la sua corsa fino a Taunggyi. Copriremo in pick-up gli 11 km che ci separano da Nyaungshwe, ultimo avamposto prima del lago, dove si trovano tutti gli hotels e i ristoranti.
L'indomani, nel porticciolo del paese, noleggeremo uno dei tipici barconi turistici che per l'intera giornata ci scorazzerà sulle calme acque dell'Inle Lake. Fin da subito ammireremo gli incredibili equilibrismi dei pescatori Intha (la minoranza che popola il lago). E'alla loro inimitabile tecnica rematoria che l'Inle deve gran parte della sua fama: mantenendosi in equilibrio con una sola gamba sulla punta della canoa, essi si spostano maneggiando l'unico remo con l'altra gamba ed un braccio. Per pescare utilizzano reti intelaiate di forma tronco-conica, con le quali imprigionano i pesci tra il bassissimo fondale e il pelo dell'acqua. Oramai completamente rapiti dal fascino del posto, vedremo sfilarci accanto i caratteristici orti galleggianti su cui gli Intha coltivano verdure e ortaggi, svolgendo ogni operazione a bordo delle tipiche canoe in teak.
Proseguendo nel giro "standard", vedremo poi il mercato galleggiante di Ywama, il Phaung Daw U Kyaung, (il sito più sacro della zona), ma soprattutto il "must" per eccellenza: il cosiddetto "Jumping Cats Monastery". Sarà entusiasmante vedere i piccoli gatti che, addestrati dai monaci ivi residenti, saltano attraverso i cerchi come i leoni circensi, rispondendo al comando di "Jump, Jump!!".
Le colline che circondano il lago, punteggiate di villaggi Intha e campi di tabacco, ben si prestano a trekking di uno o più giorni. Cerchiamo una guida locale a Nyaungshwe ed affrontiamo fiduciosi anche questa avventura. Provare per credere.
A 93 km dal lago Inle, le impressionanti Grotte di Pindaya possono essere visitate in una giornata. Le oltre 8000 (!) statue di Buddha contenute all'interno, infondono all'ambiente un'atmosfera di sacralità magica e misteriosa; alla Indiana Jones, per intenderci.


Tappa N.6

PARTENZA: Nyaungshwe (Lago Inle)
ARRIVO: Bagan
DISTANZA: 300 km
TEMPO: 10 ore
MEZZO: Pickup e pullmino turistico
ATTIVITA': foto

Col solito pick-up torneremo a Shwenyaung (11 km), dove il pulmino proveniente da Taunggyi si fermerà per prelevarci. Potremo acquistare il biglietto direttamente dalla nostra guest-house di Nyaungshwe.
Dopo dieci ore di viaggio, energicamente "shakerati" dalle rigide sospensioni del mezzo, la visione della piana di Bagan consolerà le nostre stanche membra.
Le sistemazioni più economiche (ma decorose) si trovano a Nyaung U, che dista 12 km dalla Old Bagan, cuore dell'area archeologica.
L'arida e ventosa pianura di Bagan, dichiarata dall'UNESCO "patrimonio culturale dell'umanità", occupa un'ansa del fiume Ayeyarwady ed ospita, su una superficie di 40 kmq, la bellezza di oltre 2000 templi e pagode di ogni forma e dimensione.
Non è necessario intraprendere un frenetico tour per tentare di vedere quanto più possibile. Il primo giorno potremo passare in rassegna i siti più famosi, come l'Ananda Pahto, la Shwezigon Pagoda, il Thatbyinnyu Pahto o il Dhammayangyi Pahto. Per muoverci noleggeremo una tipica Horse-cart (carrozza a trazione equina), il cui conducente saprà farci anche da guida. Saziata la nostra sete di archeologia, dopo aver acquistato i bellissimi manufatti laccati (nel villaggio di Myinkaba, a sud di Old Bagan, si producono le migliori lacche della Birmania), raggiungeremo le altre decine di turisti in cima alla Shwesandaw Pagoda, per ammirare il tramonto.
Dopo questa prima "infarinatura", proviamo un'altra maniera di vivere Bagan. Prima dell'alba, su di una bici a nolo (1 USD al giorno), ci avvieremo verso la Old Bagan. Pedalando in silenzio fra le decine di templi minori, raggiungeremo di nuovo la Shwesandaw che a quell'ora sarà, quasi sicuramente, tutta per noi. Il sole sorgerà, inondando di calda luce uno scenario impressionante che, senza il vociare poliglotta dei nostri simili, lo sarà ancor di più. Ci inoltreremo poi lungo uno dei tanti sentieri sterrati e vagheremo senza meta fra le centinaia di costruzioni minori sparse per la piana. Pedalando fra polvere, pietre e piante grasse, vedremo contadini intenti a dissodare i loro aridi appezzamenti di terra, e pastori che guidano sparuti greggi di capre. In breve tempo, la Bagan turistica ci sembrerà già lontana, come appartenente ad un'altro mondo, un'altra realtà. Spostandoci di appena qualche chilometro avremo così fatto un emozionante viaggio nel tempo.





Tappa N.7

PARTENZA: Bagan
ARRIVO: Yangon
DISTANZA: 650 km
TEMPO: 14/16 ore
MEZZO: Pullman

Un'altra corsa in "long-distance bus" ci porterà verso il capolinea del viaggio, anche se non avremo alcuna voglia di andarcene (e non sarà il pensiero del lavoro che ci aspetta, ad indisporci). Affogheremo quindi la nostra malinconia nello shopping più scriteriato e poi, una volta a casa, ci accenderemo un cheerot e, chiudendo gli occhi, riassaporeremo quel delizioso "sapore di Birmania".

COMMENTO AL VIAGGIO

Questo viaggio è stato realizzato "on the road" per restare il più possibile a contatto con il popolo birmano, talmente cortese ed ospitale da diventare la parte fondamentale di una visita in Myanmar, e non solo un "contorno" ai suoi scenari artistici e naturali. I "long distance bus" usati per quasi tutti gli spostamenti non sono pullman turistici (un buon 80% degli utenti è birmano) e i gestori delle guest house in cui abbiamo alloggiato hanno instaurato con noi un rapporto più amichevole che professionale. Visitare il Myanmar con questa filosofia è estremamente appagante anche se, chiaramente, porta via molto tempo per gli spostamenti. Chi non dispone di tre settimane, o vuole approfondire maggiormente le visite, può usare l'aereo per 4 delle 7 tappe del percorso: dalla 4a (il tratto Kyaiktiyo-Yangon andrà comunque percorso in pick-up) alla 7a. spendendo circa L.550000 in più e risparmiando 2-3 giorni di viaggio.
Con 2 settimane a disposizione si può visitare in maniera esauriente il classico "quadrilatero turistico": Yangon, Mandalay, Inle Lake e Bagan.

Il presente percorso, completo di immagini e cartine, lo trovate sul nr.9 (Marzo 2000) di Marcopolo Guida Viaggi, la rivista del turismo intelliGENTE, in edicola a L. 5.000; richiedila al tuo edicolante di fiducia. Per abbonamenti (L. 48.000 - 12 numeri) ed arretrati (L. 9.000 cad.) spedisci l'apposito coupon nelle ultime pagine della rivista allegando la ricevuta di versamento postale.
Marcopolo Guida Viaggi: percorsi di viaggio PENSATI, VISSUTI e RACCONTATI da Voi Viaggiatori. E mail: marcopologv@libero.it

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