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L'eden Sconosciuto
Gianna Giannelli e Fabio Maest

Viaggio nell'Ennedi, dove il passato continua a vivere fra le rocce e le sabbie di una terra dimenticata.

Nel cuore dell'Africa c'è una terra autentica, misteriosa, un paese di contrasti, di grandi spazi, caleidoscopio di paesaggi e popoli che racchiude un paradiso selvaggio unico nel Sahara.

Questo viaggio ci porterà alla scoperta del massiccio dell'Ennedi, singolare oasi biologica fra le sabbie del deserto.
Un percorso che, al costo di qualche sacrificio per la lunghezza del trasferimento dalla capitale N'Djamena, ripagherà ampiamente il viaggiatore con momenti di intensa emozione.
Percorrendo il "fiume delle gazzelle", assisteremo infatti alla lenta, ma inesorabile metamorfosi dell'ambiente. E' un vero e proprio mutamento, come quello che André Gide descrisse con queste parole: "...il paesaggio, senza propriamente cambiare d'aspetto si allarga, tende verso una perfezione desertica e si spoglia lentamente...".
Così passeremo dall'ancora confortevole Sahel e i suoi campi di miglio, alle assolate e inospitali distese di sabbia dell'Erg du Djourab, dove le sagome evanescenti di lontani miraggi fluttuano nell'aria; infine, nel nord-est del Ciad, al confine con il Sudan, raggiungeremo l'Ennedi, un massiccio che si erge fra il Tibesti ed il Darfur, ma non vanta come questi cime altissime. Ironicamente, il nome del punto più alto della zona è rappresentato dal Monte Basso, con i suoi 1.450m...
Quindi ci inoltreremo negli intricati labirinti di Bichagara, dove rocce bizzarre annerite dal tempo, corrose dal sole e dal vento, emergono dalle sabbie dorate, celando in grotte e ripari splendide pitture rupestri di una grande civiltà ormai scomparsa.
Intorno alla graziosa oasi di Fada, tribù nomadi pascolano mandrie di dromedari, offrendo occasione di incontro con alcuni dei più fieri popoli del deserto, che seguiremo fino alla guelta nella spettacolare gola di Archei, dove si recano ad abbeverare gli animali. Qui si potranno ammirare alcuni esemplari di coccodrillo, ultimi testimoni dell'antica fauna sahariana.
In queste valli ancora inesplorate, la presenza dell'acqua consentirà di catturare immagini di mufloni, gazzelle, fennec, sciacalli, babbuini e, con un po' di fortuna, persino di ghepardi.
Il ritorno, infine, sarà dedicato all'incontro con le innumerevoli etnie del paese, nei chiassosi e colorati mercati o intorno ai pozzi, dove il silenzio accompagna la fatica di gesti antichi.


Strilli laterali
"...caleidoscopio di paesaggi e popoli..."
"...oasi biologica fra le sabbie del deserto..."

PERCORSO
da N'Djamena a N'Djamena; Km compless. 2.000 ca.
10-12 giorni
aereo, fuoristrada
foto, trekking

Arte e storia ****
Natura *****
Sport e divertimento *

Difficoltà: media
Costo: medio-alto

Data di effettuazione viaggio: Gennaio 2000

Tappa 1
Partenza: N'Djamena
Arrivo: Bichagara
Distanza: 1.000 km ca.
Tempo di spostamento: 3 giorni
Mezzo: fuoristrada

Trattandosi di una vera e propria spedizione sahariana in regioni fra le più isolate del paese, si rende necessario affidarsi ad una guida locale esperta ed avere almeno due fuoristrada, con tutto il necessario (viveri, carburante, acqua) per affrontare i circa 1.000 km di pista che, in tre giorni, ci condurrà da N'Djamena alle propaggini dell'Ennedi.
Lasciata la capitale, la strada corre verso nord in una savana tipicamente saheliana. L'asfalto termina oltrepassato il villaggio di Massaguet, dove al giovedì si tiene un importante mercato, da non perdere, che richiama le popolazioni del Kanem e delle regioni vicine. Superato Massakori si entra nella depressione del Bahr el Ghazal, il "fiume delle gazzelle", che si estende verso nord-est per quasi 400 km.
Questa fossa, che un tempo ha ricevuto le acque del lago Ciad, continua ad essere vittima di una deforestazione selvaggia per ricavarne legna da ardere, e se non volete anche voi contribuire, acquistando pezzi di acacia dai tanti venditori lungo la pista per cucinare i cibi alla sera, vi conviene munirvi di gas a N'Djamena.
Su questa importate "arteria", che unisce il nord musulmano al sud animista e cristiano, la cultura dei nomadi a quella dei sedentari, e che in passato era percorsa da carovane che collegavano i grandi imperi dell'Africa Nera al Mediterraneo, oggi è facile incontrare vetusti camion che arrivano dalla lontana oasi libica di Al Khofra, incredibilmente colmi di ogni merce e uomini. Questi pachidermi meccanici, sommersi dal carico, si dirigono verso i mercati del sud, in quell'area chiamata la "Mesopotamia ciadiana", o addirittura in Cameroun o in Sudan.
Ancora più a nord, dove la sabbia sospinta dal forte vento nasconde l'orizzonte unendo la terra al cielo, i dati pluviometrici separano il Sahel dal Sahara.
Avvolti da una tempesta di sabbia, ci fermiamo al pozzo di Kouba Olanga per rifornirci di acqua e poi proseguire per il villaggio fantasma di Koro Toro, dopo il quale ha inizio l'Erg du Djurab, dove, al riparo di una duna, passeremo la notte; intorno a noi, solo un infinito di sabbia e solitudine.
All'indomani abbandoniamo la pista segnata da fusti e copertoni, che porta all'oasi di Faya, prospiciente la regione vulcanica del Tibesti, dirigendoci verso oriente fino a scorgere le irte guglie di Bichagara, che come fari ci guidano alle coste dirupate dell'Ennedi.
Ammiriamo un paesaggio maestoso, unico nel Sahara: immense torri di roccia si innalzano contro un cielo di cobalto, antiche foreste di arenaria allungano le loro ombre su di un morbido tappeto di sabbia, un cromatismo perfetto addolcisce l'asprezza dell'ambiente.


TAPPA 2
Partenza: Bichagara
Arrivo: Ennedi
Distanza: 150 km ca.
Tempo di spostamento: 4 giorni
Mezzo: fuoristrada

Alle otto del mattino la temperatura ha già raggiunto i 26C°, e siamo in gennaio!
La quiete è assoluta, ma quello che stupisce è che la vita, quasi per incanto, è ricomparsa improvvisamente.
Gli aceb (pascoli) offrono il pasto ad insaziabili dromedari, fuggiasche gazzelle e rifugio a roditori, insetti, rettili. Per valli, archi, grotte, ripari che compongono questa isola di arenaria, infatti, trova rifugio una fauna ormai dimenticata nel resto del Sahara.
Il progressivo inaridimento che dal 3.000 a.C. trasformò l'habitat, costrinse gli animali a rifugiarsi nel massiccio, dove ancora i corsi d'acqua (uidian) erano presenti. E' da allora che l'Ennedi rappresenta, per le specie rimaste, una sorta di Arca di Noè difficile da abbandonare.
Soleiman, di etnia Tubu, ci guida alla scoperta delle innumerevoli pitture rupestri della zona, alcune risalenti a circa 2.000 anni fa. A vederlo, con quel fisico solo apparentemente gracile, salire e scendere continuamente dalle rocce e camminare speditamente nella sabbia, ci fa pensare a quel detto che recita: "Un Tubu può vivere tre giorni con un dattero. Il primo mangiando la buccia, il secondo la polpa, il terzo il nocciolo".
A Bichagara vale la pena soffermarsi almeno un giorno, per poi proseguire per la solitaria oasi di Fada (545m) distante circa 50 km, unico centro abitato del massiccio.
Alla Prefettura, posta sulla grande piazza di fronte alla caserma, occorre recarsi per la registrazione dei passaporti e per chiedere l'autorizzazione a visitare l'importante sito di Ehi Fada ("montagna di Fada"), posto sulle rocce a nord-est del paese.
Al mercato, dove sorridenti giovani donne con i loro piccoli espongono i prodotti che crescono nel palmeto, si possono acquistare degli ortaggi, mentre nelle minuscole botteghe si trovano generi alimentari e ci si può perfino far confezionare un coloratissimo abito con una vecchia Singer.
Poche centinaia di persone abitano permanentemente l'oasi; la maggioranza appartiene a tribù nomadi o seminomadi dedite all'allevamento del dromedario e di qualche capra, o impegnate a trasportare il sale dalle saline di Demi a nord dell'Ennedi.
Quasi tutti si concentrano sul lato sud-occidentale del massiccio, quello ovviamente più ricco di acqua e pascoli. I Guroa sono scesi dall'inospitale Tibesti, altri arrivano dagli altopiani a nord del Murdi, come gli Herdia.
A sud di Fada si estendono le terre dei Bideyat, a cui appartengo le comunità dei Borogat e Bilia, dei Gaeda, e tribù arabe che appellano i vicini Goran, termine che designa popolazioni di lingua Dazaga e Tedaga (Tubu del sud e del nord). Ancora più a sud vivono gli Zagawa, per la maggioranza sedentari.
Il paesaggio nei dintorni di Fada è di una bellezza incommensurabile; di tanto in tanto, nelle verdeggianti valli si scorgono le capanne dei nomadi, dove la donna è intenta a preparare il formaggio da vendere ai mercati o a cucinare il cibo per la famiglia.
Ai bambini viene generalmente affidato il gregge di capre, mentre gli uomini portano i dromedari ai pozzi o alle guelte, bacini naturali dove l'acqua si raccoglie.
Ed è presso una di queste, nella gola di Archei (dove è raccomandabile arrivare al mattino presto), che si assiste alla più spettacolare abbeverata del Sahra.
Qui, in un breve tratto, protetta da alte pareti dove i raggi del sole faticano a penetrare, l'acqua permane da secoli.
I blaterii degli animali assetati echeggiano fra gli stretti fianchi rocciosi, riemergendo dall'abisso del tempo, così come alcuni esemplari di crocodilus niloticus, che trasformano il luogo in uno spazio ancestrale, magico, nel quale ci si sente smarrire.
Una sensazione che si rinnova di fronte alle rappresentazioni rupestri nei due siti della valle.
Uno di questi, formato da due piccole grotte, si trova a circa 100m dall'ingresso della guelta sulla parete sinistra; l'altro, qualche chilometro prima, sempre sullo stesso lato. Quest'ultimo è veramente maestoso, trovandosi a circa 15m di altezza, su di un grande balcone naturale.
E' un ampio riparo a conchiglia, dove scene di cavalieri armati si confondono con immagini di una feconda vita pastorale, come testimoniano la grande quantità di bovini rappresentati in diversi stili e dimensioni.
Bianchi dromedari sono ritratti, solamente fra queste montagne, al cosiddetto "galoppo volante". Redini, finimenti, lance e perfino il coltello da braccio ancora in uso, legato al bicipite sinistro, sono disegnati con ineguagliabile realismo.
I ripari, le grotte, guelte e pozzi sono tanti in questa zona, e la loro visita dipende dai giorni che volete passare nell'Ennedi.
Assolutamente raccomandati, magari giungendovi dopo un breve trekking, sono Sivirè, Ehi Fada, Archei, Déli, Terkei, Tokou, tutti distanti poche decine di chilometri l'uno dall'altro, e potreste scoprire anche qualche nuovo sito, se pensate che è solo dagli anni '50 che questa regione è stata oggetto di studi con campagne archeologiche ancora in corso. Buona fortuna.


TAPPA 3
Partenza: Ennedi
Arrivo: N'Djamena
Distanza: 850 km ca.
Tempo di spostamento: 3 giorni
Mezzo: fuoristrada

Abbandoniamo queste rocce che al tramonto sembrano incendiarsi, questo mondo che racchiude tesori autentici e vivi, in punta di piedi così come vi siamo entrati.
Come ogni sera, abbiamo l'imbarazzo della scelta del luogo più suggestivo dove montare la tenda; sotto una coperta di stelle, riassaporiamo le emozioni dell'intensa giornata.
Al mattino seguente, in poco più di 2h (da Fada sono circa 200 km), raggiungiamo il villaggio di Kalait, dove occorre registrare il passaporto al posto di polizia. Il paese, poche case in banco (terra mista a paglia) e capanne di nomadi, è straordinariamente animato al lunedì, giorno di mercato.
I pozzi della zona ne fanno un frequentato luogo d'incontro e di commercio, che giustifica la quantità di merce disponibile nel suk.
Preso i gentili e simpatici commercianti (alcuni parlano anche l'inglese), è possibile acquistare spaghetti made in Tunisia, per chi ha nostalgia di casa, pani di zucchero e prodotti di provenienza orientale.
Da vedere il mercato degli animali, dove sarete ipnotizzati dalle lunghe e concitate contrattazioni, e la parte riservata alle donne, in cui si vendono bei cestini intrecciati, ortaggi ed enormi calebasse, stuoie per la capanna confezionate con fibre di palma dum. Alcune ragazze, che arrivano con gli asini ad attingere acqua al pozzo, hanno le labbra tatuate di nero, secondo la tradizione Tubu che vuole indicare in questo modo il superamento della pubertà.
Dopo esserci riforniti di acqua e benzina, continuiamo sulla pista per la vicina Oum Chalouba (15 km).
Da questa località, deviamo a destra per una buona strada che segue l'invisibile letto dell'oued Achim, per congiungersi presso Kouba Olanga all'itinerario percorso all'andata.
In alternativa, si potrebbe continuare da Oum Chalouba per la pista che la collega ad Abéché, nella regione dell'Ouaddai (200 km ca.), ma la strada che unisce quest'ultima città alla capitale è spesso deteriorata e interrotta dalle piogge estive, rendendo più conveniente il primo itinerario.
Ripercorriamo il fiume delle gazzelle, che lambisce antichi ammassi di dune morte sulle quali vivono e transumano, con le loro mandrie di zebù e dromedari, i Kreda, Kanembu, Kescerda e Fellata, e i Peul islamizzati. Intorno alle tante mares (grandi pozze di acqua) che le piogge hanno formato, si possono scorgere i loro villaggi, ultima occasione d'incontro prima di tornare nella vivace N'Djamena, ex Fort Lamy.
Un ultimo sguardo a questa città, costruita alla confluenza dei fiumi Chari e Logone (quest'ultimo scorre in territorio camerunese), ai suoi mercati, ai centri di artigianato (il più fornito si trova accanto all'Hotel La Tchadienne), al Museo Gaoui, prima del volo che ci riporterà in Italia.


COMMENTO AL VIAGGIO

L'itinerario proposto può essere integrato, aggiungendo al percorso l'oasi di Faya, i pittoreschi laghi di Ounianga (a circa due giorni da quest'ultima oasi), per poi tornare verso l'Ennedi dalla depressione del Murdi. In questo caso, considerate almeno 5 giorni di viaggio supplementare.
La spettacolare area del Tibesti è attualmente chiusa al turismo per problemi di sicurezza. Escursioni di 1-2 giorni si possono effettuare da N'Djamena verso il lago Ciad o il parco Waza, in Cameroun.

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