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Toscana - Arezzo (casentino)
Stefano Stefani ed Eleonora Ca

L'INVERNO DIVENTA MAGICO NEL SILENZIO DELLE FORESTE CASENTINESI

C'ERA UNA VOLTA UNA FORESTA INCANTATA... ALBERI ALTISSIMI SORREGGEVANO IL CIELO COME COLONNE DI UNA CATTEDRALE, UN FOLTO MANTELLO DI CANDIDA NEVE RICOPRIVA I RAMI OSSUTI E UN TAPPETO ALTRETTANTO CANDIDO E SOFFICE ATTUTIVA OGNI RUMORE...

Cominciavano così le favole d'altri tempi, classico prologo all'apparire di gnomi e folletti, streghe cattive e principesse addormentate.
Ma le foreste incantate esistono ancora? Ebbene sì, ce ne sono ancora, anche se rare (soltanto le casette di cioccolato sembrano scomparse irrimediabilmente....).
Le foreste casentinesi appartengono senz'altro alla categoria. Grandi estensioni disabitate, alberi secolari alti e diritti come pilastri, vecchi patriarchi contorti dagli anni e dalle intemperie, silenzi irreali, spesse coltri di neve, gelidi ricami di galaverna, impronte di animali sfuggenti.
Solo il vento dà voce al bosco: schiocchi di rami, ululati insistenti, sibili misteriosi fanno da colonna sonora alla fiaba del giorno. Eppure è tutto vero, così lontano dagli scenari metropolitani e dalle montagne in stile "fast-food". Qui si entra soltanto in punta di piedi, come si conviene alle favole. O meglio, con le racchette da neve o gli sci da fondo, unici mezzi idonei per inoltrarsi nel folto del bosco.
Belle strade forestali si addentrano per chilometri nel cuore del parco, collegando i piccoli borghi montani e gli eremi solitari. I sentieri sono scomparsi sotto la neve, ma la segnaletica sui tronchi consente di orientarsi ugualmente nella rete dei percorsi. Osate, dunque! Anche una semplice escursione vi regalerà emozioni straordinarie.
Può capitarvi di seguire le tracce di una lepre in cerca di qualcosa da rosicchiare, o gli infiniti andirivieni di una volpe in perlustrazione. Le piccole orme del gatto selvatico e, perché no, quelle del lupo. Gli scavi del cinghiale e le impronte lievi degli uccelli. E se incrociate due occhioni dolcissimi che vi osservano curiosi tra gli alberi, non siete capitati nel film di Bambi; è proprio un cerbiatto, in carne e ossa, che fuggirà con balzi leggeri al minimo rumore.
Non è stata impresa da poco tramandare tanta meraviglia: si deve infatti all'impegno dei monaci camaldolesi la possibilità di goderne all'alba del terzo millennio. La Regola Benedettina "Ora et Labora" fu applicata alle colture forestali da S. Romualdo, che ebbe in dono questo territorio dal conte Maldolo d'Arezzo e nel 1012 vi costruì il primo nucleo dell'Eremo. Con l'espandersi dell'Ordine e il passare del tempo, i monaci dettero grande impulso all'impianto di abeti bianchi, faggi e castagni, utilizzandone al meglio le risorse, senza depauperare il patrimonio.
Le Costituzioni Camaldolesi furono, e sono tuttora, una pietra miliare nella letteratura sulla coltivazione di abetine, e vennero stampate per la prima volta dalla tipografia dei monaci nel 1520. Tale oculata gestione evidenziò il degrado dell'altro versante delle foreste casentinesi, quello romagnolo, pesantemente sfruttato dai conti Guidi prima e dall'Opera del Duomo di Firenze poi.
Da queste rigogliose foreste proveniva il materiale per la costruzione delle chiese rinascimentali e per gli arsenali di Pisa e Livorno, dove i tronchi maestosi (alti oltre 40 metri) divenivano alberi di maestra delle galere medicee. Si legge negli archivi camaldolesi che, per il trasporto di questi giganti, occorrevano più di settanta paia di buoi fino al porto fluviale di Poppi, dove venivano legati in zattere rudimentali e affidati alla corrente delle piene e alla guida di intrepidi (o disperati?!) nocchieri fino a Firenze e Pisa.
All'inizio dell'Ottocento, le foreste casentinesi attraversarono il loro momento più triste, ma il Granduca di Toscana Leopoldo II ne incentivò la riqualificazione, affidando la gestione sia ai monaci che all'ispettore forestale boemo Karl Simon. Vero padre della foresta attuale, egli si affezionò talmente alla nuova patria da trasformare il nome in Siemoni e restare in Casentino fino alla morte.
La sua opera fu poi proseguita dal Corpo Forestale, prima del Regno e poi dello Stato italiano. E infine, il Parco Nazionale, a coronare una storia di protezione che, dal 1914, data di acquisto della foresta, è stata alimentata dalla straordinaria bellezza della natura di questa zona.
La nostra proposta è una vera traversata, da Pratovecchio a Badia Prataglia. Le tappe giornaliere fanno capo ai piccoli borghi, rifugi e conventi disseminati nel Parco. Poi, un rientro "soft" nella civiltà, per ritemprare le stanche membra con assaggi delle specialità locali, in particolare piatti a base di funghi, castagne, pasta fatta in casa, carni genuine. E infine, riscaldarsi con i corposi liquori dei monaci o le grappe ai frutti di bosco.
Ma non c'è solo lo sport, in questo parco. Tante sono le testimonianze d'arte da scoprire: castelli e pievi romaniche, eremi e conventi, piazzette porticate, affreschi, quadri e terrecotte robbiane. Tanti spunti per invitare alla visita anche i meno sportivi.
La gloriosa ferrovia Arezzo-Pratovecchio/Stia è un modo simpatico (ed ecologico!) per avvicinarsi al Casentino: i colori sgargianti, spalmati di fresco, coprono i segni dell'età dei vecchi trenini che sobbalzano lungo le rive dell'Arno. Eppure, il boom economico di Arezzo deve tanto a questi preziosi vagoni carichi di pendolari, raccolti in tutta la vallata. Ed ora, la rivalutazione turistica del servizio ha scongiurato una delle tante soppressioni di queste belle e pittoresche linee secondarie.


Strilli laterali
"... silenzi irreali, spesse coltri di neve..."
"... una vera traversata..."

PERCORSO
da Arezzo a La Verna - Km compless. 120 ca.
treno, bus, sci-trek o racchette da neve
7 giorni
sci escursionismo, foto

Difficoltà: media
Costo: medio/basso

Arte e Storia ****
Natura ****
Sport e Divertimento ***

Data di effettuazione viaggio: inverno 1999-2000



1
Partenza: Arezzo
Arrivo: Stia
Distanza: 47 km
Tempo di spostamento: 1h 30'
Mezzo: treno

Alla stazione di Arezzo lo riconoscete subito. Bianco, blu, verde e arancio, di solito aspetta i passeggeri nel primo binario. Pendolari e trekkers, studenti e scout saranno vostri compagni di viaggio nello storico trenino de La Ferroviaria Italiana, la società che gestisce anche le autolinee aretine.
Usciti dalla periferia industriale, si fanno incontro le prime montagne: il Pratomagno a sinistra e l'Alpe di Catenaia a destra. In mezzo l'Arno, ancora giovane e argentato, accompagnerà tutto il tragitto, visto che nasce proprio dal Monte Falterona, alle spalle del capolinea. Non perdetelo di vista: attraverso il finestrino scorgerete facilmente germani reali e aironi cenerini.
I buoni camminatori potrebbero fare una prima fermata alla stazione di Rassina e raggiungere la Pieve romanica di Socana (5 km), costruita mille anni fa sui resti di un tempio etrusco, per ammirare una delle poche are votive di tutta l'Etruria.
Prossima fermata: Poppi. La sagoma del suo castello domina tutta la vallata, e sicuramente l'edificio fece da sfondo alla famosa battaglia di Campaldino tra guelfi e ghibellini, cui partecipò anche Dante, come ricorda la scultura nel cortile. I Conti Guidi, signori del Casentino fino al 1440, lo edificarono tra il XII e XIII sec., e lo arricchirono di stemmi, dipinti, terrecotte robbiane e di una fornitissima biblioteca con oltre cinquecento manoscritti. Non solo il castello, ma tutto il borgo di Poppi va visitato con attenzione, per scoprire i graziosi portici di Via Cavour, la cisterna dell'antica Casa dei Guidi, la rustica chiesa di S. Fedele, la torre dei Diavoli, la graziosa piazza Amerighi.
Poi l'ultimo tratto in treno, per scendere al capolinea della stazione di Pratovecchio-Stia. A metà strada tra i due paesi, raggiungete prima Pratovecchio per rifornirvi di materiale informativo presso la sede del Parco Nazionale. Anche qui, il centro storico è tutto porticato, a testimonianza della rigidità del clima montano. Caratteristica la piazza Paolo Uccello, intitolata al più illustre cittadino della storia di Pratovecchio, grande pittore alla corte fiorentina. Una panoramica passeggiata di 2 km conduce alla più importante pieve romanica del Casentino: S. Pietro di Romena (X-XII sec.). Sul colle di fronte, sorgono invece i suggestivi ruderi del castello di Romena, con tre delle 14 torri originarie.
Qualche chilometro oltre la stazione, trovate Stia (441m), dove farete tappa prima dell'avventura sulla neve. Oltre al caratteristico quartiere medievale, visitate i famosi lanifici, che producono ancora il tipico tessuto a pippiolini detto proprio "casentino". Un tempo apprezzato da nobili e mercanti, è stato rivalutato dopo anni di oblio ed oggi viene prodotto in una grande gamma di colori, mantenendo inalterata la qualità della pura lana dell'antesignano color arancio vivido.


2
Partenza: Stia
Arrivo: La Burraia
Distanza: 13 km
Tempo di spostamento: 6h
Mezzo: sci o racchette

Sci da fondo-escursionismo o racchette? A voi la scelta. Per i principianti, al di là delle capacità personali, si può dire che l'andar racchettando è più facile ma più faticoso, non potendo sfruttare le occasioni di scivolamento. D'altronde, le discese più impegnative creano meno difficoltà se affrontate con le racchette.
Ricordate anche, prima di decidere, di chiedere alle stazioni della Guardia Forestale le condizioni di innevamento: nel caso di scarsità, le racchette sono più facilmente trasportabili nei tratti scoperti. Nell'indispensabile zaino non dimenticate viveri e bevande calde, perché non ci sono appoggi durante l'itinerario. Naturalmente, è fondamentale munirsi di una buona carta dei sentieri per orientarsi al meglio.
Armati di tutto punto, eccovi dunque al via per la prima e più impegnativa tappa. Da Stia occorre camminare per quasi 3 km sulla strada del Passo della Calla (se potete, fatevi accompagnare in auto) fino al bivio sulla sinistra, poco prima di una chiesetta di campagna, tralasciando quello asfaltato per la Maestà di Montalto e il campeggio. Prendete la mulattiera (qui di solito si montano gli attrezzi) che sale alla località Sambuchelli, dove trovate un bivio e una sbarra che chiude la strada ai veicoli. Prendete a destra e inoltratevi nell'abetina, che si fa sempre più maestosa.
Non è ancora il cuore della foresta, ma l'atmosfera è già suggestiva; le larghe falde di neve piegano i rami degli abeti bianchi fino a terra. Se scrutate con attenzione, potrete scorgere il frenetico saltellare delle cince more tra i rametti e le pigne, in cerca degli ultimi semi. Sono uccellini minuscoli e bigi, con un grazioso ciuffo nero sul capo, che affrontano intrepidi i rigori dell'inverno con un cappotto di piume e 5-6 grammi di peso. Veramente incredibile!
Dopo circa 5 km, tralasciate il bivio sulla destra, proseguite diritto e raggiungete la strada asfaltata che prenderete sulla sinistra. Dopo quattro tornanti, una nuova mulattiera a sinistra si inoltra nella faggeta e in breve, tralasciando il bivio e la sbarra a sinistra, sarete al Passo della Calla (1.296m). Dopo una meritata sosta, imboccate la stradina a sinistra che porta alla Burraia (1.447m)
, minuscolo centro turistico con qualche impianto di risalita e un paio di alberghi-rifugio.
E adesso, complimentatevi con voi stessi per aver superato i mille metri di salita, che vi hanno introdotto nelle fiabe casentinesi!


3
Partenza: La Burraia
Arrivo: La Burraia
Distanza: 9 km
Tempo di spostamento: 3h 30'
Mezzo: sci o racchette

Dalla Burraia prendete il sentiero per Monte Falco, seguendo le indicazioni della GEA (Grande Escursione Appenninica). Sui pascoli sopra la Burraia, potrete facilmente scoprire le tracce delle lepri sul tappeto di neve.
Inoltratevi poi, con calma, nella spettacolare faggeta. Qui si incontrano i due versanti del Casentino, ma anche le correnti umide dell'Adriatico con i venti di ponente, da cui nascono i bellissimi ricami di neve ghiacciata che decorano i rametti e le gemme dei faggi. Uno scenario grandioso, che si gode appieno dai punti panoramici della vetta del Monte Falterona e del Monte Falco, la cima più elevata di tutto il gruppo (1.658m).
Da qui ci sono due possibilità per il rientro: con le racchette potete proseguire sul tracciato della Gea in direzione Castagno d'Andrea, fino al bivio della Stufa, dove seguirete la mulattiera verso destra.
La discesa è però piuttosto ripida e il bosco fitto, per cui con gli sci è preferibile ritornare sullo stesso percorso d'andata fino al monte Falco, per poi scendere più dolcemente a sinistra sul sentiero fino alla stradina della Burraia. Si prende a destra e ci si gode la facile sciata sul falsopiano.
Se non siete stanchi, potete anche inoltrarvi nella Foresta di Campigna, proseguendo in discesa sullo stesso sentiero che poi si allarga a mulattiera, tra boschi misti e abetine pure.


4
Partenza: La Burraia
Arrivo: Camaldoli
Distanza: 17 km
Tempo di spostamento: 6h
Mezzo: sci o racchette

Tappa lunga e impegnativa, ma non temete: non ci sono lunghe salite e la grandiosità dei panorami di questo percorso di crinale ripagherà ampiamente dell'impegno.
Dalla Burraia si torna al Passo della Calla, si attraversa la strada asfaltata e si imbocca la GEA per Poggio Scali-Porcareccio. Man mano che si sale, i faggi si fanno piccoli e contorti tra rocce scenografiche, che accentuano l'atmosfera fiabesca.
Dopo un paio di chilometri, l'itinerario costeggia la Riserva Integrale di Sasso Fratino, regno incontrastato del lupo e delle sue prede, cervi e cinghiali. Occhio alle tracce sulla neve e avanzate in silenzio, dietro ogni albero si nasconde la possibilità di un incontro con gli abitanti della foresta. Siete nel vero cuore del parco, di fronte al suo gioiello naturale più prezioso, ma ricordate che l'accesso alla riserva è rigorosamente vietato.
Un tratto più faticoso (3 km) vi regala il panorama spettacolare di Poggio Scali (1.520m). Sempre seguendo il crinale, con un occhio alla Toscana e uno alla Romagna, inizia la discesa fino al Prato alla Penna, dove si incontra una strada asfaltata che d'inverno viene chiusa per neve.
Si prende a destra e in breve si raggiunge il Sacro Eremo di Camaldoli (816m). (Con le racchette da neve, si possono seguire in alternativa i sentieri che scendono più repentinamente attraverso una grandiosa abetaia - tabelle indicative sulla destra).
Dopo tanta strada (13 km) nella foresta incontaminata, l'emozione di scoprire i tetti e i campanili dell'eremo è veramente grande. Una cerchia di abeti giganteschi circonda il muro che protegge le celle dal mondo. Dopo un breve ristoro al bar della foresteria, dedicatevi alla visita del convento: la chiesa, di stupefacenti forme barocche, la meravigliosa Madonna di Andrea della Robbia, la cella di S. Romualdo e il prato innevato con le altre celle.
Potete tentare la fortuna chiedendo al Padre forestario se può ospitarvi per la notte: sarebbe un'occasione unica per cogliere l'atmosfera del luogo. Quando, dopo i bellissimi canti vespertini, il pesante portone del convento si chiuderà, inesorabilmente alle 20, potrete veramente lasciare tutto il mondo fuori. Anche il rumore dei vostri passi sulla neve ghiacciata vi sembrerà insopportabile e fuori luogo.
Se non avete fortuna, mettetevi di nuovo in marcia per scendere con facili tornanti lungo la strada corta per Camaldoli, attraversando una delle abetine più belle del parco. Qua e là, abeti monumentali sostengono vere sculture di ghiaccio e neve.
Il rio Camaldoli vi accompagnerà ad ogni svolta, con cascatelle più o meno gelate. Una breve sosta per vedere le Cappelle di S. Romualdo e della Madonna della Neve aggiunge un tocco mistico all'incanto dell'ambiente. Infine, quando la strada diventa pianeggiante, siete in vista del Monastero di Camaldoli.


5
Partenza: Camaldoli
Arrivo: Badia Prataglia
Distanza: 10 km
Tempo di spostamento: 3h
Mezzo: sci o racchette

La massiccia costruzione del Monastero di Camaldoli (XIII sec.) mostra tutta la sua severità nella luce tagliente del primo mattino. Nato come Hospitium Camalduli per ospitare malati e pellegrini, oltre che monastero fu, in epoca rinascimentale, un importante centro culturale con tanto di Accademia umanistica frequentata da Lorenzo il Magnifico.
Visitate la chiesa, con interno barocco e numerose tele del Vasari, la splendida sala del Capitolo, la Foresteria con i due chiostri e, sul lato esterno, la magnifica Farmacia cinquecentesca. E' completamente rivestita in legno, con superbi armadi intagliati a traforo, antichi vasi per erbe e un piccolo laboratorio-museo che raccoglie alambicchi e mortai, stufe e animali imbalsamati.
Non dimenticate di assaggiare le marmellate e i mieli prodotti dai monaci, nonché gli ottimi liquori, in particolare il Laurus (liquore digestivo dal colore verde brillante) e il miele di foresta, dall'incomparabile aroma dolce-amaro. Ottimi anche i prodotti cosmetici a base di erbe, le tisane e i rimedi per i malanni invernali.
Riprendete il cammino, prendendo il sentiero che si stacca a sinistra subito dopo il ponte e porta al rifugio Cotozzo, un minuscolo capanno in pietra per una sosta al coperto. Questo tratto di foresta ospita un numeroso branco di cervi (femmine e piccoli), che si possono facilmente osservare mentre spiccano grandi balzi sulla neve.
Dal rifugio, si prende a sinistra per una facile pista fino all'incrocio con la strada del Prato alla Penna, percorsa ieri. Si prende a destra, e si continua ancora a destra sul tracciato principale, una volta al Prato. La curva a gomito vi proietta sul versante settentrionale, sempre abbondantemente innevato, con colate di ghiaccio e fantastici ricami di galaverna sui faggi.
La strada prosegue pianeggiante e si apre più volte sui grandiosi panorami della Romagna. Dopo un paio di chilometri, ecco apparire una piccola costruzione dal tetto spiovente al centro di una radura, come nelle favole migliori: è il rifugio Fangacci. Peccato che sia sempre chiuso, e nemmeno di cioccolata...
Potete comunque approfittare del portico per la sosta-pranzo. Da qui, una bella strada scende con larghe svolte a Badia Prataglia (835m) attraverso una rigogliosa faggeta. In località il Capanno spesso la neve finisce, e dovete proseguire a piedi fino al paese. Sulla sinistra, la bella cascata Scalandrini, bloccata dal gelo in veli sottili e colate di ghiaccioli traslucidi, accompagna l'ultimo tratto.
Badia Prataglia è la stazione climatica più importante del Casentino, immersa nella foresta come un borgo alpino. Di origini antichissime, la Badia al centro dell'abitato risale al X secolo, ma il suo millennio lo porta bene, mostrando solidità nella severa struttura romanica in pietra grigia e nella suggestiva cripta del 987.



6
Partenza: Badia Prataglia
Arrivo: La Verna
Distanza: 45 km
Tempo di spostamento:1h 30'
Mezzo: bus

Gli autobus della LFI scendono da Badia Prataglia a Bibbiena, capoluogo del Casentino: non trascurate una breve sosta per ammirare le terrecotte robbiane della chiesa di S. Lorenzo, il palazzo Dovizi, quello comunale e pretorio. Poi, un nuovo autobus vi condurrà al santuario per antonomasia: La Verna.
Sicuramente il più noto tra gli eremi francescani, ha tutti i requisiti per affascinare i visitatori. La posizione selvaggia sullo sperone roccioso, la costruzione in pietra perfettamente mimetizzata nell'ambiente, la magnifica collezione di terrecotte invetriate di Andrea della Robbia, l'atmosfera mistica dei luoghi di preghiera del santo: tutto concorre a farne un luogo di grande richiamo turistico.
Fortunatamente, l'inverno restituisce l'incanto e il silenzio, troppo spesso perduti tra le decine di pullman che riversano orde di gitanti nella buona stagione.
Il "crudo Sasso intra Tevero ed Arno" di dantesca memoria, fu donato a S. Francesco dal conte Orlando Cattani nel 1213. Proprio qui il santo ricevette le stimmate, come ricorda la Divina Commedia nel Paradiso.
Immerso nella foresta secolare, il convento si compone di vari edifici aggiunti in tempi successivi al primitivo eremo di capanne: la chiesetta di S. Maria degli Angeli (1216), la basilica Maggiore (1348-1509), la Cella di S. Francesco (1263) e le varie cappelle, i chiostri e la foresteria: tutto da visitare con attenzione. Tra affreschi e dipinti, sculture e crocifissi, spiccano per incomparabile raffinatezza i capolavori di Andrea della Robbia: la chiesa maggiore ne custodisce un'intera rassegna, di cui l'Annunciazione, la Natività e la grandiosa Ascensione sono i veri gioielli.
Non dimenticate neppure le sale del Museo del Santuario, che espone affreschi, reliquiari, paramenti, vasi e lampade nella cornice rinascimentale di alcune tra le più belle sale del monastero. Infine, la salita alla Penna, la cima del Monte della Verna (1.129 m), attraverso un bosco di faggi e abeti monumentali, regala un incomparabile panorama su tutto il Casentino. (Attenzione al precipizio in caso di neve abbondante!).
Tornati al convento, concedetevi una sosta nell'accogliente foresteria: la notte aggiunge un fascino ulteriore a questo indimenticabile luogo.
La leggenda narra della processione degli animali della foresta lungo il corridoio delle Stimmate, in una notte così carica di neve da impedire quella dei frati. Forse ciò non si ripeterà mai più, forse il Cantico delle Creature non è stato scritto qui; ma di sicuro, le magiche foreste casentinesi hanno dato il loro contributo all'ispirazione di colui che lo ha creato.


COMMENTO AL VIAGGIO

Attraversare le Foreste Casentinesi come descritto nell'itinerario, in "full immersion" con la natura, è senz'altro un'esperienza fantastica: se non disponete di una settimana di tempo, potete saltare la tappa n° 3, oppure limitarvi al tratto dal Passo della Calla a Badia Prataglia, che attraversa il cuore del parco. Se invece avete un giorno in più, non dimenticate la bella strada della Foresta della Lama, che si stacca sulla sinistra prima del Passo dei Mandrioli, in prossimità di una grande casa in pietra del Corpo Forestale. Oppure quella che dall'eremo di Camaldoli conduce a Lonnano, e d'inverno non viene liberata dalla neve per diversi chilometri.
E' possibile anche raggiungere La Verna attraverso il sentiero della GEA. Se invece non vi sentite di affrontare vere traversate, potete sempre optare per singole escursioni giornaliere, spostandovi tra i vari punti-tappa con la macchina. Se poi sci e racchette non fanno per voi, vi resta sempre un bell'itinerario d'arte e natura.
Infine, non trascurate di visitare Arezzo, città industriale ma con un prezioso centro storico, articolato intorno alla medievale Piazza Grande, con lo spettacolare campanile romanico della Pieve di S. Maria, la sua straordinaria quanto inconsueta facciata, il bassorilievo del Palazzo della Fraternità dei Laici di Bernardo Rossellino, le case-torri con i ballatoi in legno, il Palazzo Pretorio, le grandiose vetrate del Duomo, S. Domenico con il crocifisso di Cimabue. E infine, capolavoro incomparabile, da non perdere assolutamente, la Leggenda della Croce di Piero della Francesca, ciclo di affreschi recentemente resuscitato, dopo anni di restauro, nella chiesa di S. Francesco.



SCHEDA CASENTINO (Toscana - Arezzo)

ESTENSIONE: 800 kmq (il Casentino).
COME ARRIVARE: Arezzo si raggiunge con l'autostrada A1 Milano-Roma, uscita di Arezzo, o con la ferrovia direttissima Firenze-Roma, stazione di Arezzo. La Ferroviaria Italiana collega il capoluogo al Casentino con la ferrovia e con gli autobus. Per orari e informazioni, tel.0575-39881.
In auto si raggiunge Bibbiena con la S.S. 71 Umbro-Casentinese.
TELEFONO: prefisso 0575.

CLIMA: soggetto ad abbondanti nevicate sui rilievi più alti; non sempre si riesce a sciare alle quote più basse (tratto Stia-Passo della Calla). Il versante settentrionale e il crinale di solito mantengono il manto nevoso fino alla fine dell'inverno. Per la situazione aggiornata, rivolgersi alle Stazioni del Corpo Forestale.
BAGAGLIO/ABBIGLIAMENTO: zaino, sci da fondo escursionismo o racchette da neve, bastoncini, ghette, abbigliamento da neve caldo e impermeabile ma anche stratificato, per potersi alleggerire nelle salite e nelle giornate più soleggiate. Termos con bevande calde e pranzo al sacco. Minimo necessario per la notte. Non dimenticate occhiali protettivi e crema solare. Indispensabile la Carta dei Sentieri, in vendita presso gli uffici del parco, edicole e tabaccherie. Purtroppo, non esiste alcuna possibilità di noleggio sci e racchette in loco.

FURTI/PERICOLOSITA': la traversata non presenta difficoltà, se non la lunghezza di alcune tappe. Un minimo di cautela nei sentieri di crinale: il versante a nord è molto ripido, ma basta mantenersi sulla destra. L'orientamento, in caso di nebbia, è garantito dalla segnaletica bianco-rossa sugli alberi e tabelle in legno agli incroci. Per il resto, sono luoghi estremamente tranquilli. Normale attenzione in città.

EMERGENZE
Soccorso Alpino: numero verde 800-848088.
INDIRIZZI UTILI
Parco Nazionale Foreste Casentinesi: sede di Pratovecchio, Via Brocchi 7, tel.0575-50301.
Numerosi i centri visita, praticamente in tutte le principali località del parco. Ognuno mostra un particolare aspetto del parco: Stia "L'acqua energia per l'uomo", Badia Prataglia "L'uomo e la foresta", Serravalle "L'esplorazione della natura", Chiusi della Verna "Religione e natura" e tutti forniscono materiale, informazioni e pubblicazioni. Purtroppo, nel periodo invernale sono generalmente chiusi, ma potete rivolgervi agli uffici turistici comunali.
Ufficio Turistico di Stia: P.za Tanucci 65, tel.0575-504106; Ufficio di Badia Prataglia: Via Nazionale 14, tel.0575-559054; Ufficio di Pratovecchio: Via Mattei, tel.0575-504584; Ufficio di Bibbiena: Via Berni 25, tel.0575-539098; Azienda Promozione Turistica di Arezzo: P.za Stazione 28, tel.0575-20839.
Corpo Forestale: Camaldoli, tel.0575-556014; Badia Prataglia, tel.0575-559002; Pratovecchio, tel.0575-582706.
Club Alpino Italiano: di Stia, tel.0575-58966; di Arezzo, tel.0575-355849.
Due le associazioni a cui rivolgersi per l'organizzazione di escursioni: Ass. Guide Esclusive del Parco, Badia Prataglia, tel.0575-594188; Ass. Guide del Parco, Pratovecchio, tel.0575-509066.

INDIRIZZI INTERNET: sul sito www.parks.it alla sezione "Appennini - Parco Nazionale Foreste Casentinesi", troverete tutte le informazioni sul parco e le pubblicazioni che lo riguardano.


ACQUISTI IN LOCO: dai monaci saponi e creme per la pelle, prodotti per capelli, mani e piedi; tisane depurative, lassative e per i bronchi; gocce di propoli per ferite e mal di gola, essenze d'abete per suffumigi e ambienti. Anche a La Verna vendono miele, marmellate e liquori dei frati.
Di antica fama, i lanifici del Casentino hanno spacci al pubblico. A Stia, tra i più forniti il Lanificio Alto Casentino (tel.0575-582753), il T.A.C.S. (tel.0575-58659) e la Tessilnova (tel0575-582685). Numerose tessiture e maglierie anche a Soci. Stia è nota anche per la lavorazione del ferro battuto e tutta la zona di Poppi per legno e mobili. La città di Arezzo ospita, ogni primo week-end del mese, una delle più importanti fiere antiquarie italiane, nella grandiosa cornice di Piazza Grande. Troverete di tutto e di più, per tutti i gusti e tutte le tasche.

CUCINA/BEVANDE: i prodotti della montagna caratterizzano la cucina casentinese, in particolare i funghi per ottime zuppe, paste fatte a mano e accompagnamento delle carni. La pasticceria-pizzeria di Badia Prataglia sforna, oltre alle squisite pizze a taglio, stuzzicanti calzoni di patate ripieni di formaggio e pomodoro e favolosi rollé dolci dal sapore antico di crema e alchermes. Tra i prodotti dei monaci di Camaldoli vi sono liquori d'erbe, miele squisito (di foresta, di castagno, di more di rovo, acacia, millefiori), marmellate di frutti di bosco e golose noci e nocciole affogate nel miele. Caramelle balsamiche, amari e liquori vengono ancora prodotti secondo le antiche ricette del convento.

FOTOGRAFIA: fotografare la neve non è facile, ma la bellezza dei paesaggi vale qualche scatto sbagliato. Ricordatevi di sovraesporre sempre di 1-2 stop e non trascurate i particolari. Pellicole a bassa sensibilità (50 asa), perché la luce non manca.

CARTE/GUIDE/PUBBLICAZIONI: la carta pubblicata dalla SELCA copre tutti i 600 km di sentieri del Parco. Molto utile, per un'informazione generale, la Guida Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona, Campigna, edita dalla Octavo di Firenze, con itinerari e fotografie. Ci sono inoltre numerose pubblicazioni su aspetti specifici del parco, in vendita nei centri visita, e una suggestiva videocassetta di Mario Cobellini.

DORMIRE/MANGIARE
All'interno della foresta non esistono strutture ricettive sul tipo dei rifugi alpini, per cui le tappe sono state strutturate in modo da usufruire di alberghi e foresterie dei centri abitati.
Stia
Dormire/Mangiare: Albergo La Foresta, tel.0575-504650.
Passo della Calla
Dormire/Mangiare: alla Burraia, Rifugio CAI Città di Forlì - Aperto da dicembre a marzo, week-end e su prenotazione; tel.0543-980074.
Rifugio Passo della Calla, tel.0575-570359.
Camaldoli
Dormire/Mangiare: la Foresteria del monastero, che però non è sempre aperta d'inverno. L'ambiente è severo e suggestivo, la cucina buona e i prezzi economici (tel.0575-556001). In alternativa, proprio di fronte, gli alberghi La Foresta (tel.0575-556015) o Camaldoli (tel.0575-556019): semplici e confortevoli, con ottima cucina a base di funghi.
Badia Prataglia
Dormire/Mangiare: qui la scelta è più ampia; noi abbiamo provato il Bosco Verde (tel.0575-559017), in posizione centrale, ma anche il Bellavista (tel.0575-559011), il Giardino (tel.0575-559016) o La Foresta (tel.0575-559009); sono tutti a conduzione familiare. Ci sono anche due ostelli: il Casa Carbonile (tel.0575-559308) e il Casanova (tel.0575-559320), ma occorre chiedere conferma dell'apertura invernale.
Mangiare: cucina casalinga al Ristorante Il Capanno, sulla via dei Fangacci.
La Verna
Dormire/Mangiare: la Foresteria del convento è aperta tutto l'anno, con camere semplici e cucina buona e abbondante (tel.0575-534004). Nessun obbligo religioso è richiesto agli ospiti. A Chiusi della Verna, il paese più vicino al santuario, vi sono varie possibilità di sistemazione.

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