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Outback (parte 1 Di 2)
Luigi Cerri

Sulle tracce dei grandi esploratori del XIX secolo, un viaggio in due parti attraverso il centro del continente, dal Mare di Tasman al mare di Timor: la desolazione del deserto, le meraviglie del Red Centre, il Top End tropicale e le spiagge bianche dell'Oceano Indiano.

"BACK O' BOURKE", DICONO GLI AUSTRALIANI PER RIFERIRSI A TUTTO IL TERRITORIO CHE SI ESTENDE AL DI LÀ DELLA CITTADINA DI BOURKE, NELL'ENTROTERRA DEL NEW SOUTH WALES.
OLTRE BOURKE FINISCE LA CIVILTÀ E INIZIA LA PIÙ TOTALE DESOLAZIONE: È L'OUTBACK, DIFFICILE DA DEFINIRE, MA BEN PRESENTE NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO AUSTRALIANO.

In realtà, tutta l'Australia è outback, se si esclude la fascia costiera sud-orientale dove sorgono le grandi città e dove è concentrata la maggior parte della popolazione.
L'ultimo continente ad essere scoperto è stato anche l'ultimo ad essere esplorato. La colonizzazione rimase per molti decenni limitata alle regioni costiere: a metà del XIX secolo, l'interno del continente era ancora un mistero. Nel 1840 l'esploratore E.J. Eyre, nel tentativo di raggiungerne il centro, superò i Flinders Ranges in South Australia, ma si trovò la strada sbarrata da un ostacolo insuperabile: i laghi salati chiamati ora Torrens, Eyre e Frome.
Nel frattempo, si diffuse la leggenda dell'esistenza di un "mare interno" al centro del deserto australiano. Nel 1844, C. Sturt, già affermato esploratore, organizzò ad Adelaide un'imponente spedizione con lo scopo di raggiungerlo. Bloccato dal caldo e dalla mancanza d'acqua, fu costretto a ritirarsi dopo aver superato l'attuale Birdsville. La salute di Sturt rimase minata definitivamente dalle fatiche terribili di questa spedizione, durata 18 mesi.
Nel 1845, una spedizione condotta da L. Leichhardt, partito da Sydney con lo scopo di raggiungere Perth, sparì nel nulla da qualche parte nel Red Centre. E' del 1860-61 la famosa e tragica spedizione di Burke e Wills, che furono sì i primi ad attraversare l'Australia da Melbourne al golfo di Carpentaria, ma morirono di fame sulla via del ritorno sulle rive del Cooper's Creek, nell'Australia centrale. Nel frattempo, un'altra spedizione partita da Adelaide, condotta da J.M. Stuart, raggiunse nel luglio 1862 Chambers Bay, vicino all'attuale Darwin. La via era ormai aperta: il percorso scelto da Stuart, dimostratosi il più idoneo, fu scelto per la linea telegrafica che collegò Adelaide a Darwin, da qui all'India e quindi all'Inghilterra, togliendo la colonia australe dal suo secolare isolamento. Successivamente, lo stesso tragitto venne seguito dalla ferrovia e infine dalla strada, la mitica Stuart Highway.
Il leggendario "mare interno" non esiste, l'outback non è altro che deserto, un immenso deserto di pietre e cespugli, di laghi salati e dune rosse; la flora e la fauna, qui, sono uniche al mondo, gli orizzonti sconfinati del tutto estranei alla realtà europea, e la densità della popolazione assolutamente insignificante.
Questo deserto racchiude delle meraviglie naturali, ciascuna delle quali, da sola, vale il viaggio. L'outback rimane oggi uno dei territori più remoti del globo, sostanzialmente disabitato, con un clima che può raggiungere l'estremo dei 50° in estate, soggetto a rare quanto torrenziali piogge che in certi anni trasformano il deserto in un acquitrino. A tutt'oggi, un viaggio nell'outback non va preso alla leggera: per affrontare le piste sabbiose del deserto bisogna organizzare una vera e propria spedizione, con un gruppo di veicoli fuoristrada equipaggiati con viveri, acqua, carburante, pezzi di ricambio e una radio HF (ad alta frequenza); inoltre, occorre evitare i mesi più caldi e la stagione delle piogge.
Detto questo, non si può ignorare il fatto che nell'outback non ci sono solo piste per fuoristrada, ma anche delle ottime, seppur poche, strade asfaltate, che comunque consentono l'accesso a tutte le località e le attrazioni più importanti. Questa rete stradale è servita da una serie di roadhouses, che, anche in pieno deserto, offrono carburante, riparazioni meccaniche, alloggio, cibo e informazioni.
Bastano quindi una normalissima automobile a due ruote motrici, un po' di spirito di avventura e una certa capacità di adattamento, per affrontare senza rischi e senza problemi il percorso, qui di seguito descritto, nell'indimenticabile deserto australiano.


Strilli laterali
"...un immenso deserto di pietre e cespugli, di laghi salati e dune rosse..."
"...uno dei territori più remoti del globo..."


PERCORSO
da Melbourne a Broome - Km compless. 7.500 ca.
auto, aereo, battello, trekking
30 giorni
trekking, birdwatching, balneazione, nuoto, surf, archeologia, speleologia, foto

Arte e Storia ****
Natura *****
Sport e Divertimento *****

Difficoltà: media
Costo: alto

Data effettuazione viaggio: maggio-giugno 2000



PERCORSO PRIMA PARTE
da Melbourne a Katherine; km. compless. 4.500 ca.


1 Partenza: Melbourne Tempo di
Arrivo: Mildura spostamento: 6h
Distanza: 557 km Mezzo: auto

Melbourne, la seconda città d'Australia, dove siamo atterrati, meriterebbe naturalmente una visita. Però, non dobbiamo dimenticarci che non siamo qui per questo: ci attendono l'immensità e la solitudine dell'outback. La visita delle metropoli dell'Australia sud-orientale sarà riservata a un altro viaggio.
Se però abbiamo qualche ora di tempo, possiamo fare una passeggiata nelle vie del centro: Collins Street e Bourke Street, scendere lungo Swanston Street e, lasciandoci a sinistra la cattedrale di St. Paul e a destra la stazione di Flinders Street, attraversare il fiume Yarra sul ponte Princes. Giungiamo così in St. Kilda Road, dove possiamo visitare il Victorian Arts Centre, sovrastato dalla guglia alta 115m, diventata uno dei simboli della città. Alla nostra sinistra, lungo il fiume, si estende il King's Domain, uno splendido parco all'interno del quale troviamo il Myer Music Bowl, anfiteatro all'aperto usato per spettacoli musicali, lo Shrine of Remembrance, monumento ai caduti della prima guerra mondiale, dalla cui galleria si ha una bella veduta della città, e il Palazzo del Governo, costruito negli anni 1870-80. Il King's Domain confina con i Royal Botanic Gardens di stile romantico inglese, considerati tra i più belli al mondo nel loro genere.
Ci conviene comunque ritirare l'automobile che abbiamo prenotato dall'Italia e partire presto: dobbiamo attraversare tutto lo stato del Victoria per raggiungere Mildura, sul fiume Murray, che segna il confine col New South Wales. Imbocchiamo quindi la Calder Highway e in breve ci lasciamo alle spalle gli edifici e il traffico della città.
Il paesaggio è verdeggiante e leggermente ondulato, costellato da coltivazioni di vite e mele, pascoli, macchie di eucalipti. A un centinaio di chilometri da Melbourne si innalza il Monte Macedon, un vulcano estinto alto 1.013m. Subito dopo c'è la deviazione per Hanging Rock, località resa famosa dal film di Peter Weir Picnic a Hanging Rock (1975).
Arriviamo quindi nella regione aurifera del Victoria (Victorian Goldfields), teatro nel secolo scorso di una tumultuosa corsa all'oro. Un breve deviazione (13 km) dalla highway ci porta a Castlemaine, piacevole cittadina ricca di edifici vittoriani. Poco dopo raggiungiamo Bendigo, dove troviamo imponenti palazzi costruiti alla fine dell'800 in quella che era una delle più ricche città aurifere d'Australia.
La nostra strada prosegue tra eucalipti e rare fattorie; il terreno diventa pianeggiante, prevalgono le coltivazioni di grano e i pascoli con greggi di pecore. La Calder Highway si congiunge con la Sunraysia Highway e costeggia la ferrovia: siamo nell'outback del Victoria, e non incontriamo più nessun centro abitato ma solo piccole stazioni con giganteschi silos per il grano. Arriviamo infine, verso sera, all'oasi di Mildura.


2 Partenza: Mildura Tempo di
Arrivo: Broken Hill spostamento: 3h 30'
Distanza: 298 km Mezzo: auto

Mildura, circondata da vigneti e aranceti, è una cittadina verdeggiante e ordinata che sorge sul Murray, il fiume più lungo d'Australia. Grazie alle tecniche di irrigazione introdotte nel 1885 dai fratelli canadesi Chaffey, questa porzione di arido outback è stata trasformata in una fertile regione agricola, per di più immune ai parassiti della frutta (fruit fly), tant'è vero che nel raggio di 50 km da Mildura è vietata l'introduzione di qualsiasi tipo di frutta, in quanto potenzialmente infetta (il divieto è segnalato lungo la strada da una serie di evidenti cartelli).
Sul lungofiume, dove si susseguono parchi e giardini, troviamo la Old Mildura Homestead, una ricostruzione della città quale era alla fine dell'800. Il fiume, inoltre, è solcato da battelli a vapore che offrono brevi crociere per i turisti. Se diamo un'occhiata all'interno del Workingman's Club, possiamo vedere il bar più lungo del mondo: 100m!
Attraversiamo il fiume e siamo in New South Wales. Qui, se non è stata chiusa per qualche recente pioggia, si può prendere la strada non asfaltata di 110 km che porta al Mungo National Park, dove si possono ammirare le strane formazioni naturali di roccia e sabbia chiamate Walls of China (per informazioni tel.050-231278). Nel nostro caso, l'impraticabilità della strada ci costringe a rinunciare a questa deviazione e a proseguire tra vigneti e agrumeti lungo il Murray, per una trentina di chilometri, fino alla cittadina di Wentworth, alla confluenza col fiume Darling.
Ed eccoci alla Silver City Highway, il sottile nastro d'asfalto di 261 km che attraversa l'outback del N.S.W., collegando Wentworth con Broken Hill, la città dell'argento. Lungo questa strada, che attraversa una pianura arida e cespugliosa, non ci sono tracce di presenza umana, ad eccezione della roadhouse di Coombah, che troviamo dopo 137 km e che offre un distributore di benzina e un ristorante.


3 Partenza: Broken Hill Tempo di
Arrivo: Port Augusta spostamento: 5h
Distanza: 416 km Mezzo: auto

Broken Hill è un luogo decisamente interessante: si trova su un altopiano arido e inospitale, lontano da tutto e da tutti. Deve la sua esistenza alla scoperta, nel 1883, del più ricco giacimento del mondo di argento, piombo e zinco. Attualmente, all'attività mineraria si è affiancato il turismo: un numero sempre maggiore di abitanti delle aree metropolitane visita questa cittadina per assaporare lo stile di vita dell'outback. Inoltre, una comunità di artisti vi si è stabilita ed ha aperto alcune interessanti gallerie di pittura e scultura.
Qui possiamo visitare le miniere Delprat, tuttora attiva, e Daydream, fuori città, ormai esaurita. Da non mancare anche la salita sulla Collina degli Scultori (Sculpture Symposium), dove, nel 1993, dodici scultori provenienti da diverse nazioni hanno scolpito nella pietra locale delle opere ispirate all'outback e all'arte aborigena. Una breve escursione (28 km) ci porta a Silverton, affascinante città fantasma, dove troviamo l'hotel più famoso dell'outback, che compare in molti film e spot pubblicitari, nonché alcuni ruderi trasformati in bizzarre gallerie d'arte.
Broken Hill è unita a Port Augusta dalla Barrier Highway. Anche questa strada, diritta e solitaria, affiancata alla ferrovia, percorre una pianura arida e cespugliosa, senza alberi. Troviamo però delle roadhouses, che offrono benzina, cibo e possibilità di pernottamento, a Cockbum, sul confine col South Australia, Olary, Mannahill e Yunta. A Oodla Wirra entriamo in una zona agricola, dove c'è il solito divieto di introdurre frutta, con tanto di posto di blocco e perquisizione del bagagliaio. La strada quindi si biforca: noi prendiamo a destra e attraversiamo i villaggi agricoli di Peterborough, Orroroo, Murchard, Willowie e Wilmington, in un paesaggio collinoso; superiamo poi un passo e quindi scendiamo al livello del mare, immettendoci sulla strada che unisce Adelaide a Port Augusta, che raggiungiamo in breve.


4 Partenza: Port Augusta Tempo di
Arrivo: Coober Pedy spostamento: 6h
Distanza: 538 km Mezzo: auto

Port Augusta, un importante crocevia stradale e ferroviario, è il centro di servizi e il punto d'accesso all'outback del South Australia. La città non è particolarmente interessante, per cui possiamo trascurarla e partire all'alba: abbiamo parecchia strada da percorrere.
Imbocchiamo la mitica Stuart Highway, lunga 2708 km, che attraversa il continente da Port Augusta a Darwin. Percorriamo la solita pianura cespugliosa, che per ora ci offre anche macchie di eucalipti e greggi di pecore. La strada è perfettamente rettilinea: incontriamo la prima curva dopo 74 km e la seconda dopo 92! Dopo 103 km compare una laguna salata: Ironstone Lagoon. Gli alberi scompaiono del tutto e al Km 169 raggiungiamo Pimba, che non è altro che una roadhouse con distributore di benzina e possibilità di alloggio, nel bel mezzo di uno dei paesaggi più desolati del pianeta.
Una breve deviazione di 5 km ci conduce a Woomera, cittadina costruita come base per gli esperimenti missilistici inglesi degli anni '50 e '60. Attualmente è un villaggio lindo e ordinato, con un centro espositivo che offre una collezione di missili e aerei militari e un supermercato aperto 7 giorni su 7.
Proseguiamo attraverso la pianura cespugliosa; a 30 km da Pimba incontriamo un'area di sosta con vista su una laguna salata. Dopo 115 km raggiungiamo la roadhouse di Glendambo. Facciamo il pieno: fino a Coober Pedy, che dista 251 km, non ci sarà più nulla! Percorsi 100 km, ci accorgiamo che la strada si è trasformata in una pista d'atterraggio di emergenza; ovviamente, daremo la precedenza agli aerei...
A circa 100 km dalla meta, la pianura cespugliosa, cosparsa di mucchi di sassi scavati dai cercatori di opali, assume un aspetto vagamente lunare. Raggiunta Coober Pedy nel primo pomeriggio, abbiamo il tempo di visitare questa capitale mondiale dell'opale. E' un luogo che definire strano è dire poco: da quando furono scoperti gli opali, nel 1915, si sono precipitati qui cercatori provenienti da ogni parte del mondo. L'ambiente era oltremodo inospitale per mancanza di cibo e acqua, temperature superiori ai 50° d'estate e sotto zero d'inverno. I minatori, in mancanza di aria condizionata, si scavarono le abitazioni sotto terra, accanto ai cunicoli minerari, dove c'era una temperatura costante di 25°. Coober Pedy mantiene tuttora un'atmosfera cosmopolita; continuano a essere utilizzate le abitazioni sotterranee (o dugouts), e ci sono alberghi, ristoranti, negozi e chiese scavate nella roccia. La città è trasandata e polverosa, cosparsa di montagne di detriti e di rottami arrugginiti (nella zona sono stati scavati 250.000 pozzi minerari!): è l'ambiente ideale per i film fanta-catastrofici come Mad Max III, girato appunto da queste parti.
Ci rechiamo sull'altura del Big Winch, per avere una visione panoramica della città. Subito sotto si può visitare la miniera Old Timers, con annesso museo, dugout e negozio di opali. Abbiamo il tempo di visitare la chiesa cattolica sotterranea, quindi corriamo sull'altura che sovrasta la Opal Cave, luogo ideale per ammirare il tramonto seduti su una comoda panchina.


5 Partenza: Coober Pedy Tempo di
Arrivo: Yulara spostamento: 8-9h
Distanza: 736 km Mezzo: auto, trekking

E' una tappa lunga, di trasferimento, che ci porterà alla meraviglie del Red Centre: Uluru (Ayers Rock) e Kata Tjuta (monti Olga).
A 152 km da Coober Pedy troviamo la Cadney Park Roadhouse. In questa zona, la vegetazione del deserto varia dai cespugli agli alberi d'alto fusto, principalmente eucalipti (coolabah), che crescono nel letto asciutto dei torrenti ed ospitano numerosi uccelli. Compaiono anche le dune rosse e le zucche del deserto, verdi e gialle.
A 83 km da Cadney Park sorge la roadhouse di Marla, che ospita una numerosa colonia di cacatua bianchi con la cresta gialla. Vi troviamo anche un ufficio postale e una banca, oltre al distributore di carburante. Altri 156 km di deserto e siamo nel Northern Territory. La strada sale e scende tra colline rocciose; in breve (22 km), raggiungiamo la roadhouse di Kulgera, dove un cartello ci avverte che ci troviamo a pochi chilometri dal centro geometrico del continente.
Altri 75 km e siamo a Erldunda, l'affollata roadhouse all'incrocio con la Lasseter Highway, che ci condurrà ad Ayers Rock. Ci restano da percorrere 250 km tra le dune rosse per raggiungere la nostra meta. Lungo la strada, possiamo fermarci a Mt. Ebenezer, una roadhouse di proprietà di una comunità aborigena, dove si può visitare una galleria d'arte ed eventualmente fare qualche acquisto. (Se qualcuno è interessato, c'è un'offerta di lavoro per personale addetto al distributore e al negozio...).
Oltrepassiamo quindi la roadhouse di Curtin Springs e siamo finalmente a Yulara, la cittadina costruita per ospitare i turisti che vengono a visitare il parco nazionale più famoso d'Australia. Qui troviamo veramente tutto: centro visitatori, alberghi, ristoranti, campeggio, supermercato, distributore, banca, ufficio postale, edicola e negozi vari, assistenza medica e stazione di polizia, nonché turisti provenienti da tutto il mondo. Dopo qualche migliaio di chilometri di deserto, ci sembra strano trovare un posto così affollato.
Per vedere tutto, ci si deve fermare almeno un giorno e mezzo. Chi non conosce Uluru (Ayers Rock), l'enorme monolito di roccia rossa considerato l'icona nazionale australiana? E Kata Tjuta (i monti Olga), il gruppo di "panettoni" che si innalzano nel deserto a 54 km da Uluru? La solitudine, qui, è un lontano ricordo. Ci troviamo, insieme a centinaia di altri visitatori, ad ammirare il tramonto su Ayers Rock, che presenta tonalità di rosso via via cangianti, e poi l'alba sempre su Ayers Rock, quindi di nuovo il tramonto sui monti Olga.
Seguendo l'invito della comunità aborigena locale, ci rifiutiamo di scalare la montagna, considerata sacra ed inviolabile. Percorriamo invece il sentiero di 10 km che gira intorno al monolito (base walk) e ci ritroviamo di nuovo soli. Al mattino del secondo giorno, ci alziamo presto e ci rechiamo ai monti Olga, dove ci attende l'escursione alla Valley of the Winds, un percorso circolare di 7 km che si inoltra in mezzo alle montagne. Nel primo pomeriggio siamo pronti a lasciare Yulara: Kings Canyon ci attende.



6 Partenza: Yulara Tempo di
Arrivo: Kings Canyon spostamento: 4h
Distanza: 304 km Mezzo: auto, trekking

Riprendiamo la Lasseter Highway, oltrepassiamo Curtin Springs e al km 137 prendiamo a sinistra la Luritja Road, che dopo 67 km va a congiungersi con la Ernest Giles Road. Ci dirigiamo poi verso ovest, seguendo la base della catena montuosa George Gill. Superiamo la roadhouse di Kings Creek, che oltre ai consueti servizi per i viaggiatori offre giri in elicottero o a dorso di dromedario, e dopo circa 100 km siamo a Kings Canyon, nel cuore del Parco Nazionale Watarrka.
Qui dedichiamo una intera giornata all'escursione nel canyon, tra pareti verticali alte più di 100m, cupole di roccia rossa e profonde gole con pozze d'acqua permanenti, una rarità nel deserto australiano. Vediamo anche gli eucalipti fantasma (ghost gums) e le cicadi, piante preistoriche che crescono esclusivamente nelle gole dell'Australia centrale e tra i monti dell'Africa Australe (Zimbabwe).


7 Partenza: Kings Canyon Tempo di
Arrivo: Alice Springs spostamento: 5h
Distanza: 481 km Mezzo: auto, trekking

Quando lasciamo Kings Canyon, siamo costretti a tornare sui nostri passi: andiamo a riprendere la Lasseter Highway e la ripercorriamo fino a Erldunda, all'incrocio con la Stuart Highway. Qui giunti, ci dirigiamo a nord, verso Alice Springs, che dista 201 km. Ogni altra strada risulta impraticabile, almeno per i veicoli a due ruote motrici (se poi c'è stata qualche pioggia recente, le strade non asfaltate sono impraticabili per tutti i tipi di veicolo...).
La roadhouse successiva è a Stuart Well, al Km 108, e vi troviamo, oltre ai soliti servizi per i viaggiatori, un recinto con canguri ed emù. A poca distanza, si può visitare la Camel Farm, un allevamento di dromedari che esporta questi animali in tutto il mondo, paesi arabi compresi (!). Qui, oltre ad osservare i dromedari nei recinti, si può partecipare ad escursioni o veri e propri safari nella steppa a dorso di dromedario.
I dromedari vennero introdotti nel deserto australiano nell'800, come mezzo di trasporto e di esplorazione. Questi animali si sono adattati molto bene all'ambiente, tant'è vero che attualmente si calcola che circa 15.000 dromedari selvatici vivano nei deserti dell'Australia centrale.
In breve raggiungiamo Alice Springs, che dista solo 91 km. La cittadina, delimitata dalla Stuart Highway e dal fiume Todd, è molto piacevole, ombreggiata e fresca. Possiede un bel mall (zona pedonale), corrispondente a Todd Street, con negozi di artigianato aborigeno aperti 7 giorni e un supermercato aperto 7 giorni dalle 6 alle 24. Per un bel panorama della città si deve salire ad Anzac Hill, la collina dedicata ai caduti della I guerra mondiale. Non va trascurata la visita alla sorgenti di Alice, da cui prende nome la città, e alla vecchia stazione telegrafica, che sorge proprio lì accanto.
Alice Springs merita una sosta di due giorni completi. Un giorno viene dedicato all'escursione nel Parco Nazionale West Mc Donnell: è un percorso di 328 km complessivi su strada asfaltata, che ci permette di esplorare una serie di gole con pozze d'acqua permanenti, di osservare la tipica vegetazione e la fauna del deserto e di essere istruiti sulla storia geologica della regione. La strada asfaltata termina a Glen Helen, una fattoria trasformata in albergo. Per proseguire oltre, bisogna organizzare una vera e propria spedizione con veicoli 4x4.
Il giorno successivo ci attende la catena East Mc Donnell. Imbocchiamo la Ross Highway, asfaltata, che ci porta al Trephina Gorge Nature Park, un canyon con pozze d'acqua permanenti dove possiamo fare due brevi escursioni a piedi: la prima (rim track), ci conduce lungo il bordo del canyon, con panorami che ricordano il parco nazionale Watarrka, e ritorno sul letto sabbioso del fiume; la seconda (panorama track) ci fa salire sulla collina oltre il fiume, consentendoci di apprezzare, oltre al panorama, le particolarità geologiche delle pareti rocciose che delimitano il gorge.
La Ross Highway termina alla Ross River Homestead, un agriturismo con bar, ristorante e alloggio. Ci sono anche dei recinti con cavalli, dromedari e canguri. Sulla via del ritorno, una deviazione di 33 km su strada non asfaltata ci porta ad Arltunga, una città fantasma sorta accanto a una miniera d'oro, che venne sfruttata dal 1887 al 1912. Ci sono un ottimo Visitors' Centre e un percorso tra i ruderi. Complessivamente, l'escursione negli East Mc Donnell Ranges è lunga circa 260 km.



8 Partenza: Alice Springs Tempo di
Arrivo: Tennant Creek spostamento: 6h
Distanza: 504 km Mezzo: auto

Lasciata Alice Springs, riprendiamo la Stuart Highway. Il paesaggio non è cambiato: la strada, perfettamente diritta, percorre una pianura cespugliosa, con qualche albero; intorno a noi l'orizzonte, delimitato da un cielo azzurro cosparso di nuvole bianche, si estende senza ostacoli per 360°. Si ha l'impressione di essere immersi in una realtà virtuale: prima o poi lo raggiungeremo e lo attraverseremo, cosa ci sarà dall'altra parte? Siamo forse capitati sul set del film Truman Show, che, guarda caso, è diretto dal regista australiano Peter Weir?
A circa 30 km attraversiamo il Tropico del Capricorno, segnalato da un monumento. Dopo la foto di rito, proseguiamo fino alla roadhouse di Aileron, a 133 km da Alice Springs, dove troviamo i soliti servizi per i viaggiatori. Dopo altri 52 km raggiungiamo Ti-Tree, dove ci sono una fattoria che produce frutta e verdura, la roadhouse che vende i prodotti della fattoria, tra cui vino al mango, e una galleria d'arte aborigena. Proseguiamo. A 15 km da Ti-Tree incontriamo, sulla sinistra, un monumento all'esploratore Stuart. Dopo altri 74 km siamo a Barrow Creek, ai piedi di una catena rocciosa, dove c'è uno dei più caratteristici hotel dell'outback, con gestore altrettanto caratteristico (da fotografare entrambi!).
A Wycliffe Well, che raggiungiamo dopo 98 km, c'è una roadhouse che merita una sosta: siamo nella capitale australiana degli UFO; qui intorno, a partire dal 1994, ci sono stati molti avvistamenti e molti incontri ravvicinati. All'interno della roadhouse c'è una ricca documentazione in proposito, e all'esterno c'è un monumento agli extraterrestri.
La roadhouse successiva è a Wauchope, a 17 km. Poco dopo entriamo nella Devil's Marbles Conservation Reserve, dove facciamo una passeggiata tra giganteschi massi tondeggianti di granito, risultanti dall'erosione di una catena montuosa (Davenport Range) in milioni di anni, e destinati a diventare, nel giro di qualche altro milione di anni, dei granelli di sabbia. Secondo gli aborigeni, invece, i massi sono le uova deposte da un essere mitologico: il serpente arcobaleno. Il luogo è piuttosto popolare, e non manca il furgone che vende bibite e panini...
Ancora 114 km e siamo a Tennant Creek: finalmente un centro abitato! Prima di recarci al campeggio, dove abbiamo deciso di pernottare, abbiamo il tempo di fare un breve giro della cittadina e di visitare la zona mineraria, trasformata in attrazione turistica. La città, infatti, come molte altre, deve la sua esistenza alla scoperta di un filone aurifero, ormai esaurito, negli anni '30.


9 Partenza: Tennant Creek Tempo di
Arrivo: Katherine spostamento: 8h
Distanza: 672 km Mezzo: auto

Partiamo presto. Dopo una decina di chilometri, vediamo sulla destra una vecchia stazione del telegrafo e di fronte, a sinistra, The Pebbles, un gruppo di massi tondeggianti che ricordano, in piccolo, i Devil's Marbles. Raggiungiamo in breve l'incrocio di Three Ways, con roadhouse e un (brutto) monumento a John Flynn, il fondatore del servizio del Medico Volante. Il paesaggio è cambiato: ci sono molti più alberi, cespugli gialli fioriti, e compaiono i termitai tipici del nord tropicale; vediamo anche delle mucche al pascolo. Ad Attack Creek troviamo un altro monumento a Stuart, e subito dopo deviamo a sinistra per percorrere un breve tratto di 14 km della vecchia Stuart Highway, più scenografica di quella attuale. Ritornati sulla nostra strada, a 98 km da Tennant Creek, superiamo la fattoria di Banka Banka.
A Renner Springs, 157 km a nord di Tennant Creek, troviamo il Desert Motel e tutti gli altri servizi per i viaggiatori. Qui viene posta convenzionalmente la linea di demarcazione fra l'arido Red Centre e l'umido, e quindi più verde, Top End, il nord tropicale.
Raggiungiamo Elliott, villaggio di 60 abitanti, con tre distributori, supermercato e ufficio postale. Poco più a nord, facciamo una breve deviazione di 7 km per vedere l'affascinante città fantasma di Newcastle Waters, dove troviamo il monumento al Drover, in ricordo degli uomini che, nell'800, conducevano le mandrie attraverso i deserti del centro verso i mercati e i porti del sud e dell'ovest, e il negozio di Jones, restaurato, del 1934.
La roadhouse di Dunmarra, a 350 km da Tennant Creek, dove si organizzano feste e rodei, funge da centro sociale e commerciale per gli allevatori della zona. Giunti alla roadhouse di Hiway Inn, posta all'incrocio con la Carpentaria Highway, prendiamo la breve deviazione per Daly Waters per andare a vedere lo storico Daly Waters Hotel, del 1893, considerato il più vecchio del Northern Territory.
Proseguendo, troviamo la roadhouse del villaggio di Larrimah, presso la quale c'è una piscina con un gigantesco coccodrillo d'acqua salata. Altri 76 km e siamo a Mataranka; circa 10 km prima di raggiungere questa cittadina, una breve deviazione di 8 km, su una strada asfaltata alla nostra destra, ci permette di visitare il cimitero di Elsey Station, dove sono sepolti i personaggi del romanzo We of the never never di J. Taylor Gunn, pubblicato nel 1908 e diventato un classico della letteratura australiana.
A Mataranka si può visitare Mataranka Homestead, un agriturismo a 7 km dalla highway, che offre una piscina termale con acque straordinariamente limpide; l'ingresso è gratuito e si può fare un bagno ristoratore. Un'altra ora di viaggio e siamo a Katherine, che dista 104 km e merita un giorno di sosta.

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