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Assisi: Di Santi E Di Eroi: Itinerario Francescano
Federica Botta

Sui passi del poverello di Assisi, pellegrino e viandante per vocazione, a perdere e poi ritrovare il senso della contemplazione.

Alle prime luci dell’alba, nebbioline candide e sottili s’innalzano dalle valli verso il cielo, cingendo i paesini arroccati sulle alture come collane di perle. Nell’aria, profumo di muschio e rugiada, cinguettare di passeri e pettirossi.

Un incanto da fiaba, un miracolo di pace e silenzio che sembra inneggiare alla santità. Cos&ìgrave; appare l’Umbria nelle calme mattine d’autunno, in un tripudio di colori intensi e venticelli freschi. Qui San Francesco meditava sulla serenità e ringraziava il Signore per i doni della natura. Qui, solo nelle grotte, contemplava il creato e gioiva della sua bellezza. Qui, infine, nei boschi a ridosso della città natale, scriveva una delle lodi più delicate mai indirizzate al cielo. Un canto di spiritualità e amore.
Ma di spirituale, a prima vista, Assisi non ha un granché. Passeggiando per le stradine di pietra rosa, tra le bancarelle e i negozietti di souvenir, tra i prezzi esorbitanti dei santini e rosari da miliardari, non si ha certo l’immagine della città santa. Tutto il paese è un grande bazar d’arte sacra, che non sembra nemmeno prendersi tanto sul serio, con le statuine del Santo affianco a quelle sacrileghe del frate grassoccio con il fiasco di vino.
Eppure qualcosa è nell’aria. Ti si appiccica addosso anche se, sudato e stanco, ti senti tutto tranne che ispirato. E’ qualcosa che si avverte, mentre ci si arrampica per l’estenuante salita tra le case vecchie di secoli, su, tra la folla di pellegrini, verso il sagrato più famoso, ascoltando per l’ennesima volta, in mille lingue diverse, la storia del figliolo del ricco mercante che abbandonò tutti i suoi beni sulla pubblica via. E’ qualcosa che sta l&ìgrave; e ti aspetta.
Infine la gente si dirada, giusto un poco, quel tanto per intravedere un bell’arco a sesto acuto di pietre color del tramonto. Dietro, la Basilica superiore di S. Francesco. Imponente, maestosa, stagliata contro il cielo blu indaco. Appare quasi all’improvviso dietro la schiena della folla, quando meno te la aspetti, quasi un regalo per essere arrivati sin quassù. A questo punto, poco importa se ai tempi del santo qui fuori le mura fossero tutta campagna. Se la sua casa fosse probabilmente altrove e se la sua chiesa fosse in realtà una piccola baracca. L’atmosfera mistica e l’aria devota hanno già compiuto il loro primo miracolo. Guardando le mura bianche e il bel rosone intarsiato baciato da fratello sole, ci si commuove.
Poi il cammino riprende, e il miraggio svanisce. Ancora botteghe. Stracolme di simboli sacri ormai svuotati di significato, e souvenir che cambiano colore con il tempo, di prodotti tipici affianco a sandwich all’inglese, di tessuti a ricamo e T-shirt con “saluti da Assisi”, di armi tradizionali in plastica e di ceramiche un po’ vuote, ma belle.
Eppure qua e là la magia ti prende di nuovo, un brivido passa per la schiena e gli occhi tremolano di lacrime ed emozione. Qui è una coppia di giovani pellegrini scalzi e scompigliati, armati solo di croce di legno e bastone, che ridono a crepapelle salendo. E chiacchierando in giapponese. Più avanti è una nicchietta dove, si dice, pregasse santa Chiara. Mentre passi accaldato, una piccola devota, biondissima e lentigginosa, s’inginocchia compita e stampa un bacio. Oppure è l’insolita atmosfera del museo dei Francescani in Amazzonia. Da una parte le vecchie foto in bianco e nero degli indigeni pettinati e laccati, ridotti in gonnellina a pieghine, dall’altra le moderne immagini delle ultime tribù sopravvissute e l’invito, sincero, ad amare e accettare il diverso.
Poi ancora, salendo, quasi inciampi nell’incredibile presepe costruito tutto con sassolini rosa del Subasio e minuscoli coppi di terracotta. Le case all’interno sono ricreate perfettamente. I focolari ardono nei camini, gli artigiani lavorano. Li c’è il Santo che prega, là il pastore che rientra con il gregge. Tutto sembra voler contribuire a creare un’atmosfera soave, mentre una musica in crescendo pare annunciare l’imminenza di un grande evento.
All’eremo delle carceri, nella pace che il bosco millenario riesce a conservare nonostante l’invasione dei visitatori, esplode l’incredibile. Un paesaggio mozzafiato, fatto di dolci colline e morbidi boschi, di aria tersa e ombre fresche di alberi plurisecolari. Uno scoiattolo si ferma a guardarti. Un’upupa lancia il suo ultimo richiamo prima di migrare. Respirando l’aria antica della minuscola grotta dove pregava il piccolo fraticello, viene spontaneo seguire il suo esempio e fermarsi a contemplare. Le grandi querce contorte, il ritmico sgocciolare dell’acqua, l’azzurro del cielo, il passaggio veloce di una nuvola. Queste grandi opere stupiscono. Questa quiete è il vero miracolo. E la perfetta letizia.

STRILLI LATERALI
“…la storia del figliolo del ricco mercante…”
“… Questa quiete è il vero miracolo…”
.PERCORSO
da Assisi a S. Maria degli Angeli; 100 Km circa
auto
2-3 giorni (un weekend)
foto, trekking, volo libero, sci di fondo, snowboard

Arte e storia *****
Natura ***
Sport e divertimenti ***

Difficoltà: bassa
Costo: medio-basso


1^TAPPA
PARTENZA: Assisi
ARRIVO: Assisi
DISTANZA: 5-6 km ca.
TEMPO DI SPOSTAMENTO: tutto il giorno
MEZZI DI TRASPORTO: passeggio

Una visita ad Assisi è inevitabilmente in salita. Ovunque riusciate a parcheggiare, per non perdersi, basta andare verso l’alto. E faticare, quasi in penitenza.
Arrivando sia da nord che da sud, la città appare sullo sfondo, arroccata sulla pendice scoscesa del Monte Subasio. La statale corre in basso, nella piana del Tevere, detta Valle Umbra. Salendo lungo la N.147 che costeggia le mura romane, si incontrano numerosi parcheggi liberi o a pagamento. Lasciate l’auto e rassegnatevi a camminare. Come il piccolo pellegrino.
Per cogliere il vero senso della visita ai luoghi di vita del santo, non serve correre a vedere i monumenti più famosi. Il fascino dell’antico borgo sta nelle mura rosa delle case, nei particolari intarsiati sui portoni massicci, nell’attenzione delicata degli abitanti a sistemare i vasi di fiori lungo le piccole vie.
Entrando da Porta S. Pietro, uno splendido arco in pietra dell’età romana, appare sullo sfondo la Basilica di S. Francesco, recentemente restaurata dopo il sisma del 1997. Forse il poverello di Dio non avrebbe condiviso le scelte di grandezza e maestosità dell’edificio, ma nell’insieme la chiesa è un incanto. Dal sagrato alla corte interna, sino alla cripta inferiore, dove è conservato il corpo del santo, nonostante l’onnipresente folla dei pellegrini, tutto pare grandioso e solenne. Come spiegano gli esperti, ciò è sicuramente dovuto alla sovrapposizione delle due chiese, l’inferiore e la superiore, dove lo stile gotico delle navate e delle decorazioni si fonde alla solidità delle costruzioni e dei campanili romanici. In realtà, l’ignaro visitatore che osserva beato, coglie solo l’effetto voluto dal costruttore a simbolo dell’ordine dei francescani: forza e leggerezza.
Lungo via S. Francesco, che procede verso la Rocca, l’elenco dei monumenti celebri è fitto e sproporzionato alle poche centinaia di metri del percorso. Il Palazzo Bernabei, la Loggia dei maestri comancini, la chiesa di S. Margherita, il Palazzo Giacobetti, l’Oratorio dei Pellegrini... Ma nel tripudio d’arte e architettura, c’è qualcosa di umano che prende un posto nel cuore. Il museo dei francescani in Amazzonia e il presepe di Giancarlo Bocconi, in sassolini e vera terracotta, ambientato nell’Assisi Medioevale. La ricostruzione è una piccola opera d’ingegno, con le case e le botteghe perfette in ogni dettaglio, persino dentro le minuscole stanze. Si osserva stupiti un’insolita natività dentro una Porziuncola ancora più piccola di quella vera, si spia il Santo in alcune sue scene di vita quotidiana e si ammira l’Assisi libera e ghibellina dei mercanti e viaggiatori com’era alla fine del 1100. Pare quasi di vedere Bernardone che tratta dentro il suo emporio. A chi vuole, Giancarlo narra della sua storia, della sua avventura, a metà tra la follia e la vocazione. Della passione improvvisa che lo ha spinto, come dopo una chiamata, a lasciare il suo lavoro per dedicarsi a far conoscere la vera vita del santo. Lui che non sapeva neppure battere un chiodo. Mentre il gentilissimo artista racconta, una musica trionfale scuote le strette navate della chiesa dove è esposto il presepe e fa correre brividi lungo la schiena. Ancora una volta, mentre si ascolta stupiti e increduli dell’ennesimo miracolo le lacrime salgono agli occhi e sembra davvero Natale.
Secondo alcuni studi, lungo la stessa via potrebbe essere situata la vera casa del fondatore dei francescani, chiusa tra i resti della torre del padre e di una piccola chiesa scomparsa. Se ne può vedere solo il portone, subito dopo il presepe, proprio sotto l’archetto sulla destra.
Continuando sulla strada si arriva alla Piazza del Comune, su cui si affacciano il Palazzo dei Priori e la casa del Capitano del Popolo, segni imponenti dello scontro, simbolico oltre che politico, tra il potere papale e quello comunale. Da una parte costruivano i rappresentati del libero commercio e delle arti, i Priori e i soldati, cercando di arrivare sempre più in alto e mostrare la loro grandiosità. Dall’altra rispondevano, a suon di chiese e cattedrali, i messi papali.
In cima alla salita sorge infatti la chiesa di S. Chiara. Alla sua sinistra, scendendo per Via S. Agnese, c’è S. Maria Maggiore. Tornando indietro e continuando a salire verso la Rocca Maggiore, si trova il Duomo di S. Rufino. Tutte opere splendide, adornate da affreschi in stile giottesco, appartenenti a vari maestri tra cui lo stesso Cimabue. Tutte paiono costruite per sfidare il tempo e per fermare lo scorrere dei secoli: pietre massicce, rosoni intarsiati di sasso, campanili mastodontici e robusti; piazzali luminosi e piastrellati di bianco, colonnati ombrosi rivestiti di marmo. Tutto come allora, in un salto nel XII secolo.
A Natale, poi, ogni cattedrale, abbazia o monastero, fa a gara con le altre per allestire il presepe più bello, in sintonia con la tradizione che vuole il Patrono della città l’ideatore della rappresentazione della natività. Ovunque belati di pecore di gesso, suoni di cornamuse, freschi ruscelletti ricreati con la stagnola. E stelle luminose, pastori adoranti e bimbi in fasce nelle mangiatoie. Un grande omaggio alla festa più bella.
Con un ultimo sforzo, infine, si arriva su, sino all’apice della collina, dove i resti monumentali della Rocca Maggiore ci riportano al tempo di Federico Barbarossa. Guerra e pace. Ancora un forte contrasto, ancora un balzo nel tempo, per una città che pare vivere di contraddizioni.


2^TAPPA
PARTENZA: Assisi
ARRIVO: Parco del Subasio
DISTANZA: 25 km ca.
TEMPO DI SPOSTAMENTO: una giornata
MEZZI DI TRASPORTO: auto

Riprendendo l’auto, la visita continua costeggiando le mura e scendendo, lungo le indicazioni, a S. Damiano. Nello splendido convento si raccolsero le prime sorelle con S. Chiara, e nel 1125 S. Francesco compose il suo commovente Cantico delle creature. Si può decidere di scendere anche a piedi, lungo il percorso pedonale che segue l’itinerario giubilare.
Sempre con l’auto, per evitare i 5 km di salita ripida, seguendo le indicazioni si raggiunge l’Eremo delle carceri, il luogo di ritiro dove S. Francesco e i suoi frati si “carceravano”, nelle grotte della montagna, in contemplazione. E’ un angolo magico, dove si coglie nell’aria quello spirito che spingeva i fratelli alla ricerca della letizia e alla gioia per le opere del creato. Passando per le porticine strette del convento, costruito sopra la grotta del Santo, ci si immerge nell’atmosfera mistica del posto, per poi uscire nel bosco a scrutare il cielo e le stelle, come gli ispirati dell’epoca.
Si può parcheggiare subito davanti all’ingresso, ma la sosta è a pagamento. L’alternativa è lasciare l’auto qualche tornante più in basso, in un grande piazzale di terra e sassolini, dove è possibile anche pernottare con il camper e salire gli ultimi metri a piedi. Nell’eremo si può pernottare in piccoli gruppi di preghiera o da soli, nelle celle del piccolo convento, per qualche giorno di totale spiritualità.
Molto meno per lo spirito e molto più per il corpo è la Taverna delle Carcerelle, una piccola pensione con ristorante che si incontra lungo il cammino e dove vale la pena di fermarsi per un boccone.
Ancora più su, risalendo sulla strada che si fa di terra, si entra nel Parco naturale del Monte Subasio, uno dei più antichi istituiti dalla Regione. In pochi metri la temperatura diminuisce, l’aria si fa fresca e leggera per l’altitudine e il cammino si perde in morbide onde di pascoli. Qualche cavallo, un gregge di pecore, poche mucche sdraiate tranquille a ruminare. Ancora pace, silenzio e natura. Di tanto in tanto, la vela, leggera e muta, di uno dei numerosi parapendii che si lanciano dalla vetta, si staglia coloratissima contro il cielo, a ricordarci che siamo già entrati nel XXI secolo.
La strada procede sino al passo e permette a tutti di arrivare sino alla cima, ma posteggiare nelle piazzole segnalate e continuare a piedi, sui prati a perdita d’occhio, regala sicuramente un’emozione in più. Nel parco si avvistano facilmente poiane e falchi, volpi ed istrici, discendenti, chissà, di quei fortunati che parlarono con il Santo.


3^TAPPA
PARTENZA: Monte subasio
ARRIVO: S. Maria degli angeli
DISTANZA: 40 km ca.
TEMPO DI SPOSTAMENTO: una giornata
MEZZI DI TRASPORTO: auto

Continuando lungo la strada e scollinando al valico, si attraversa tutto il monte riscendendo dal lato opposto. Incontrerete le indicazioni per la Chiesa di S. Silvestro sulla destra. E’ un incantevole monastero di clausura, visitabile, con un piccola chiesa del 1025 in pietra, spoglia e molto mistica. Il silenzio e l’aria serena fanno il resto.
Dopo 20 chilometri si trova Collepino, uno stupendo borgo medievale perfettamente restaurato. Alla sua sinistra, seguendo le indicazioni per un’altra decina di chilometri, c’è Armezzano, altrettanto incantevole.
Continuando la discesa, in direzione Foligno si arriva a Spello, la “splendidissima colonia Julia” dei Romani. La cittadina merita una visita e una sosta, soprattutto al tramonto, quando la luce vermiglia del sole cadente accentua il rosa delle pietre delle mura. Arrivando dal Subasio si entra nel borgo dall’alto, per Porta Montanara. C’è un piccolo parcheggio gratuito, solo per le auto e spesso vuoto, proprio sulla sinistra dell’ingresso.
Questa volta la passeggiata sarà tutta in discesa, proseguendo per via Julia, via Garibaldi e via Cavour. E’ lungo quest’asse, che taglia in due la pianta medievale da nord a sud, che sono situate le chiese di maggior pregio, affrescate dal Pinturicchio e dal Perugino. Dall’alto, S. Lorenzo, S. Andrea e S. Maria maggiore.
Al centro, in Piazza della Repubblica, il Palazzo comunale, anch’esso romanico, con la biblioteca e gli archivi comunali che preservano documenti del 1370. Da sopra la piazza, in prossimità della chiesa di S. Lorenzo, si può svoltare a ovest verso Porta Venere, con le sue splendide torri dodecagonali, un po’ il simbolo della città.
Giunti all’arco dell’imperatore Augusto, si può scegliere di risalire verso la Rocca di Albornoz, unico imponente resto del periodo repubblicano. In fondo alla via principale resta anche la Porta consolare, in realtà di costruzione più recente, ma recante le statue originali dei tre consoli della colonia.
Ripresa l’auto, si può riprendere la statale 75 verso Assisi per l’ultima visita alla grandiosa cattedrale di S. Maria degli angeli. Costruita attorno alla piccola cappella della Porziuncola, dove San Francesco ebbe le prime visioni, l’immensa chiesa ruba un po’ di fascino all’atmosfera mistica dei luoghi, ma vale la pena di fare un ultimo bagno di folla e pellegrini. E’ facilmente raggiungibile perché spicca nella piana; da ogni angolo potrete vedere la madonnina d’oro sulla cupola, ed è anche segnalatissima. Più complesso sarà trovare un posto per l’auto. I parcheggi sono a pagamento e pienissimi.
Il cerchio si chiude nel simbolo più chiaro del contrasto stridente che anima tutta la vita delle località francescane. Semplicità e maestosità sfrontata, povertà e culto del bello, spiritualità e turismo. Eppure c’è sempre un piccolo spazio per un miracolo di Natale, che regala un po’ di commozione.


COMMENTO AL VIAGGIO

Si possono visitare Assisi e i suoi dintorni per l’arte o per la fede, per le specialità culinarie o per la natura semplice e silenziosa. In ogni caso, non aspettatevi di trovare solo una di queste cose. E’ sempre necessario accettare di convivere con tutta la strana folla di visitatori che fa le esperienze più diverse. Dall’artista in cerca di ispirazione, al frate scalzo, al giovane spericolato in cerca di rocce da scalare e prati per volare. Comunque, non si è mai soli. E si finisce inevitabilmente per trovare quello che si va cercando.
Le alternative al viaggio con l’auto propria sono quelle classiche. In treno, in aereo, in autobus. Evitate i viaggi organizzati, stile parrocchia, da 300 partecipanti, perderete tutta la magia della visita e la spiritualità dei luoghi.
In molti conventi è possibile pernottare se si è soli, e il vero pellegrinaggio, fatto a piedi e con la sola compagnia di sé stessi, è quello che regala l’incanto più bello.


.SCHEDA ASSISI

Provincia: Perugia.
TELEFONO: prefisso Assisi 075; Spello 0742.

Come arrivare
Auto: autostrada del sole Firenze-Roma A1, da nord uscita Valdichiana, da sud uscita Orte. Poi, da Roma grazie alla superstrada per Cesena E45, da nord la 75 bis direzione Perugia, poi verso Assisi sulla 75 per Foligno. Noleggio auto: Avis, Perugia, aeroporto S. Egidio, tel.075-6929346; Hertz, tel.075-2439500.
Aereo: arrivando a Perugia per proseguire con altri mezzi, da Milano Malpensa tutti i giorni con tre voli giornalieri, da Palermo con scalo a Ciampino una volta al giorno tranne i week-end, da Olbia il venerd&ìgrave; e la domenica. Aeroporto di S. Egidio: tel.075-592141.
In treno: le linee ferroviarie nazionali via Foligno da Roma o da nord passano per Assisi. In genere, gli intercity o Eurostar non fermano. L. 25.000 da Roma, L. 35.000 da Milano.
In autobus: il mezzo più comodo dopo l’auto propria. Linea Sulga, da Firenze, Napoli e Roma (Tel.075-5009641)

Clima e periodo indicato per il viaggio: Assisi e l’Umbria si possono visitare tutto l’anno, e di fatto non esiste alta o bassa stagione. In base alle manifestazioni che più attraggono, si può scegliere tranquillamente qualsiasi periodo. Il clima è continentale, caldo d’estate e freddo d’inverno. Le nevicate sono frequenti da novembre a marzo, ma non abbondanti. Non piove molto, per cui anche d’inverno è facile incontrare splendide giornate di sole e cielo terso. Ad agosto può essere piuttosto afoso.
Bagaglio/abbigliamento: la sera, anche d’estate, rinfresca abbastanza, per cui non dimenticate un golf di cotone o di lana. Nella stagione fredda portate piumino, cappello e guanti di pile, il vento non perdona. Scarpe da trekking (ed eventualmente bastone) anche se non volete fare escursioni, le visite sono comunque faticose.

Indirizzi utili
Servizio turistico territoriale: V. Santa croce 1, tel.075-812450.
Ufficio informazioni turistiche: Piazza del Comune 12, tel.075-812534.
Associazione Guide turistiche dell’Umbria: tel.075-815228.
Parco regionale del Subasio: tel.075-815181.
Indirizzi internet: www.umbria.turismo.it, ww.umbria2000.it

Acquisti in loco: esempi dell’artigianato locale sono soprattutto i merletti e i ricami in genere, la cui arte è tramandata nei secoli dalle clarisse di clausura, e la riproduzione in miniatura delle armi medievali.
Cucina/Bevande: i prodotti tipici abbondano nelle vetrine dei negozi. Ricordiamo per scrupolo il tartufo nero, il pecorino, gli strangozzi (pasta fresca), i liquori dei frati (rosolio, nocino, lacrime di cinghiale), i salumi stagionati (la famosissima norcineria, dalle salsiccette secche sino ai “coglioni di mulo”).
Visite: tutti i monumenti restano aperti tutto il giorno. L’ora di pranzo, quando tedeschi e giapponesi gustano i piatti tradizionali nei ristoranti, è il momento migliore per entrare nelle chiese, un po’ più deserte, e nei santuari. I musei e le pinacoteche in genere sono aperti solo la mattina, anche di domenica.

Fotografia: dato l’elevato numero di monumenti massicci e imponenti, se volete andare oltre la foto ricordo è necessario un obiettivo decentrabile, che permetta di riprendere tutto l’edificio senza l’effetto di distorsione dei grandangoli. Un polarizzatore vi aiuterà ad accrescere il blu già brillante del cielo. Non dimenticate un cavalletto portatile (nell’interno di chiese e musei non si può usare il flash).

Guide consigliate: se non siete degli appassionati d’arte e musei, non preoccupatevi di acquistare qualcosa sin da casa. Sul posto troverete bancarelle attrezzatissime, con piccoli opuscoli e grossi libri dalle L.3.500 sino alle L.70.000 per gli illustrati. Molto buona la versione del Touring club per Assisi e quella di Grassetti Editore per Spello.

DORMIRE/ MANGIARE/DIVERTIRSI
Assisi
Dormire: Assisi offre un’incredibile varietà di pernottamenti, ben 84 alberghi in città!
Subasio - 4 stelle, tutti i comfort e parcheggio, incredibile vista panoramica e spazio per animali domestici, con prezzi da L.150.000 la singola a L.370.000 la doppia- Tel.075-812206.
La Rocca - Con camere dalle L.35.000 alle L.75.000 - Tel. 075-812204.
C’è un campeggio in via S. Giovanni Campiglione 110, Internazionale Assisi - Tel.075-813710.
Si può avere ospitalità rurale a Villa Gabbiano, Capodacqua - Tel.075-8065278.
Nei conventi si possono fare ritiri spirituali e di preghiera, seguendo le regole monastiche: Sacro Convento di S. Francesco (Tel.075-816188); Monastero di S. Coletta, anche per semplice foresteria, (Tel.075-812345); Monastero di S. Giuseppe, come ostello (Tel.075-812332).
Mangiare: quasi tutti i ristoranti nel centro storico sono alloggiati negli edifici medievali e quindi molto pittoreschi. Offrono cucina locale, cortiletti interni da incanto, vini tipici e corposi.
La Buca di S. Francesco, il Medioevo e la Taverna dell’arco sono giusto in centro, vicino alla Piazza del Comune, e offrono ottimi pranzi per L.40-70.000 a persona. Più complesso trovare un locale economico. Panini e sandwich terminano nei bar prima di mezzogiorno, e le pizzerie sparse per le vie chiudono alle 13.00. Un’alternativa possono essere i ristoranti Pozzo della mensa e Il Viaggiatore, che offrono menu turistici e piatti di pasta.
Divertirsi: tra le feste e fiere, il Giorno dell’ascensione, con processioni in costume e giochi medievali. Poi CalendiMaggio, con scontro tra la “parte di sopra” e la “parte di sotto”, e Palio di S. Rufino (30 agosto), in abiti storici. Il 3 e 4 ottobre, giornata nazionale di S. Francesco patrono. A Natale presepi, spettacoli e danze nell’Assisi di un tempo.
Parco del Subasio
Mangiare: Oltre alla già citata Taverna delle Carcerelle, lungo la via, c’è la Baita panoramica del Subasio, in una costruzione certo non medievale, ma in posizione ottimale per le escursioni.
Spello
Dormire: L’Albergo del Teatro, piccolo e accogliente, è in via Giulia, ottimo punto di riferimento per le visite. C’è un grazioso campeggio in località Chiona, camping Umbria (Tel.0742-6517729.
Mangiare: se non siete vegetariani, provate da Il Cacciatore, a Spello (Tel.0742-651141), ottima cucina regionale a base di cacciagione. L’unica pizzeria al taglio è di fronte all’arco consolare e chiude alle 12.30.
Divertirsi: tra feste e fiere, il Corpus domini, le infiorare a Spello, uno spettacolo unico di arte e petali. Poi la Sagra dell’olio nuovo a Carnevale, con la sfilata dei carri dei raccoglitori per le vie della città.

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