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Marina Pozzetti

Viaggio nell'antichissima Siria, dove nacque la parola scritta e dove popoli dell'oriente e dell'occidente si scontrarono, ed incontrarono, per decine e decine di secoli.

Siamo partiti dall'aeroporto di Bologna sotto il diluvio universale, dopo aver imbarcato noi e le nostre cose, zuppi d'acqua estiva. L'umidità che ci è rimasta addosso non era un problema rispetto allo scandaloso ritardo del successivo volo da Amman a Damasco...sei ore.
Quindi, arrivo a Damasco alle quattro del mattino...ma non è male incominciare un viaggio così.
Se per giorni si deve rimanere fuori delle regole, meglio farlo da subito, vedendo la città buia e deserta.
Non succederà più perché alla luce Damasco è caos, rumore infinito, polvere, calore e clacson.

Andare in Siria d'estate non è da pazzi come può sembrare. Intanto soffia sempre un vento teso, che all'ombra diventa fresco e permette di affrontare spavaldamente anche i siti col sole a picco nelle ore incandescenti. E poi, vantaggio non secondario, la paura del caldo estremo rende gli itinerari turistici in pratica deserti. Proprio com'è più bello vederli e come noi li abbiamo visti.
Cercavamo soprattutto dei riferimenti, dei legami con altri paesi visitati in passato: Grecia, Libia, Turchia, Tunisia, la stessa Italia naturalmente, ed altri ancora. E di nuovo è apparso evidente, attraverso i tanti segni arrivati a noi con l'archeologia, che sono la stessa storia e la stessa cultura che uniscono i popoli del Mediterraneo, tutti nati dalle stesse acque. Un mare che per tutti i paesi che vi si affacciano è il confine segnato dalla natura, che perciò divide, ma allo stesso tempo unisce. Non è difficile infatti immaginare le migliaia di navi le cui rotte si intrecciavano su quest'acqua per portare da un porto all'altro persone e merci, che poi proseguivano su rotte di terra, per raggiungere i posti più lontani del mondo conosciuto. Abbiamo quindi visto Ebla, dove è stata trovata la storia minuziosa di questo fitto traffico di commerci, scritta su tavolette d'argilla, con la prima scrittura conosciuta.
Lontano dal mare, circondato da terre fertili e montagne, il Crac des Chevaliers chiamava invece a raccolta dentro le sue mura altri potenti uomini, per scopi ben diversi. I cavalieri crociati lasciavano le proprie dimore, scendevano dal nord e qui venivano a misurare la loro sete di conquista e la loro fede. E spesso a morire, in guerre sanguinose.
Siamo entrati nei teatri vuoti, luoghi affascinanti ed evocativi. Non c'era sicuramente differenza tra un attore siriano che recitava nel teatro di Bosra ed un attore greco in un suo teatro. Anche gli spettatori li possiamo immaginare simili. Probabilmente persino il pubblico di oggi è, in fondo, come quello dell'antichità. Sta seduto al suo posto e aspetta che qualcuno lo faccia pensare, ridere, emozionare. Poi, sera dopo sera, nel tempo, quelle emozioni continuano a rinnovarsi attraverso il rito magico della recitazione.
E' stato perciò con una certa soggezione che siamo saliti sul proscenio, esattamente nello stesso spazio che gli attori occuparono. Non abbiamo resistito al desiderio infantile di fare la prova dell'acustica. Anche questa una magia...
Uno di noi si è arrampicato fino allo scalino più alto del teatro. Un altro è salito sul palcoscenico ed ha recitato una poesia, con voce bassa, che tutti però abbiamo sentito; anche l'amico lassù...
Poi abbiamo girato per le città, fatto piccole spese, siamo entrati nei negozi, abbiamo comperato la frutta e i saponi di Aleppo all'olio di oliva, per i quali ci è stata promessa pelle vellutata. Abbiamo parlato quando era possibile, siamo stati guardati spesso con curiosità. Qualche volta abbordati. Ma siamo stati sempre molto bene.
Abbiamo visto ancora tanto altro, che si affolla nella memoria e che piano piano ognuno metterà in ordine, perché questo viaggio, la Siria e i Siriani, facciano parte dei ricordi migliori. Quelli indimenticabili.


PERCORSO

Da Damasco a Damasco - Km compless. 1500 ca.
Aereo, auto
7-8 giorni
foto
Arte e Storia *****
Natura ***
Sport e Divertimento *

Difficoltà: media
Costo: medio


Tappa 1
Partenza: Damasco
Arrivo: Damasco
Distanza: 20 km
Tempo di spostamento: 3h
Mezzo: auto, passeggio

Appena arrivati a Damasco, ritirata l'auto a noleggio e reperita una sistemazione, cerchiamo subito di entrare in contatto col mondo nuovo in cui ci troviamo.
E' il mercato il vero centro delle città d'oriente, e allora entriamo subito nel suq. E' un mondo semplice, c'è chi vende, chi compra e chi guarda, perciò penetriamo nell'angusto budello per fare la nostra parte: di chi guarda e compra. Da qui in poi saremo avviluppati in odori, colori, chiacchiere, voci, suoni, da cui ognuno trarrà il proprio piacere: nel fotografare, nel parlare, nel fare "affari", nel tuffare le mani tra le cose, o semplicemente nel guardare.
Attenzione però che questa serenità non venga compromessa ...infatti si rischia di essere irrorati di insetticida che viene spruzzato da un'auto, ad altezza d'uomo, in una grande nube bianca che non fa distinzioni tra persone, cibi in mostra e scarafaggi, che dovrebbero alla fine risultare le sole vittime dell'operazione.
Anche questo accade nel suq di Damasco in pieno giorno, tra la folla, nel dolce canto dei muezzin...
Al confine col suq la grande Moschea degli Omayyadi, centro della città vecchia. Per entrare e per tutto il tempo della visita, le donne devono indossare una pesante, lunga e sicuramente sporca palandrana che rende il caldo insopportabile.
Certo se la passano peggio le ragazze-signore-vecchie gravemente avvolte e oppresse
dall'abito nero che lascia scoperti solo gli occhi...talvolta nemmeno quelli; e quando sotto
il drappo nero che copre completamente il viso si scorge la forma degli occhiali, non possiamo,
almeno noi donne, fare a meno di inorridire.
Camminando ancora nelle viuzze del suq s'incontrano altre moschee e caravanserragli per
brevi soste. Maggiore attenzione merita il Palazzo Azem, perché è un bell'edificio
ed è un museo curioso e popolare. Famiglie intere in visita, coppie mano nella mano, fiori,
zampilli, alberelli, bimbi e donne velatissime. Nelle stanze del palazzo sono allestite scene di vita siriana, di lavoro, di preghiera, con manichini in grandezza naturale. Viene voglia per esempio di fotografare il derviscio finto che, azionando una levetta, comincia a girare su se stesso, oppure di fare la macro di un chicco di riso su cui è stata scritta una poesia, e via così...Ma non fatelo se non volete essere rincorsi dai guardiani attentissimi.
Vi sembrerà un'informazione da nulla sapere che nel palazzo vendono i ghiaccioli, ma vedrete!
Nella stessa giornata c'è forse tempo sufficiente per il Museo Nazionale, nel quale sono esposti reperti archeologici importanti e in modo didattico è descritta l'attività svolta in Siria dalle missioni archeologiche straniere.
I pezzi sono molto belli, e due sale sono assolutamente imperdibili, ma sono chiuse! Si tratta di una Sinagoga dell'anno 257 da Dura Europos e di un ipogeo da Palmyra, qui ricostruiti. Per farle aprire occorre rivolgersi con bei modi al guardiano delle sale che riguardano Palmyra, che peraltro sono le più belle. Si può invece saltare senza rimpianti l'ultimo piano, quello della pittura contemporanea, copiatura siriana della peggiore pittura occidentale.
Prima di entrare meglio bere nel baretto all'aperto, sulla destra; il museo è bollente e molto disidratante.


Tappa 2
Partenza: Damasco
Arrivo: Aleppo
Distanza: 450 km
Tempo di spostamento: 7h
Mezzo: auto

Da Damasco ci spostiamo poi verso nord per una sessantina di chilometri, per raggiungere il Monastero bizantino di San Sergio a Maalula. Il reggente vi descriverà la chiesa e l'antico altare. Gran amante dell'aglio, allegro e sapiente, appassionato di Gialli Mondadori, ha piccoli oggetti da vendere, subito acquistati. Ma, soprattutto, è un monaco poliglotta che conosce l'antico aramaico e parla volentieri, di alfabeti, di oriente e occidente, dell'Italia e della Siria e di molto altro ancora.
Alla osservazione che tanta erudizione ci pareva sprecata in quel posto lontano da tutto, ha risposto alla nostra ingenuità: "io vado dove mi porta l'obbedienza".
Poi siamo ripartiti verso nord, abbiamo raggiunto Homs e svoltato a ovest in direzione Tartus; dopo un paio d'ore, a metà strada tra le due città, abbiamo finalmente raggiunto il Crac Des Chevaliers. Il Castello dei Cavalieri è per grandezza e potenza delle architetture quello che rappresenta il concetto di castello nell'immaginario dei bambini. Come in un gioco ci ha inghiottiti dentro i suoi passaggi bui, sui ponti e nei corridoi grigi, dalle volte altissime. Nelle immense stalle, che potevano contenere 400 cavalli, sembrava di sentirne la presenza e il respiro, così come si poteva immaginare la vita delle 4000 persone che lo abitavano 800 anni fa. Un'umanità brulicante e colorata, rumorosa, tra fumi e odori intensi.
E avanzando sempre più nell'interno, la nera stanza delle torture, i resti del bagno turco, e poi la piazza,
la chiesa, le sale di riunione e di preghiera. Abbiamo camminato, siamo saliti e scesi fino allo sfinimento poi, convinti di aver visto il castello più bello del mondo, siamo ripartiti.
Sulla strada in direzione di Aleppo abbiamo superato Hama e, ad una sessantina chilometri da quest'ultima abbiamo raggiunto Ebla.
Il sito archeologico era deserto. Anche il lavoro degli archeologi era sospeso, ma se ne vedevano bene le tracce. In particolare la copertura a protezione dei muri a secco, che sono parte della grande scoperta archeologica di 20.000 tavolette di argilla in scrittura cuneiforme, che formavano la Biblioteca Reale. Un archivio enorme il cui studio ha consentito di ricostruire la storia, l'economia, la struttura sociale e la cultura di questa civiltà del III millennio a.C., e di apprendere che i suoi commerci e i suoi mercati diffusi in un'area geografica vastissima ne facevano una vera potenza economica.
Quindi, di Ebla più che da vedere c'è da sapere. E siccome molto è stato scritto in italiano perché italiana è la missione archeologica che fece la straordinaria scoperta, sono disponibili in Italia molti testi importanti. Alcune tavolette sono esposte nei vari musei siriani ed è un'emozione vedere la testimonianza dell'invenzione della scrittura, ancora stupefacente oggi, dopo quasi 5.000 anni dalla sua nascita.
Alla sera, dopo un'altra sessantina di chilometri, abbiamo finalmente raggiunto Aleppo, per importanza e grandezza la seconda città della Siria.


Tappa 3
Partenza: Aleppo
Arrivo: Aleppo
Distanza: 100 km
Tempo di spostamento: 2h
Mezzo: auto

Aleppo è più piccola di Damasco e più ordinata, benché rumorosissima. La città sta avendo
un grande sviluppo commerciale e industriale che si nota dai nuovi quartieri cementati e dall'inquinamento. In pieno centro l'imponente e forte architettura della Cittadella incombe sulla città: conviene visitarla per il bellissimo panorama della città dall'alto. Appena sotto la cittadella c'è il mercato, dove bisogna assolutamente entrare. Tra una contrattazione e l'altra si incontrano edifici antichi (moschee, madrase, caravanserragli) attorno ai quali nei secoli è cresciuto più o meno spontaneamente il suq, che è fitto fitto, intricato e buio, e molto bello.
E' un suq che inghiotte...occorre perciò essere saggi.
Da visitare è anche il Museo Nazionale, che è interessante benché dei reperti archeologici siano esposte molte copie, gli originali delle quali sono a Berlino. Anche il quartiere cristiano è da vedere, perché davvero diverso dal resto della città per struttura e atmosfera.
Ad una quarantina di chilometri a ovest di Aleppo si trova Qala'at Samaan, la basilica eretta per ricordare l'asceta San Simeone, che rimase per 36 anni su un'alta colonna e là in cima celebrava la messa, predicava e rispondeva alle domande dei fedeli (purché maschi...). La chiesa, formata da quattro basiliche ancora in buono stato, fu terminata nel 490 d.C. ed era al tempo la più grande del mondo. Al centro conteneva la colonna, di cui è rimasto solo un masso perché pare che a piccoli pezzetti, come reliquie di pietra, i fedeli l'abbiano nel tempo asportata. Di tutto questo ciò che rimane ora è un luogo che si fatica a lasciare, tanto è luminoso e commovente per l'armonia delle architetture, dei colori e del paesaggio. Inoltre, ci ha ricordato che San Simeone è il personaggio che ha ispirato Luis Bunuel per un breve e bellissimo film, Simon del deserto.


Tappa 4
Partenza: Aleppo
Arrivo: Hama
Distanza: 250 km
Tempo di spostamento: 4h
Mezzo: auto

Alla mattina partenza in direzione sudovest, per raggiungere l'antica città siriana, poi romana, cristiana e infine di nuovo siriana di Apamea. Le rovine sono in aperta campagna, il che le rende imponenti, soprattutto la strada principale, il cardo, di circa 2 km, con il colonnato quasi completamente eretto. E' un sito sorprendentemente bello, come lo è il museo che si trova in paese: è ricavato in un grande caravanserraglio e contiene straordinari mosaici pavimentali. La mano corre alla macchina fotografica, ma non si può...Il divieto permette però a qualche insistente giovane del luogo di fare un piccolo guadagno vendendo le sue foto a chi non le può fare.
Dopo ancora un'ora di viaggio, stavolta verso est, arriviamo a Qasr Ibn Wardan, base militare bizantina del VI secolo. Il luogo appare deserto ma, evidentemente, da chissà dove siamo stati avvistati dal guardiano che si materializza con la sua moto per staccare i biglietti ed aprirci il portone.
La fortezza è bellissima: a grandi righe rosse di cotto, e nere di basalto. Il suo orizzonte è il deserto.
Alla sera raggiungiamo la città di Hama, per un meritato riposo.


Tappa 5
Partenza: Hama
Arrivo: Hama
Distanza: 10 km
Tempo di spostamento: 4h
Mezzo: passeggio

Ad Hama non si possono assolutamente perdere le enormi ruote sul fiume Oronte, chiamate norie. Parola mai sentita...il vocabolario consultato in Italia definisce noria "una macchina per sollevare acqua tramite una serie di tazze fissate su una catena o nastro che scorre tra due tamburi rotanti mossi da un motore, da un animale o da un uomo".
Le ruote, disseminate lungo il corso del fiume, sono ben 17, e hanno un diametro che può arrivare fino a 20m. Sono macchine imponenti e rumorosissime. Quella di fianco al nostro ristorante non ci ha permesso mai di parlare e ha continuato a girare inarrestabile.
A proposito di cibi, qui va per la maggiore un dolcetto bianco lattiginoso che è la specialità del luogo e si trova ovunque. E' sopravvalutato ma mangiabile.
La città è pulita e sembra anche ricca. Nella sua storia nera c'è, nel 1982, la repressione nel sangue di una rivolta di musulmani dissidenti. Hama venne bombardata dagli aerei e intervenne l'esercito; si calcola che i morti furono 25.000. Tutte le tracce sono state cancellate e naturalmente è meglio abolire questi fatti dagli argomenti di conversazione.


Tappa 6
Partenza: Hama
Arrivo: Palmyra
Distanza: 200 km
Tempo di spostamento: 3h
Mezzo: auto

L'indomani siamo di nuovo sulla strada, e la destinazione è finalmente Palmyra.
Nell'attraversare ancora una volta il deserto siamo folgorati dalla sua spettacolarità. I vortici di sabbia, che vediamo in lontananza alzati dal vento, sono enormi colonne effimere che si guastano e si riformano, e il baluginare di luci che sembrano d'acqua sono miraggi, proprio quelli dei fumetti d'avventure. Il deserto ha il colore dorato del sole.
Avanzando il territorio non è più arido, ma si fa verde e diventa il più dolce paesaggio che esiste, quello di palme. Avanziamo ancora e alle palme si aggiungono olivi e melograni. L'oasi è sempre più fitta di alberi e più verde e all'orizzonte più prossimo già sono visibili i templi arroventati dal sole. Sopra un'altura, il castello arabo si confonde col colore della pietra.
Per una non rara assurdità urbanistica la strada principale, camionabile, passa in mezzo al sito archeologico, per cui a pochi metri uno dall'altro troviamo l'arco monumentale e un camion cisterna che trasporta benzina.
Dimentichiamo il pericolo per i monumenti che si nasconde dietro questa situazione, molliamo tutto in albergo e ritorniamo sulle rovine, cioè su quello che resta di una metropoli dell'antichità. Sì perché Palmyra in un periodo della sua storia, attorno al II secolo d.C., era ricca e potente: nodo stradale importantissimo per i commerci con la Persia, l'India, la Cina e nella direzione opposta con l'Italia. Per questo era forse, nei limiti territoriali del tempo, quella che oggi chiameremmo una città cosmopolita, la cui ricchezza permise straordinari abbellimenti e la costruzione di strade a colonne, santuari, monumenti, terme. Tutto questo in uno stile unico, che nasce da tante diverse influenze, senz'altro la greca e la romana, ma anche l'orientale.
Ciò che resta di tanta grandezza è davanti a noi, imponente, e allora si dovrebbero elencare tutte le rovine da vedere: il tempio di Bel, il teatro, le sculture, l'agorà, le strade colonnate, le tombe. Ma questo elenco non si deve fare, perché niente è da escludere di Palmyra. Va vista tutta e se possibile bene.
E' bello invece ricordare il personaggio più leggendario della civiltà palmirena, Zenobia, regina forse usurpatrice o forse solo donna artefice della propria leggenda. Era un'amazzone coraggiosa e colta e, come Cleopatra, da cui diceva di discendere, bruciata dalla stessa ambizione di potere. Lo scontro con Roma fu la sua fine e, guerriera sconfitta, dovette sfilare in catene, d'oro ovviamente, essendo regina, davanti ai vincitori . Cronisti dell'epoca la danno poi decapitata, altri in esilio a Tivoli sposata ad un senatore romano. Piace propendere per questa seconda ipotesi...
Stabilito che la parte archeologica va tutta vista, bisogna cercare un guardiano disposto a mostrare la fonte Efca, che è la sorgente da cui è nata e si alimenta l'oasi. Noi non ci siamo riusciti e per questo vorremmo che riuscissero altri.
Servirà ad equilibrare le emozioni una passeggiata dentro l'oasi. Proprio dietro al Tempio di Bel, da una piccola strada sterrata può partire la piccola gita a piedi tra palme e olivi, pietre e muretti che formano un paesaggio delicatissimo, che contrasta col deserto intorno. Non sarà difficile incontrare un contadino cortese che vorrà parlare, offrendo un melograno del suo campo.
Per ultimo, ma non per importanza, il castello arabo. Da lassù, girando attorno alle mura si vede un "paesaggio totale", per definire il quale non è ancora stata inventata la parola. In lontananza le rovine, più sotto il deserto, dall'altra parte la città nuova, poi dietro ad una grande nuvola di polvere gli scavi di minerali, e verso sera il tramonto. Tante persone, per tempo, si siedono in terra sotto le mura del castello e aspettano che il sole scenda e porti col colore il fresco e la notte.


Tappa 7
Partenza: Palmyra
Arrivo: Damasco
Distanza: 450 km
Tempo di spostamento: 7h
Mezzo: auto

L'ultima città, e l'ultima tappa del viaggio, è Bosra, situata a circa 150 km a sud della capitale Damasco. Bosra conobbe grande prosperità in diversi periodi del suo lungo passato. Fu capitale nabatea e romana; potente città sia in epoca cristiana che musulmana. Una visita attenta agli scavi permette di vedere i segni della stratificazione storica. Ora è una città morta. Solo il suo teatro, elegante, di basalto nero, sopravvive, come è giusto che sia .
E' il più bel teatro visto in Siria e sicuramente uno dei più belli esistenti. Contrariamente alle regole costruttive dei teatri romani, questo non poggia sul fianco di una collina, ma è eretto da tutti i lati. Per una inspiegabile bizzarria il teatro venne fortificato con mura, torri e fossati e divenne una vera e propria fortezza inespugnabile. Tutto questo nei secoli ha perduto valore e uso, fuorché il teatro, che per i suoi 15.000 spettatori continua ad essere vivo oltre il tempo.
Questo meraviglioso monumento alla cultura è anche il nostro saluto alla Siria e non potrebbe essere un saluto migliore. Damasco ci attende, e da lì un aereo che ci riporterà a casa, in Italia.

COMMENTO
Quello descritto non è ovviamente il solo percorso possibile. Si sono infatti tralasciati luoghi sicuramente importanti, come Dura Europos sull'Eufrate e Ugarit. Considerando però una settimana o poco più, il percorso dovrebbe dare un'idea più che concreta di ciò che la Siria può offrire.
Un'ottima opzione, se si ha più tempo a disposizione, è di proseguire da Bosra verso sud, per dirigersi in Giordania, visitando così un'altra importante "fetta" del magico Medio Oriente.

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