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Alberto Sordi

Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul, chiamatela come volete, sarà sempre la stessa.
Città posta sull'ultimo lembo d'Europa, antica capitale di uno dei più grandi imperi del mondo occidentale, simbolo di una nazione asiatica che vuole essere europea, crocevia di genti e culture diverse, caotica, frenetica, disorganizzata, vitale, artistica, polverosa, rumorosa.
Insomma Istanbul, nulla di più e nulla di meno.

E' l'Oriente magico e misterioso ad un'ora d'aereo: leggende e miti che si intersecano nella nostra memoria storica, accavallandosi e confondendoci. Sono moschee silenziose di fianco a mercati brulicanti, è il Palazzo del Sultano (sentite il richiamo delle Mille e una Notte?), sono le velate donne musulmane a passeggio con ragazze in jeans, è la lingua quasi araba scritta in caratteri latini, ed è il Bosforo...quante navi di genti diverse, quante battaglie hanno visto queste acque?
"...Romani e Greci urlate, dove siete andati!" canta Guccini in Bisanzio, portandola a simbolo di tutte le contraddizioni ed i cambiamenti di un'epoca. Ed è così, Istanbul è contraddittoria, come lo sono la sua posizione geografica (un po' in Europa, un po' in Asia; tra il Mediterraneo e il Mar Nero) e la sua storia (città-stato ellenica, capitale dell'Impero Romano d'Oriente, capitale dell'Impero Ottomano). Ma forse, anzi sicuramente per questo, il fascino sottile che evoca il suo nome non è mai diminuito col tempo. Passano gli anni ed i secoli, passano i millenni, sulle persone cala la polvere dell'oblio, ma Lei è sempre lì; diversa, cambiata, cresciuta, ma sempre lì, ultimo lembo di un'Europa che ancora non esiste, porta sull'Asia dalle mille promesse.
Bisanzio, Costantinopoli, Istanbul, chiamatela come volete, sarà sempre la stessa.

Dai ponti sul Bosforo potrete ammirare lo spettacolo serale della città che si illumina, la teoria quasi infinita di minareti all'orizzonte, appoggiati sui colli che movimentano il tessuto urbano, proprio come quelli della sua sorella d'Occidente, Roma.
Istanbul è una città-leggenda, e basterà poco a farsi trascinare della sua antica malìa. Chiudete gli occhi ed ascoltatela: i rumori non sono quelli conosciuti e famigliari, il mormorio costante della gente ben presto somiglierà alla risacca del mare, fluido ed ipnotico, onnipresente.
E gli odori? Ah! L'odore di Istanbul! E' l'odore del pesce cotto e mangiato sulla banchina del porto, delle tantissime rivendite di kebap, della frutta esposta nella miriade di mercati, delle spezie al Mercato Egizio, ma è anche l'odore dei gas di scarico del traffico intenso di una città in movimento, del sudore della gente al lavoro, della polvere e del cemento. Tutto mescolato, unito, quasi promiscuo, ma inconfondibile: è l'odore della vita.

Istanbul è una città che non va "affrontata", ma vissuta per com'è, senza lasciarsi prendere dalla tentazione di criticare ciò che non capiamo (il mondo islamico sarà sempre il nostro vicino amato/odiato), senza rimpianti per quello che è andato perduto, ed apprezzando quello che offre.
Un po' di rispetto in fondo non guasta: che diamine, ha 3000 anni, non è una ragazzina!


Arte e Storia *****
Natura **
Sport e Divertimenti **
Difficoltà: bassa
Costo: medio/basso


Palazzo di Topkapi e Aya Sofia

Andare ad Istanbul e non visitare il Topkapi è un po' come andare a Parigi senza fare un salto alla Tour Eiffel. Banale finché si vuole, ma inevitabile. Del resto stiamo parlando di uno fra i più grandi musei del mondo, e saltarlo solo per spirito di contraddizione è la classica zappata sui piedi.
Lo trovate nella Città Vecchia, corrispondente all'antica Bisanzio, e si affaccia direttamente sul Bosforo. Raggiungerlo non è difficile, basta prendere la metropolitana di superficie e scendere al quartiere Sultanahmet, e da lì andarci tranquillamente a piedi, attraversando le strette vie del quartiere.
Il Topkapi è stato per tre secoli la residenza dei Sultani, ma scordatevi la magnificenza di una Versailles o del Quirinale; all'occhio occidentale risulterà spoglio (in più, obiettivamente non è neppure tenuto molto bene), dovunque vi accompagnerà un forte odore di polvere, dovuto alla grande distesa di tappeti, e per visitarlo occorre necessariamente accodarsi ad un gruppo con guida (obbligatorio).
Un buon motivo per visitarlo è comunque dato dal Tesoro Imperiale, che sicuramente vi farà brillare gli occhi. Accanto ai bagni, in alcune stanze disadorne, contenuta da bacheche in alluminio anodizzato dall'aspetto poco sicuro, vi si presenterà una messe incredibile di gioielli, metalli preziosi lavorati in fogge bellissime, armature ricchissime, servizi di piatti e bicchieri splendenti.
Difficile descriverlo: pensate solo alla presenza di uno smeraldo di più di 3 kg, un diamante da 86 carati, un trono d'oro massiccio...
Più, ovviamente, tutto il resto.
Se ce l'avete fatta a staccare gli occhi dal Tesoro, uscendo vi troverete di fronte Aya Sofia (Santa Sofia), basilica cristiana inaugurata nel 548 d.C., e trasformata in Moschea nel 1453, quando Mehemet il Conquistatore ne prese possesso. Purtroppo la cultura coranica è estremamente intransigente sulla rappresentazione delle creature che hanno un'anima, e tutti gli incredibili affreschi Bizantini vennero ricoperti di intonaco, rovinandoli. Nel 1935 Atat(rk, padre della moderna Turchia, la dichiarò salomonicamente museo, togliendo così all'una o all'altra religione ogni pretesa sull'edificio.
Rimane un simbolo di questa città contraddittoria. Entrando non potrete fare a meno di notare le scritte coraniche di fianco alle immagini sacre cristiane, emblematicamente unite dalla decisione dello statista.
Aya Sofia è tutto e niente. Era nata per la gloria del Dio di Abramo, ma non è più basilica e non è più moschea, è l'Oriente e l'Occidente uniti per forza o per amore, sono due culture che da secoli si incontrano e si scontrano.


La Moschea Blu

La Sultan Ahmet Camii (Moschea del Sultano Ahmet) è un altro dei simboli di Istanbul, ed è bellissima. Entrando (ricordatevi di togliervi le scarpe), il silenzio al suo interno vi aggredirà, ammutolendo anche il più ciarliero turista del mondo.
Come tutte le moschee è spoglia, non ci sono inginocchiatoi o sedie come nelle nostre chiese, niente immagini sacre, proibite dal Corano, ed i fedeli pregano in ginocchio rivolti alla Mecca, separati dagli "infedeli" da una balaustra.
Accucciatevi anche voi sui folti tappeti, e lasciate che il silenzio vi entri dentro. Dalle vetrate istoriate e colorate entra una soffusa luce azzurra, che si deposita sui versetti coranici dipinti ad arte sulle pareti: un momento di calma, prima di rituffarvi nella rumorosa vita della città.


Il Gran Bazar

A poca distanza, scendendo per Yeniceriler Caddesi, troverete il Kapali (ar(i, o Gran Bazar.
Se vi piacciono i mercati...beh, qui avrete pane per i vostri denti! 4000 negozi, collegati da un dedalo di vie coperte, bar, ristoranti, banche. Gente che compra, venditori che si sbracciano, inservienti dei bar che trasportano tè o caffè.
Tutti vendono tutto: borse con marchi famosi (non so quanto originali...), impianti stereofonici, pezzi d'antiquariato locale, libri, vestiti, tappeti (molti tappeti...), oro lavorato (bellissimo), gioielli, cappelli, scarpe, ombrelli, tende, stoffe...una cornucopia da fare invidia ad un qualsiasi e banalissimo Ipermercato nostrano.
Attenzione ai prezzi! Qua si tratta, si dice un prezzo, lo si modifica, si va via, si viene richiamati, si aggiunge qualcosa, si rifiuta, ci si offende, ed alla fine ci si mette d'accordo. Quello che forse diverte di più, è che si tratta in Lire. Non le nostre lirette italiane, ma con l'omonima valuta turca, perennemente perseguitata da una svalutazione galoppante; vi troverete così a discutere sul prezzo di una maglietta a suon di milioni!
Sapere a quanto stia adesso la Lira Turca è un problema, la valutazione flette da un giorno all'altro. Al tempo del viaggio di chi scrive (valga solo come esempio), 50 Dollari fruttarono 14.000.000 di Lire Turche! Ed al cambio successivo, tre giorni dopo, furono ancora di più.


Mercato Egiziano delle Spezie

Andando verso il porto, incontrerete il naturale proseguimento del Gran Bazar: il Mercato delle Spezie. La struttura è la stessa, si tratta sempre di vie coperte ed attrezzate a negozio, ed anche il più distratto dei turisti si accorgerebbe della differenza, non fosse altro per l'odore!
Qui le bancarelle sono piene del classico "ben di Dio", e tra dolcetti, frutta, caffè, caviale, polveri colorate non ben identificate ed ovviamente spezie di tutti i tipi, verrete quasi aggrediti da un muro olfattivo quale non vi capiterà forse mai più di percepire.
Tutto è esposto con una tale cura ed un gusto nell'accostamento dei colori da lasciare meravigliati. Inoltre, spesso i commercianti vi offriranno assaggi gratuiti; non tiratevi indietro, ne vale la pena.
Attenzione però: entrambi i mercati sono chiusi alla domenica.


Zona del Porto

Nella zona del porto c'è... beh, il porto! Gente che va e viene, traghetti per la riva asiatica, mercati all'aperto, imbarcazioni ormeggiate che cuociono il pesce e ve lo servono in mezzo a due fette di pane, rivenditori di kebap (carne di montone cotta e mangiata al volo), incredibili dolmu( (minibus) ricavati da vecchie ed enormi auto americane, personaggi più o meno affidabili (ed alle volte convenienti) che vi proporranno gite sul Bosforo.
Se volete farvi un giretto sulla riva asiatica, oppure semplicemente vedere Istanbul dall'acqua, questo è ovviamente il posto giusto.
Il problema è che gli orari sono scritti soltanto in turco, quindi dovrete cercare di capirvi coi bigliettai, e non è detto sappiano l'inglese. In compenso, i procacciatori di passaggi "in nero" si arrangiano parlando diverse lingue, magari mescolate fra di loro, ottenendo l'effetto straniante e quasi comico del frate eretico ne Il nome della Rosa. Di solito, però, sono comunque abbastanza comprensibili.
Con loro, fingete iniziale disinteresse e tirate sul prezzo, ben presto avrete notevoli sconti sull'importo richiesto, risparmiando un bel pacco di Lire Turche, e non spaventatevi troppo dell'aspetto della barca: sembrerà quella di Braccio di Ferro, ma galleggia abbastanza bene.
Addirittura, con un modico aumento di prezzo, il mediatore vi farà da guida nel posto in cui volete andare, facendo la fila per voi alle biglietterie, aspettandovi all'uscita e riaccompagnandovi alla barca: praticamente servizio completo.


Dolmanbah(e Sarayl

Il Palazzo di Dolmanbah(e è, se vogliamo, piuttosto assurdo. Immerso in un grande e bellissimo giardino che guarda il Bosforo, venne ricostruito nel 1814 in stile occidentale. L'effetto finale lascia sconcertati, con tracce di stile orientale disperse nel barocchismo dello stile europeo dominante, tra marmi ed enormi balaustre, un lampadario da quattro tonnellate (!) che incombe sui visitatori, rigorosamente scortati ed accompagnati dalle guide (obbligatorie), attraversando saloni immensi e sovraccarichi di decorazioni, collegati fra loro da corridoi che sembrano autostrade a quattro corsie.
Chi soffre di agorafobia è meglio rimanga fuori, potrebbe farsi prendere da un attacco d'ansia!
A parte gli scherzi, è un edificio veramente strano, un'imitazione fuori luogo delle regge europee piantata in mezzo alle moschee. E' però di interesse storico, visto che la Sala del Trono ospitò i deputati della Camera Ottomana alla loro prima riunione, e che qui morì Kemal Atat(rk, alle 9:05 del 10 novembre 1938.
Da allora gli orologi dell'intero palazzo sono stati fermati, e segnano ancora il momento del decesso.




(sk(dar

E' un quartiere residenziale sulla riva asiatica, molto tranquillo e caratteristico, facilmente raggiungibile coi traghetti di linea.
Se non siete mai stati in Asia, questo è il momento buono per poter raccontare di averla vista. Con poche decine di migliaia di Lire (Turche), potrete passeggiare tra le sue vie fatte di mercatini, negozietti e moschee, con pochi turisti a ricordarvi che non siete poi molto lontani da casa.
Nulla di particolare da segnalare, tranne la quiete e la pace presenti, a fare da contrasto alla frenesia del centro di Istanbul; qui potrete veramente camminare senza evitare di essere travolti da un taxi, o fermarvi a guardare la facciata di un edificio senza essere abbordati dalle fastidiose guide acchiappa-polli della città.


COMMENTO AL VIAGGIO

Il viaggio si è svolto tra fine novembre ed inizio dicembre. Il tempo non eccezionalmente bello (il clima di Istanbul è continentale) ha però significato poche code e pochi turisti.
Da Istanbul è ovviamente possibile noleggiare un'auto e partire alla scoperta della nazione di cui la città è simbolo, la Turchia. Ciò sia a scopo marittimo-balneare, con le molte spiagge disponibili sulla costa, che a scopo culturale, con l'esplorazione delle regioni storicamente più significative, come ad esempio la Cappadocia.

Il presente percorso, completo di immagini e cartine, lo trovate sul nr.4 (settembre '99) di Marcopolo Guida Viaggi, la rivista del turismo intelliGENTE, in edicola a L. 5.000; richiedila al tuo edicolante di fiducia. Per abbonamenti (L. 48.000 - 12 numeri) ed arretrati (L. 9.000 cad.) spedisci l'apposito coupon nelle ultime pagine della rivista allegando la ricevuta di versamento postale.
Marcopolo Guida Viaggi: percorsi di viaggio PENSATI, VISSUTI e RACCONTATI da Voi Viaggiatori. E mail: marcopologv@libero.it

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