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Alto Lazio, Tuscia
Cesare Lepri e Simona Di Bella

Dagli Etruschi ai Farnese

Quando si parla di vacanze, o meglio, di viaggi, generalmente si è soliti pensare a luoghi lontani ed irraggiungibili, come se fossero l'unico rimedio efficace contro gli stress e le ansie provocate dal nostro frenetico vivere quotidiano. Questa sorta di "sindrome esotica" affligge molti di noi, facendoci sempre più spesso dimenticare che il paese in cui viviamo è colmo, come pochi altri, di luoghi di notevolissimo interesse, sconosciuti a molti e magari proprio dietro l'angolo di casa.

Luoghi raggiungibili in poche ore di auto, e comunque in grado di esibire splendide attrattive di valore storico, archeologico, artistico e naturalistico. Uno di questi luoghi è certamente la Tuscia, la zona nell'alto Lazio tra la Maremma toscana, l'Umbria ed il Tirreno, prevalentemente in provincia di Viterbo; essa racchiude tutte quelle caratteristiche che noi spesso ricerchiamo dall'altra parte del mondo, sobbarcandoci magari ore di aereo: mare, colline, laghi, boschi ed arte e storia a volontà. I retaggi di un glorioso passato sono tutti lì ad attendervi, dalle superbe necropoli etrusche, ai centri storici di origine medievale traboccanti di castelli, rocche, palazzi e monumenti, frutto della magnificenza della famiglia Farnese, che da qui partì per quella rapida e felice ascesa che le consentì di dominare in Italia e in Europa. Ma il merito di tanta ricchezza è dovuto in particolare ad Alessandro Farnese, che divenne papa nel 1534 con il nome di Paolo III, il cui mecenatismo qualificò la famiglia Farnese fra le maggiori protettrici di letterati, artisti e musicisti, beneficiando Roma, Parma, Piacenza e, appunto, la Tuscia. E come se tutto ciò non bastasse, potrete trovare ristoro nelle acque termali della zona o tornarvene a casa con un buon prodotto di artigianato locale, molto florido da queste parti. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per fare di questi tre giorni un viaggio di alta qualità.
Il capoluogo, Viterbo, potrà essere la vostra base di partenza per le escursioni consigliate. Visitandola, capirete immediatamente di non essere in una città satellite di Roma, come spesso erroneamente si crede. Infatti Viterbo, nonostante i continui contatti con la capitale, non si è mai snaturata, mantenendo nel tempo una sua peculiare identità, che sarà davvero interessante scoprire.



PERCORSO

PARTENZA: Viterbo
ARRIVO: Viterbo
KM COMPLESSIVI: 370 ca.
DURATA DEL VIAGGIO: 3 giorni
MEZZI DI TRASPORTO: auto

Arte e storia: *****
Natura: ***
Sport e divertimento: ***
Attività: trekking, birdwatching, fotografia, nuoto
Difficoltà: bassa
Costo: medio/basso

Tappa 1
Partenza: Viterbo
Arrivo: Viterbo
Distanza: 100 km
Tempo di spostamento: 2/3h
Mezzo: auto

Si parte dalla città di Viterbo, che presenta alcuni aspetti architettonici di origine farnesiana, come il quattrocentesco Palazzo Farnese, noto per aver ospitato la famiglia del futuro Papa Paolo III, e la Strada Farnesiana, l'odierna Via Cavour, ricca di palazzi gentilizi dell'epoca.
Proverete l'emozione di un viaggio nel passato camminando per le viuzze, tra le case e le torri e sotto gli archi del ben conservato centro storico duecentesco, il Quartiere di S. Pellegrino. Se non vi siete già persi, seguite Via S. Lorenzo e arriverete all'omonima piazza, dove si trovano la Cattedrale romanica e il famoso Palazzo Papale (1255-1267), con l'elegante e raffinata Loggia dei Papi.
In città ci sono inoltre musei archeologici, d'arte sacra, chiese di elevato valore artistico ed un'elegante via pedonale, ottima per uno shopping davvero a buon mercato.
A nord di Viterbo, a circa 10 km, si trova la città etrusco-romana di Ferento (Ferentum), con un teatro di età augustea ben conservato e tuttora utilizzato, varie necropoli etrusche e la bellissima Villa Lante di Bagnaia (verso est), ideata dal Vignola, con le due simmetriche palazzine. Il giardino all'italiana, impreziosito da numerose fontane e dal gioco fantasioso delle acque che allietavano le passeggiate del cardinale De Gambara nel Cinquecento, costituisce una delle più significative creazioni del tardo rinascimento.
Uscendo da Viterbo in direzione nord, verso Tuscania, a non più di 5 km si trovano delle piscine naturali a cielo aperto, alimentate dalle sorgenti di acqua sulfurea del Bullicame. Già ricordate da Dante nell'Inferno, sono da sempre il luogo dove i viterbesi amano passare il loro tempo libero. Se preferite l'ufficialità, niente paura, ci sono anche stabilimenti termali attrezzati, come le vicine Terme dei Papi.
Ripartite quindi in direzione ovest, e a circa 9 km dal centro della città sarete a Castel d'Asso, paesino alto sulle rupi di fronte alla omonima necropoli; è segnato da tre valli successive, con al vertice, ben conservato, il quadrato delle fortificazioni medievali. Qui, nel 1817, fu scoperta la prima necropoli rupestre etrusca. Lo spettacolo offerto dalle tombe variamente intagliate nella roccia, distribuite su due, o anche tre ordini sovrapposti, è veramente suggestivo. Con scarse testimonianze del periodo arcaico (VI sec. a.C.), la necropoli ebbe il suo maggior splendore nel corso della fine del IV e II secolo a.C. Da notare la raffigurazione della Finta Porta, la Porta dell'Aldilà, e la Tomba Grande con facciata, la più spettacolare. Nel vasto ambiente sepolcrale sono conservati quattordici sarcofagi, dei quaranta che vi furono trovati.


Tappa 2
Partenza: Viterbo
Arrivo: Viterbo
Distanza: 120 km
Tempo di spostamento: 3h
Mezzo: auto

Caprarola, a circa km 20 a sud di Viterbo, è raggiungibile percorrendo la panoramica via Cimina, dalla quale si domina il sottostante Lago di Vico. Arrivando in paese, si percorre una lunga strada in salita in fondo alla quale si intravedono, tra le case, una scalinata ed una luminosa ed imponente costruzione, che esplode una volta giunti alla sommità della via: è il grandioso Palazzo Farnese, uno dei monumenti più noti della Tuscia. Edificato da Alessandro, nipote di Paolo III, e prezioso gioiello dell'architettura rinascimentale, è il più importante esempio del manierismo romano tardocinquecentesco. Le sue sale, visitabili, sono ricche di affreschi dei fratelli Zuccari. Caprarola conserva anche una chiesa, S. Maria della Consolazione, voluta da Odoardo Farnese, di notevole valore architettonico.
Da Caprarola dirigetevi poi verso Civita Castellana e dopo km 13, sulla destra, troverete Falerii Novi, o meglio i ruderi del paese che nacque nel 241 a.C., fondato dalle popolazioni di Falerii (l'odierna Civita Castellana) in fuga dalle truppe romane. I suoi resti sono grandiosi: una cinta muraria di forma trapezoidale perfettamente conservata, costituita da grandi blocchi di tufo rosso in opera quadrata, si estende per 2.108 m con 50 torri quadrate e un fossato sul lato orientale.
Tutto ciò che rimane della città, devastata dai Normanni nel X secolo, sono la chiesa romanica di S. Maria di Falerii e l'abbazia adiacente.
Proseguendo, dopo 5 km si giunge a Civita Castellana, l'antica Falerii, capitale dei Falisci, tra rupi e scoscesi che costituivano una notevole difesa naturale. Nel suo Viaggio in Italia, Goethe vi trascorse la notte, mentre si avvicinava a Roma, e così descrisse la città: "costruita su tufo vulcanico nel quale m'è parso di ravvisare cenere, pomice e frammenti di lava. Bellissima la visita del castello: il monte Soratte, una massa calcarea che probabilmente fa parte della catena appenninica, si erge solitario e pittoresco. Le zone vulcaniche sono più alte degli Appennini, e solo i corsi d'acqua, scorrendo impetuosi, le hanno incise creando rilievi e dirupi in forme stupendamente plastiche, roccioni a precipizio e un paesaggio tutto discontinuità e fratture".
Entro la cittadina sono i ruderi del Tempio dello Scasato (fine IV - III sec. a.C.), mentre sulle rupi vicine, a Penna, Valsiarosa, Terrano, Colonnette, Cappuccini, Montarano e Celle, si trovano le necropoli (VIII - III sec. a.C.), al cui interno sono deposti ricchi corredi in ceramica di produzione falisca (IV - III sec. a.C.), tradizione che continua tutt'oggi grazie agli artigiani della zona. Nei locali del Forte Sangallo si trova il Museo dell'Agro Falisco, con numerosi reperti della storia e della cultura del popolo del Falisci, che vanno dal X al I sec. a.C.
Poco meno di 10 km a sud-ovest di Civita Castellana c'è Nepi, posta ai limiti del territorio falisco-etrusco, che condivise con la vicina Sutri le vicende militari legate all'espansione di Roma. L'abitato antico era su uno sperone di tufo alto sulle valli, ma alle difese naturali i Falisci aggiunsero una cerchia di mura in conci di tufo (IV sec. a.C.), di cui sono visibili le imponenti rovine (lato di Porta Romana) e sulla quale fecero poi perno le opere di difesa rinascimentali, realizzate dai Borgia e dai Farnese.
Le necropoli sono ubicate nelle vicine località di Gilastro, Vigna Pentriani, S. Feliziano, La Massa, Fosso Cisternella e Fosso Cerreto. Scavate nel resistente tufo litoide, caratteristica geologica del territorio, coprono un arco di tempo che va dal VII al I sec. a.C., ed hanno tombe a fossa e a camera con loculi di deposizione nelle pareti. Da non perdere l'interessante Museo Civico presso il Palazzo comunale, che conserva numerosi reperti archeologici (epigrafi, statue) per lo più di epoca romana.
Da Nepi bisogna seguire le indicazioni per Roma e dopo 6 km si raggiunge la via Cassia; dirigetevi verso Viterbo e dopo 9 km arriverete a Sutri, che ebbe il suo splendore nel periodo etrusco (dal IV sec. a.C.), quando, fortificata sull'altura di tufo (visibili i resti), sbarrava la strada e controllava il commercio nella parte più interna d'Etruria al confine con il territorio falisco. Da qui la denominazione di Tito Livio di "porta dell'Etruria". Nella collina di tufo, sulla quale insiste l'abitato, per oltre duecento metri sul fronte della via Cassia è ben visibile la necropoli etrusca di tipo rupestre, che riprende modelli ed architetture piuttosto diffusi nella regione. Di essa sono oggi visibili 64 tombe, disposte su più livelli (dal III sec. a.C. al I sec. d.C.).
A metà di questo affascinante nastro di tombe sorge uno dei più suggestivi monumenti antichi della Tuscia: l'anfiteatro di Sutri (I sec. a.C.), interamente scavato nella roccia tufacea della collina, con l'asse maggiore di 49 m e quello minore di 40. Privo all'esterno di una precisa sagoma architettonica, all'interno mostra gradinate, corridoi di accesso e porte di ingresso.
Da Sutri, seguendo le indicazioni, in un batter d'occhio (6 km) sarete a Ronciglione, appartenente al Ducato di Castro e Ronciglione, istituito da Paolo III nel 1537. Provenendo da Roma è la prima località del percorso che si incontra (Km 46 Strada Cassia Cimina). Tra i monumenti, i Torrioni farnesiani, resti di una roccaforte di origine quattrocentesca, e la Fontana dei Liocorni, di committenza farnesiana, risalente al XVI secolo.


Tappa 3
Partenza: Viterbo
Arrivo: Viterbo
Distanza: 150 km
Tempo di percorrenza: 4h
Mezzo: auto

Ripartite da Viterbo imboccando la Via Cassia in direzione nord e, dopo circa 32 km, dopo avere costeggiato l'omonimo lago (la strada è panoramica), sarete a Bolsena (Volsinii), fondata nel 264 a.C. dai superstiti abitanti di Velzna (Orvieto) in fuga dalle truppe romane.
Le ricerche archeologiche hanno portato alla luce i resti della città antica, che nei secoli II e I a.C. fu un importante centro romano. I resti del trono fittile di Dioniso, detto "delle Pantere", sono conservati, assieme a numerosi altri che testimoniano la lunga vita di Volsinii e dell'area lacuale, nel Museo presso la Rocca Monaldeschi. Da visitare la Collegiata di S. Cristina ove si trova l'altare del miracolo del Corpus Domini, avvenuto nel 1263; è un pezzo di rara bellezza dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco. Sotto la chiesa ci sono da visitare le catacombe.
A Bolsena passa la Via Francigena, l'itinerario della fede medievale, che sin dal X sec. portava i pellegrini dalla Francia e dalla Galizia a Roma per poi proseguire verso Gerusalemme. La via è molto ben indicata tra i campi, e si può percorrere anche in mountain bike.
A questo punto, non potete perdervi un paesino davvero fuori dal tempo: Civita di Bagnoregio, "il paese che muore". Chiedete a Bolsena la strada per Bagnoregio, la conoscono tutti, e forse per questo non vi sono indicazioni. Il tratto è in salita, panoramico, e in una quindicina di minuti percorrerete i 10 km per arrivare a destinazione. E' necessario lasciare l'autovettura al parcheggio, e bisogna percorrere a piedi un ponte sospeso lungo circa 800 metri sulla valle dei calanchi, che con acrocori poggiati sull'argilla offre visioni di notevole suggestione. Il paese, abitato ormai da poche decine di abitanti, è davvero pittoresco, e purtroppo sta morendo a causa della continua erosione che sgretola inesorabilmente l'altura di tufo, poggiante su una melma di argille, su cui è edificato.
Rientrati a Viterbo, dirigetevi ora verso ovest e dopo 24 km vi attende Tuscania. La felice posizione, tra il mare, il lago di Bolsena e le regioni interne, crocevia di vie commerciali, la resero una delle maggiori città etrusche, centro di botteghe artigiane per la produzione di sarcofagi figurati in nenfro e in terracotta. Sono però scarsi i resti archeologici del periodo.
Le principali necropoli ricche di monumenti, sempre di tipo rupestre con tombe, sono quelle della Peschiera, con un grande tumulo, e le tombe del Dado (VI sec. a.C.), di Pian di Mola e della Madonna dell'Olivo. Quest'ultima necropoli ospita una serie di tombe arcaiche (VI sec. a.C.), ben 22 sarcofagi scolpiti, ricchi corredi bronzei e la famosa tomba della Regina. Si tratta di un ipogeo dalla pianta complessa per i numerosi cunicoli su più livelli, orientati in direzioni diverse, mai stati compiutamente esplorati e di cui si ignora ancora oggi la funzione.
Nel Convento rinascimentale di S. Maria del Riposo è allestito un ricco museo, con ingresso gratuito.
Da Tuscania proseguite verso sud-ovest per circa 28 km, ed ecco Vulci (Montalto di Castro), i cui resti sorgono su di una vasta piattaforma calcarea di circa 100 ettari, protesa da un lato sul fiume Fiora. Fu una delle più grandi città-stato dell'Etruria, già menzionata nei Fasti Capitolini del 280 a.C. Nell'area dell'abitato, oggi oggetto di nuovi scavi e ricerche, i resti etruschi si alternano e confondono con quelli romani. In più punti, laddove mancava la difesa naturale, appare la forte cinta muraria in blocchi regolari di tufo (IV sec. a.C.). Ben conservati, il podio di un tempio etrusco (V sec. a.C.) ed una domus signorile tardo-repubblicana con il vicino Mitreo (luogo di culto a forma di grotta). Ma il monumento più suggestivo di tutta l'area, da non perdere assolutamente, è il grandioso ponte detto "dell'Arcobaleno" (I sec. a.C.), che scavalca (30 m di altezza) il Fiora presso il medievale castello della Badia (XIII sec).
Attorno alla città, con circonferenza ininterrotta, si estendono le vaste necropoli (Cavalupo, Ponte Rotto, Polledrara, Osteria, Campo di Maggio, Camposcala), con migliaia di tombe (IX - I sec a.C.) dalle forme e tipologie più diverse. A Ponte Rotto si ergono il grandioso tumulo della Cuccumella (18 m di altezza e 65 di diametro), la Cuccumelletta e la Rotonda (dossi che conservano una o più tombe) e, non molto distante, è la famosa tomba François. Presso il casale dell'Osteria sono visibili diverse tombe a camera con il soffitto scolpito ad imitazione delle strutture lignee dell'abitazione etrusca.
Particolarmente interessante il Museo archeologico nei locali del Castello dell'Abbadia, che ha ingresso gratuito.
Da Vulci, percorrendo verso sud la via Aurelia (S.S. 1) per circa 20 km, si giunge a Tarquinia, città madre dell'Etruria e di maggior prestigio nel contesto delle dodici città etrusche, la cui storia si identifica con quella del popolo etrusco. Ricco e potente centro commerciale, estese la sua supremazia politica per un vasto territorio fino ai Monti Cimini ed al lago di Bolsena, raggiungendo il massimo splendore nel VI secolo; si piegherà poco dopo a Roma. Dieci secoli di storia hanno lasciato profonde tracce sia sopra che sotto il sacro suolo di Tarquinia: lunghi tratti della cinta muraria (8 km - V sec. a.C.) in blocchi di macco, porzioni di scavi archeologici più o meno recenti.
Il monumento principale è il Tempio dell'Ara della Regina, il più grande d'Etruria, dal quale provengono i famosi Cavalli alati in terracotta (III sec. a.C.), custoditi nel museo nazionale di palazzo Vitelleschi, ed emblema di Tarquinia. Numerose ed affascinanti le migliaia di tombe, per lo più accentrate nella lunga e parallela collina di Monterozzi; vanno dal VI al I sec. a.C., e sono le testimonianze più antiche dell'arte pittorica italiana classica e antica.
La visita al Museo Nazionale, che ha sede nelle sale del rinascimentale Palazzo Vitelleschi, è d'obbligo. Qui vi renderete conto, meglio che altrove, della grandezza e della ricchezza di un popolo con mille anni di storia.


COMMENTO FINALE

Il percorso descritto è stato realizzato in tre giorni, ma con più tempo a disposizione molte altre sarebbero le possibilità di visita. Si potrebbero diluire le tappe con rilassanti passeggiate nei boschi di faggi e querce della riserva del Monte Rufeno, sopra Acquapendente, oppure recarsi a Bomarzo, il "parco incantato", pieno di inquietanti statue risalenti al XVI secolo. Altra possibilità potrebbe essere una camminata per le vie del bellissimo centro medioevale di Soriano del Cimino; rimarrete ammirati dal castello Orsini, uno dei più belli e meglio conservati del Lazio, ora adibito a penitenziario.
Andando sulla costa, poi, potreste trascorrere una giornata all'oasi del WWF del lago di Burano (SS Aurelia Km 131, comune di Capalbio), con visite guidate prenotando presso la sede nazionale di Roma (tel.06/8603540). C'è anche un'altra oasi del WWF a Orbetello (SS Aurelia Km 147, comune di Albinia), anch'essa visitabile prenotando allo stesso numero di Roma. Concludendo, le possibilità sono innumerevoli e questo vi permetterà di calibrare al meglio il viaggio sulle vostre esigenze.



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