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Il Regno Della Sibilla
Stefano Stefani e Eleonora Cassioli

Né l'arte né la natura hanno tempo e stagioni; il Parco dei Sibillini si propone come meta per tutto l'anno, aggiungendo sempre nuovi colori all'eternità del paesaggio.

Giacomo Leopardi li vagheggiava come Monti Azzurri. E proprio così appaiono i Sibillini dalla sua Recanati. Una sagoma di cime ineguali sfumate nel blu della distanza. Forse anche le sue poesie hanno contribuito a fare di questi monti uno dei nostri parchi nazionali più belli. La sua carta vincente nasce dal meraviglioso mix di arte e natura che amalgama borghi medioevali e foreste secolari, chiese e santuari con vette maestose, capolavori gotici e fiori rari, città murate e animali selvatici. Gli uni imprescindibili dagli altri.
Pochi altri luoghi possono vantare l'incredibile azzurro dei prati di fiordalisi, il fuoco rosso di milioni di papaveri, il bianco abbagliante di narcisi e margherite, il giallo solare che invade i campi di lenticchie. Pennellate dense sul fondo verde di un quadro gigantesco. Ma anche i colori incendiari dell'autunno, che tingono l'oro dell'erba secca col rosso e l'arancio del faggio e dell'acero, del sorbo e dello scotano, ultimi fuochi prima del bianco totale di un inverno altrettanto affascinante.
Castelluccio di Norcia è l'ombelico del parco. Un grappolo di case addossate l'una all'altra come scaglie di una pigna. Galleggia sul mare d'erba che ondeggia sul Pian Grande, piatto residuo di un lago che non c'è più, prosciugato dalle cavità carsiche dell'altopiano. Un'atmosfera di "asiaticità" aleggia sui tre piani di Castelluccio inondati da una luce tagliente che ricorda le steppe mongole; gli spazi enormi senza una casa; i profili dorati dei colli più dolci; il puzzle arcobaleno dei campi coltivati. Atmosfera irripetibile cui si aggiunge il fascino bucolico delle greggi che ogni mattina lasciano gli ovili per seguire il passo antico del pastore verso le erbe migliori. E il ruminare lento e bonario delle mucche, e ancora le galoppate selvagge dei cavalli bradi, forti e robusti sotto i cieli di tutte le stagioni. Castelluccio è tutto questo e molto altro ancora. E' camminare sui monti, arrampicarsi sulle creste, pedalare e cavalcare in libertà, sciare senza piste e senza folla, volare alto sulle ali colorate di deltaplani e parapendii. Paradiso degli sportivi, non lascia indifferenti i più pigri, mettendo tutti d'accordo al momento di andare a tavola. Una cucina semplice e robusta che trae sapori genuini dalla tradizione umbro-marchigiana. I contadini e i pastori di Castelluccio vendono direttamente in piazza o in piccole botteghe i loro prodotti, tutti rigorosamente biologici. Non per moda o per salutismo, semplicemente perché sono sempre stati coltivati così.
Se Castelluccio è il cuore naturale del parco, sono invece i suoi margini il regno dei tesori d'arte: qui sfilano i numerosi centri storici ricchi di monumenti gotici e romanici, perfettamente incastonati nel paesaggio. Così Norcia adagia la sua trecentesca cinta muraria nel verde del Piano di S. Scolastica, mentre le bifore dell'originale campanile di Visso svettano sullo sfondo del Monte Bove, sulle cui pendici si aggrappano anche le chiese romaniche di Castelsantangelo sul Nera. Più in alto ancora, nel silenzio dei mille metri di quota, tra i prati solitari di un altopiano dimenticato, il rinascimentale santuario di Macereto sboccia come un fiore troppo elegante per un giardino rustico. Sul versante adriatico i Sibillini si fanno ancora più impervi, solcati da valli incise profondamente. Torrenti cristallini frantumano le pareti calcaree, si incassano in gole e canyon selvaggi gonfiando le acque impetuose. Tra le pieghe di questi monti si nascondono minuscoli borghi in pietra e chiesette solitarie: monumenti alla tenacia della gente di montagna che da secoli combatte le ostilità della natura. Più in basso, tra i colli che digradano verso il mare, si adagiano intatti centri medioevali. Le antiche pietre e i rossi mattoni marchigiani custodiscono tesori d'arte e atmosfere d'altri tempi senza l'ingiuria di fast-food e luci al neon.
Non è da meno il versante perugino: alle chiese gotiche dell'animato centro storico di Norcia fanno corona silenziose badie di campagna. Rosoni romanici , portali scolpiti, affreschi medioevali , delicate pietre bianche e rosa finemente incastonate sono i tesori nascosti di S. Salvatore, S. Eutizio, Ancarano, Campi, Preci. Da gustare con calma, contagiati dall'aria sonnolenta di stradine aggrappate alla montagna e manciate di case sopravvissute agli affronti del tempo. Anche qui come in tutto l'Appennino più isolato, l'abbandono della montagna ha colpito duramente lasciando spopolate le contrade più remote. Più clemente è stato il terremoto del 97 che ha appena sfiorato il territorio del parco senza comprometterne i tesori e la capacità turistica. Su tutto vigila imperturbabile la mole imponente del Monte Vettore: dall'alto dei suoi 2500 metri domina i Sibillini, con l'indifferenza di chi ha visto passare la storia. Ai suoi piedi si sono inchinati popoli italici e conquistatori romani; agricoltori, pastori e carbonai; maghi streghe e negromanti; truppe imperiali e papaline; moderni escursionisti, mountainbikers e turisti del picnic. E adesso anche le guardie del parco nazionale.

PERCORSO

Da Visso al lago di Fiastra - Km 260 ca
Automobile
7 giorni
Trekking, bicicletta, equitazione, parapendio, sci escursionismo

Arte e Storia **** Natura **** Sport e divertimento ***
Difficoltà: Bassa Costo Basso

1)
Partenza: Visso
Arrivo: Norcia
Distanza: 72 Km
Tempo di spostamento: 1h 30'
Mezzo: auto

Visso è la sede istituzionale del parco nazionale dei Monti Sibillini che spesso organizza mostre e convegni, un borgo medioevale dell'alta Valle del Nera, fiume limpidissimo che nasce dal Monte Bove. Una valle incantata su cui svettano i campanili romanici di Castel Sant'Angelo, poche case silenziose veramente fuori dal tempo. Piazza Martiri Vissani è il cuore di Visso : la Collegiata di Santa Maria col bellissimo portale romanico, la cuspide gotica di Sant'Agostino, il palazzo dei Governatori e quello dei Priori sono i monumenti principali, ma gli scorci più caratteristici si scoprono tra i vicoli e le scalette arrotolati intorno alla piazza.
Da Visso si sale al Santuario di Macereto, gioiello rinascimentale adagiato sui prati d'alta quota. E' un luogo incantato assorto nel silenzio dove è facile fantasticare di antiche fiere pastorali e devoti pellegrinaggi. Ripresa la strada per Norcia si attraversano le suggestive Gole del Nera, uno spettacolare canyon tra pareti calcaree e vecchi contorti . Giunti a Ponte Nuovo si prende a sinistra per Norcia, incontrando il piccolo borgo murato di Preci, la splendida abbazia di S. Eutizio, un ricamo di pietra candida nel verde dei boschi. E ancora uno sguardo ai rosoni e ai portali di S. Salvatore, agli affreschi sulla facciata di S Antonio e a quelli interni di S. Maria Bianca.
Valicata la forca di Ancarano si raggiunge Norcia, città Sabina conquistata dai romani nel 290, adagiata sul mosaico verde del Piano di S. Scolastica; un gioiello architettonici concentrato all'interno di una cinta muraria sopravvissuta miracolosamente alle ingiurie di sette secoli di storia e terremoti. Un'iscrizione sulla porta principale la definisce Vetusta Nursia, ricordandone il nome dell'età romana. La chiesa di S. Benedetto e il duomo risalgono al periodo medioevale, il palazzo comunale e la Castellina al rinascimento. Tra le curiosità una serie di misure di capacità in pietra sotto il loggiato della piazza. Altrettanto vetusta è la fama dei salumieri norcini. Un tripudio di prosciutti e salsicce, salami e pancette, richiama irresistibilmente dalle tante botteghe specializzate che si affacciano in Corso Sertorio e dintorni.

2)
Partenza: Norcia
Arrivo: Castelluccio
Distanza: 30 Km
Tempo di spostamento: 40'
Mezzo: auto

Oggi si lascia Norcia in direzione Forca Canapine, una strada panoramica che zigzaga tra boschi e valloni profondi. Prima del valico si prende a sinistra per Castelluccio di Norcia. Pochi lo conoscono: alcuni ci vanno per volare, qualcuno per cavalcare, qualcun'altro per camminare. Castelluccio invece è un luogo dal fascino sottile e indefinibile, di quelli che ti fanno dire "qui ci ritorno presto", prima ancora di andartene. Sarà per l'immensità del paesaggio, arroccato a 1400 m. sui fantastici Piani (Grande, Piccolo e Perduto per la sconfitta di Norcia ad opera dei Vissani nel '500). Tutt'intorno i mitici Monti Azzurri con alcune delle cime più belle del gruppo: la Costa del Redentore, il Vettore, il Porche, il Lieto e tutti gli altri, corona e barriera di una terra lontana dalla civiltà. Semplici passeggiate, escursioni impegnative, trekking di più giorni: tutto è possibile in questa splendida cornice. Facili camminate attraversano i Piani e la Val Canatra; per gambe più allenate escursioni sulle montagne più alte: spettacolari le creste del Redentore, il Pizzo del Diavolo, la cima del monte Vettore e il Palazzo Borghese. Indimenticabili le fioriture di crochi e scille all'Argentella, le peonie sul monte delle Rose, le stelle alpine della forca delle Ciaule. Ma soprattutto i papaveri, un mare rosso in cui immergersi a piedi ma anche in bici e a cavallo, noleggiabili in loco. Una chicca per i più esperti: l'ascensione notturna al Monte Vettore durante il plenilunio di luglio e di agosto per aspettare sulla vetta l'alba sull'Adriatico. Ricordarsi che può fare molto freddo!!

3)
Partenza: Castelluccio
Arrivo: Foce
Distanza: 52 Km
Tempo di spostamento: 1h 15'
Mezzo: auto

Senza dimenticare di far scorta di lenticchie e farro, si lascia Castelluccio per salire a Forca di Presta, un valico a quasi 2000m che apre il panorama verso l'Adriatico. La parete più aspra del Vettore incombe sulla discesa e si può avere la fortuna di osservare le planate maestose dell'aquila reale. Con una breve deviazione per Arquata del Tronto si visita la bella rocca merlata oggetto di aspre contese sin dal XIII secolo tra Norcia e Ascoli in alterne vicende storiche. Tornati al bivio del Vettore si prosegue verso nord in direzione Montemonaco, e imboccando poi la deviazione a sinistra per Foce. Pochi chilometri e si comprende il motivo della digressione: una gola spettacolare tra pareti altissime, un torrente cristallino che gioca tra i sassi e infine l'apertura della valle nel cuore dei Sibillini tra il Monte Vettore e l'Argentella. Ed ecco Foce, quattro case e una chiesetta in pietra, assolutamente fuori dal mondo, non fosse per la locanda che offre qualche camera e ottima cucina ai rari visitatori. Da Foce parte una delle più belle escursioni del gruppo, che risale la grandiosa Valle del Lago fino al mitico lago Pilato. Si dice che nelle sue acque sprofondò il carro di Ponzio Pilato impazzito dal rimorso. Anche i nomi delle montagne circostanti contribuiscono ad alimentare l'alone di mistero, con la cima del Redentore affiacata alla parate dolomitica del Pizzo del Diavolo, quasi a ricordare l'eterna lotta tra bene e male in un mondo d'alta quota che sembra piuttosto estraneo a simili diatribe. Non è una leggenda invece l'attuale inquilino del lago, il chirocefalo del Marchesoni, minuscolo gamberetto che vive solo qui, standosene beatamente a pancia in su, e ibernandosi per tutto l'inverno sotto i metri di neve che si accumulano sulla sua testa. Nessuno sa come faccia, tanto per non smentire la montagna dei misteri.

4)
Partenza: Foce
Arrivo: Montemonaco
Distanza: 30 Km
Tempo di spostamento: 50'
Mezzo: auto

Dopo 10 Km si visitano i resti della rocca di Montemonaco con tre torri per ammirare il grandioso panorama che si apre fino al Gran Sasso e al mare.
Da Montemonaco si prende la strada che purtroppo sfregia il monte Sibilla che dà il nome all'intero gruppo. Sembra la Z di un moderno zorro e si stà tentando di rinaturalizzarla; ma una volta giunti al rifugio si entra nel vero regno della Sibilla che si credeva abitasse l'antro e le cavità carsiche che si aprono in prossimità della vetta, simbolo di perdizione e sogno proibito dei popoli medioevali. Chi non soffre di vertigini può seguire l'aereo sentiero di cresta fino alla cima di Vallelunga e oltre.

5)
Partenza: Montemonaco
Arrivo: Amandola
Distanza: 55Km
Tempo di spostamento: 1h
Mezzo: auto

In 15 Km si giunge a Montefortino, centro storico con alcune belle chiese. Due deviazioni sono veramente imperdibili: la gola dell'Infernaccio, opera dell'indiavolata caparbietà del fiume Tenna: per aprirsi la strada al mare ha modellato un fantastico canyon che si stringe in alcuni tratti a soli 2-3 metri. Un facile percorso si insinua tra le pareti strapiombanti mentre l'acqua fugge a valle sotto i ponticelli. Chi ha tempo non perda la bella camminata fino alle sorgenti di Capo Tenna. Un'altra strada raggiunge invece il suggestivo santuario della Madonna dell'Ambro che sorge sin dal Mille alle pendici del monte Priora. Anche la valle dell'Ambro è racchiusa in una gola che ospita rapaci e picchi muraioli e vale una passeggiata.
Ancora qualche chilometro ed ecco Amandola che oltre al delizioso centro storico nasconde nel palazzo municipale un vero scrigno di antichi codici e pergamene degli archivi comunali e notarili. Anche se fuori dal Parco bisogna assolutamente visitare l'Abbazia dei SS. Rufino e Vitale, in stile romanico ma fondata nel VI sec. di cui resta la cripta.

6)
Partenza: Amandola
Arrivo: Lago di Fiastra
Distanza: 59 Km
Tempo di spostamento: 1h
Mezzo: auto

Da Amandola si riprende la statale 78 per Sarnano, località termale nota per le cure idropiniche delle affezioni renali. La Sarnano medioevale culmina nel silenzio della Piazza Alta, tra gli antichi palazzi dei Priori, del Podestà, del Popolo e la chiesa di S. Maria Assunta. Il viaggio volge ormai al termine; la strada per Bolognola si avvolge sui fianchi del Pizzo di Meta, dopo aver toccato l'Abbazia di Piobbico. Panorami grandiosi si aprono ad ogni curva in un ambiente alpestre che scende all'abitato di Bolognola, il più piccolo e più elevato comune delle Marche. Dalla località Pintura, con un paio di buoni rifugi per mangiare, parte una facile passeggiata fino alla Forcella del Farnio al cospetto della straordinaria parete dolomitica del Monte Bove. Piccole chiese romaniche punteggiano la strada che in dieci chilometri, tocca il paesino di Acquacanina e poi giunge al Lago di Fiastra, invaso artificiale splendidamente integrato nel paesaggio che invita a una sosta, magari per un bagno o un giro in pedalò. Naturalmente questo è il paradiso dei pescatori e un pranzo a base di pesce è l'ideale dopo tanti giorni di carni e salumi.


COMMENTO AL VIAGGIO
Una settimana è il minimo indispensabile per potersi godere almeno alcune delle più belle escursioni. Due sono l'ideale per una vera vacanza sportiva: vale allora la pena aggiungere qualche extra. La visita di Cascia, le belle architetture di S. Ginesio (poco distante da Sarnano), l'altopiano di Colfiorito, un'escursione straordinaria alle gole del Fiastrone, un canyon a valle della diga di Fiastra, con inizio dalla località Monastero.
Se invece il tempo è tiranno, riducendosi a 3-4 giorni, occorre limitarsi al percorso automobilistico con un paio di passeggiate imperdibili: i piani di Castelluccio e l'Infernaccio. Il resto alla prossima stagione.
Una settimana è necessaria anche per la traversata a piedi del gruppo partendo da forca canapine e toccando tutte le più belle cime dei Sibillini.
Un consiglio spassionato: non trascurate l'inverno! Il paesaggio è veramente magico, le strade sono sempre mantenute sgombre salvo il valico di Forca di Presta in caso di nevicate abbondanti. Con un paio di sci da fondo o di racchette da neve è facile vagare senza meta sui piani di Castelluccio, ai Pantani di Forca Canapine, a Bolognola. Ci sono anche impianti di risalita per gli irriducibili delle piste a Frontignano, Monteprata, Sassotetto, Forca Canapine


PARCO NAZIONALE DEI MONTI SIBILLINI

ESTENSIONE: 714 Kmq
TELEFONO: prefisso di Norcia 0743; Visso 0737; versante Marchigiano 0736
CLIMA: tutte le stagioni sono buone e varrebbe la pena visitare il parco in momenti diversi per ammirarne le metamorfosi. Per le escursioni più impegnative occorrono le normali precauzioni per l'alta montagna. D'inverno, sempre sulle creste, il vento può essere molto forte.
ABBIGLIAMENTO: da montagna secondo le stagioni; anche d'estate può far freddo oltre i 2000 metri e la sera. La neve resiste fino alla tarda primavera sulle cime più alte.
FURTI/PERICOLOSITÀ': ambiente tranquillo, bastano le normali attenzioni comuni ai piccoli centri.
INDIRIZZI UTILI: in ogni comune c'è una casa del parco a disposizione per informazioni turistiche e naturalistiche. Le maggiori sono a Visso (tel. 0737/95262) Norcia (0743/817090) Amandola (0736/848598)
Per organizzare escursioni guidate: Umbria Trekking (0742/340543), CAI Perugia (075/5730334) e numerose cooperative che fanno capo alle case del parco.
Per lezioni e attrezzature sportive: volo libero (Prodelta 0743/821156)
Equitazione: a Castelluccio 0743/817279; a Montemonaco 0736/856361.
CUCINA: lenticchie, farro e legumi sono i prodotti tipici sempre presenti nelle zuppe contadine o contorno per salsicce in umido. Tra le specialità a base di agnello, la coratina, delicatissime interiora saltate in padella. Anche le carni bovine sono ottime, allevate tradizionalmente sui pascoli più ricchi Tra i salumi più caratteristici il ciauscolo, salame morbido da spalmare e i coglioni di mulo, salami rotondi rigorosamente venduti a paio. Il tartufo nero di Norcia, protagonista di un'apposita fiera, entra in mille ricette, salumi, pecorini, e persino liquori e cioccolatini. Tra i dolci caratteristici i biscottini con farina di farro e di lenticchie.
FOTOGRAFIA: grandangolo e macro sono gli obiettivi indispensabili per panorami e fioriture. Pellicole 50/100 ASA.
GUIDE CONSIGLIATE: per gli escursionisti due sono le migliori. Parco Nazionale dei Monti Sibillini del Club Alpino Italiano (editrice ricerche) e Escursioni nel parco dei Monti Sibillini ( Cierre edizioni) particolarmente ricca di notizie e curiosità su botanica, fauna, tradizioni. Per i tesori d'arte le classiche Touring sono sempre le più complete.
Splendido il volume fotografico Parco dei Sibillini di Sandro Polsinetti (Tecnoprint).
MANGIARE/DORMIRE
Norcia: il migliore albergo di tutto l'itinerario è l'Hotel Biancone con centro fitness (0743/816513) ottima cucina tradizionale alla Trattoria del Francese.
Castelluccio: l'Agriturismo Guerrin Meschino (0743-821125), cento metri fuori dell'abitato. Offre camere semplici e un'ottima cucina casereccia con tutti i piatti tipici nursini. Carni alla brace, lenticchie in zuppa o contorno, zuppa di farro, dolci fatti in casa. Gli stessi piatti si trovano altrettanto gustosi alla Taverna di Castelluccio all'inizio del borgo (0743-821158). Tra le specialità la coratella di agnello, i grossi funghi bianchi che si raccolgono in gran quantità sui prati di primavera, le frittate con le profumate erbe di montagna. Dispone anche di alcune camere
Foce: la Taverna della Montagna (0736-856153) deliziosa locanda con piccole camere dall'impagabile panorama e una buona cucina specializzata in piatti coi funghi
Montemonaco: Agriturismo Cittadella dei Sibillini (0736/856361) e per chi ama dormire in quota rifugio Monte Sibilla (0736/856422)
Amandola: agiturismo Casa Taccarelli (0736/847641) in settembre si tiene ogni anno un festival internazionale di teatro.

Il presente percorso, completo di immagini e cartine, lo trovate sul nr.10 (Aprile-Maggio 2000) di Marcopolo Guida Viaggi, la rivista del turismo intelliGENTE, in edicola a L. 5.000 dal 17/4/2000; richiedila al tuo edicolante di fiducia. Per abbonamenti (L. 48.000 - 12 numeri) ed arretrati (L. 9.000 cad.) spedisci l'apposito coupon nelle ultime pagine della rivista allegando la ricevuta di versamento postale.
Marcopolo Guida Viaggi: percorsi di viaggio PENSATI, VISSUTI e RACCONTATI da Voi Viaggiatori. E mail: marcopologv@libero.it

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