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Viaggio Nei Poteri Della Natura
Racconto inviato senza nome

Arrivati in Senegal, appena scesi dall’aereo, si viene subito investiti da un’ondata di aria calda e secca. È una sensazione istantanea, che entra dalle narici e che all’inizio rende alquanto difficoltosa la respirazione di quest’aria satura di polvere e di odori. La vista, coinvolta in questo turbinio di nuove impressioni, indugia su un panorama rischiarato da una luminosità inconsueta. Come ci si allontana dall’aeroporto di Dakar, intitolato a Leopold Senghor, e si oltrepassa l’agglomerato urbano, uno dei pochi che rientra nella nostra idea di “città”, si arriva più in fretta di quanto ci si aspetti nel tipico paesaggio della savana: immensi terreni incolti, stepposi, dominati da graminacee. La terra, polverosa e di un caldo colore rossastro, quasi nuda, è qui la gran protagonista. Solo gli alberi, isolati o riuniti in piccoli gruppi, s’innalzano a rompere la monotonia del territorio, unici intervalli alla profondità dell’orizzonte………

Tra gli alberi d’acacia e di mango, spiccano per l’inusitata forma i grossi baobab. Caratteristico di questa zona (ma presente anche in Madagascar e Australia), il baobab è considerato dalla popolazione più che un semplice albero, tanto da essere assunto a simbolo del Senegal. Pianta di un’imponenza straordinaria, già le sole cifre che lo descrivono riflettono la sua eccezionalità: raggiunti i 20 m di altezza, invecchiando il suo sviluppo continua a favore della larghezza del tronco, in genere cavo, che può raggiungere il diametro di 10 m, e una circonferenza di circa 30 m. Durante la stagione secca, quando ha perso le foglie e non ha ancora i frutti, la forma dei suoi enormi tronchi, così sproporzionati rispetto al fusto, fanno pensare a delle radici che s’innalzano verso il cielo. La popolazione locale racconta di un dio, che adirato, lo ha scagliato dal cielo conficcandolo nel terreno al contrario.

Ma “il grande albero” è tenuto così in considerazione da tutta la cultura africana anche per la sua venerabile età (fino ad alcune migliaia di anni, si racconta), e per i tanti usi cui si prestano praticamente tutte le sue parti. Dalle fibre dell’albero si ricavano, infatti, funi e cestini; le foglie, seccate e sbriciolate, sono ingredienti di molte ricette e medicine tradizionali. I frutti, chiamati “pane delle scimmie”, sono consumati crudi, mentre i noccioli sono tostati o entrano nella fabbricazione di concimi e saponi. Particolarmente forte è il suo uso nella farmacopea tradizionale: un cumulo di saperi, tramandati da generazioni a pochi eletti, sulle proprietà curative delle piante. In effetti, foglie, corteccia e frutti hanno riconosciute proprietà antinfiammatorie e febbrifughe.

La fioritura del Baobab avviene prima delle piogge, nell’arco di una sola notte, nella quale prendono vita i suoi enormi fiori bianchi, dal pendulo lunghissimo, la cui impollinazione viene assicurata dai pipistrelli. Oltre a tutte queste caratteristiche tangibili, il baobab rappresenta per la popolazione locale anche qualcosa che si situa al di là della realtà propriamente detta e che entra nell’universo della realtà simbolica.

L’antica tradizione animista, ancora viva all’interno del Senegal, seppure in forme per lo più sincretiche, riconosce una sorta di spirito, o “soffio vitale” a tutte le cose. Solo l’uomo, o meglio i pochi che custodiscono i segreti tramandati attraverso le generazioni, hanno il potere di influire e indirizzare queste energie. Tra questi, particolare importanza rivestono i griots, musicisti e cantastorie, che non solo conservano la memoria della storia degli antichi avi, ma anche alcuni saperi esoterici. Secondo la tradizione, questi uomini, dai poteri anche temibili, non possono essere sepolti, poiché la loro forza causerebbe la siccità del terreno. È uso invece che siano deposti all’interno degli enormi baobab cavi. Solo molto recentemente lo stato senegalese ha posto il divieto di quest’antica tradizione per motivi sanitari, ma la popolazione forte delle sue credenze, tende per lo più a spostare le spoglie in alberi più riparati. Gli alberi in cui riposano i griots assumono di conseguenza uno statuto di sacralità molto forte per le comunità vicine. Non è difficile incontrarli, e generalmente si riconoscono per avere occluse le entrate delle cavità.

Si possono dunque intuire le ragioni per cui il baobab ispira poesie, riti, leggende e devozioni. Quest’albero accompagna durante la vita la comunità dei villaggi, offrendo cibo e medicinale e ospita nella morte, per millenni, chi a sua volta è stato il depositario della memoria antica. Tra la comunità e il baobab s’instaura dunque una convivenza simbiotica, che si fa monumento della memoria collettiva…

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