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Accentato Sul Nulla
Racconto inviato senza nome

Di Cuba cosa mi è rimasto oltre al poco “ron” nella bottiglia?
E’ un sogghigno che dura poco quello della partenza prima della mossa a sorpresa di un
Trasferimento Rvoli-MPX2000 che dura un giorno, al ritmo dub di un chilometro al minuto.
Direzione Novara
Tra sterminate davvero sterminate
Coltivazioni di riso
Piatte e allungate
Con qualche cascina ad abbaiare
Al tempo fermo a quello di un tempo
Tic tac la sveglia del Sole
Buonanotte a letto con la Luna
Direzione Novara
A pochi minuti da Vercelli
Prima tappa in un pomeriggio
Con bagagli e Sole da portare
Alba di una giornata lunga
Che comincerà solo domani

Che comincerà solo domani dopo una lunga nottata che sa di notte, dominata dalle luci artificiali , prima di un palcoscenico , poi di un aeroporto deserto…
...in ampi spazi sedotto da un’amaca di ferro nuda provo a dormire, con i Mau Mau che mi palleggiano tra le orecchie e fanno gol nella testa SIESTA Y FIESTA
Mosche che girano attorno ad un corpo sudato che combatte con una birra la cinica complicità del signore Sole e sorella Acqua.
Ma il sonno è andato via da un giorno e troppo tempo è passato perché il corpo lo riconosca e lo lasci passare. Impercettibili , i sospiri dell’aria passano attraverso le rare aperture delle porte automatiche. Un’amaca di ferro nuda prova a sedurmi…

L’adunata suona alle cinque e centinaia di persone affollano la sala d’imbarco che mantiene la sua caotica dignità a qualunque ora del giorno.
Ma davvero vado a Cuba? C’entro qualcosa io con Cuba?
Attorno a me sguardi già abbronzati e furbi parlano e assaporano i frutti proibiti che “la Isla” sa donare…. C’entro qualcosa io con Cuba?

Caraibi, Caraibi ma che sofferenza però arrivarci ai Caraibi. Sono le 13zerosei, 7:04 in dual time e una particolare ebbrezza arriva dal sorseggiare vino a 10.000 metri d’altezza , ad un passo dagli Dei, ad un tavolo con Bacco. Ora l’aereo mi sembra più confortevole ed apprezzo la sensazione del volo e della sospensione.

Quale colore/tipo/marca annaspo in una lingua che mi sembra arabo catapultato in un altro mondo. L’ufficio mal ventilato e l’impiegata che si muove e si agita dividendosi tra me e una coppia con probabilmente lo stesso problema . Da lei è impossibile staccare gli occhi , un temporale in una giornata di caldo torrido, da lui devo staccare lo sguardo quando rimaniamo soli, abbandonati in molli divani di pelle marrone, con il dovere di comunicare e l’impossibilità di farlo. Rimaniamo così, avvolti nella nostra cosciente espressione ebete e imbarazzata.
Poi il trasporto in autobus fino all’albergo che per fortuna è verso la fine di Varadero. Così c’è il tempo di dare una prima occhiata alle strade infangate e alla gente che ci cammina, simile in un qualcosa a quelli della Jamaica, un qualcosa di poco ed indefinibile , eppure di sicuro impatto. All’Hotel piange il lusso per bagnare le proprie radici che, in questa minuscola striscia di territorio socialista, sembrano aver trovato terreno fertile.
Il Sole a picco e la sabbia bianca sono un gioco di specchi abbagliante sull’acqua calma e tranquilla . Il vento dell’oceano….ecco un altro paradiso.
Palme , alte palme dal lungo tronco liscio e l’esplosione di foglie in cima con i cocchi appesi in perenne bilico.
Sotto il sole spazzate via di un anno le corse in auto, dimenticate in fretta su di un letto di una camera condizionata da un aria finalmente fresca.

Ma sotto questo felice Blue Sky si riesce ad andare a mille anche quando pensi di aver superato il massimo ad ottocento. Sospinto dalle fresche gradazioni alcoliche c’è anche il tempo di farsi coinvolgere in una danza con le ballerine -gnawi Moloko non puoi dire di no - e tra l’imbarazzo sento salire il Blue Sky un po’ più in alto perché tutto fa parte di un gioco che conosco e del quale non voglio essere protagonista.

Ola muchacha muy hermosa , si allarga d’incanto la macchina e potete entrare in cinque, in venticinque...nella Isla c’è spazio per tutti, da me c’è più spazio per voi…
Ola muchacha muy hermosa, che balli vicino, che non sfiori ma colpisci con i fianchi proprio qui...dove non vorrei...vedrò...non vorrei ma racconto del calore dell’alcool e si agita dentro una calda malinconia che brucia.
Si continua a bere in un orgia di free-drinks, loro continuano a ballare a turni, e a turni mi ruotano attorno, pentito di non sentire quel ritmo che qui assilla, ma felice di poter condividere la mia ebbrezza con cinque ballerine; uscito dal Pianto del Lusso tra gli sguardi invidiosi e alzato la mattina dopo tra le domande indiscrete, ora appago la mia sete e regalo sigarette e passaggi. Guidare ubriachi per Cuba , in barba allo stato di polizia esistente, con gambe che strusciano inevitabilmente contro il cambio e un vociare in spagnolo ora più familiare.
Non era questa la Cuba che cercavo, forse era più quella della sera prima con le quattro ore della notte condivise, come il loro cibo e loro bibite, con tre poliziotti. Loro erano la Cuba di cui avevo letto, l’orgoglio della Rivoluzione e la cordialità...ma la Cuba che ho trovato e‘ comunque una gran Cuba da vivere e una situazione al limite che in nessun altro posto può ricrearsi con altrettanta naturalezza.

Non sono più sicuro che la Cuba vera sia quella di cui ho letto. Ho meglio, è anche quella ma cresce e si alimenta con delle contraddizioni che in qualche modo metabolizza e la stabilizzano. La Cuba che idolatra il Che e sta per sei ore sotto il sole ad ascoltare Fidel, è la stessa Cuba che si ferma per una telenovela, che si abbandona ad un onda di passioni durante una salsa…
...un regime che si basa sul consenso popolare e che può resistere ad un embargo strettissimo senza scricchiolare, ma che può crollare qualora venisse a mancare la musica.
Forse ciò che accomuna i paesi poveri, quel qualcosa di indefinito che provavo nel pullman, è la dignità con cui vivono, la superiorità con cui ci guardano come se in realtà i poveracci fossimo noi, come se noi a loro apparissimo un po’ stupidi, con i nostri modi di vivere pieni di futilità.
“Hay que luchar” facendo buon viso a cattivo gioco, perché - il pesos ora vale un po’ di più grazie al dollaro, e ben vengano i turisti nella zona franca con le loro contaminazioni, che se per loro bere un bicchiere di rum è come lavorare mezz’ora, per noi vuol dire mesi di lavoro, per costruire i “paradisi”, le strade e un intera nazione...in barba agli Yanqui con il loro embargo e grazie alla loro moneta -.
Potrebbe sembrare un controsenso che un paese così palesemente anti-capitalista si serva proprio del benessere creato dal nemico per sopravvivere. E in qualche modo lo è...i campi da golf, lo yatch club...ma i cubani sembrano aver coscienza del fatto che noi siamo in errore e che per loro questa è solo un’opportunità da sfruttare. Per contro, il rovescio della medaglia offrirà al regime una contaminazione del popolo di non poco conto, dal momento che già da ora, tra i giovani che vivono in promiscuità dei luoghi turistici, si sta diffondendo una nuova cultura, fatta di nuova musica, propensione allo sfarzo, insomma di uno stile occidentale che non hanno mai rifiutato perché non l’hanno mai avuto. Non è neanche facile biasimare tali atteggiamenti dal momento che tutti i loro accessori sono quelli di quarant’anni fa. Può incuriosire e far gola la TV via satellite, la macchina moderna, l’aria condizionata, si può sognare il walkman , uno scaffale pieno di saponi e un armadio colmo di magliette. Perché, si chiederanno tra un po’, noi non possiamo avere ciò che per loro è normale?
La propaganda finora ha retto in maniera superlativa e, contro ogni previsione e povertà, raccoglie consensi entusiasti. Onnipresente e sgangheratamente egualitaria, offre assistenza al cittadino dalla nascita alla morte, ricevendo in cambio il diritto al monopolio culturale.
Davanti ad ogni fabbrica di cemento ci sarà un murales a ricordare che la rivoluzione è costruire, all’entrata di ogni città saranno erette celebrazioni a ricordo dei caduti per la Rivoluzione, in ogni scuola ci sarà appesa una foto del Che e ogni cento metri qualcosa celebra la VICTORIA . A Santa Clara, città al centro di Cuba dove i guerriglieri con al capo Guevara vinsero una battaglia decisiva, il Che è stato eletto simbolo cittadino. A lui un monumentale, nel senso più ardito della parola, ricordo capeggia su una gigante piazza deserta ed assolata. Numerosi gradoni portano alla struttura, formata da grossi lastroni con su incisi dei discorsi del Che. Ci si sente piccoli lassù, con il sole di mezzoggiorno che abbaglia se si guarda in alto, con i militari dalla postura solenne che mettono soggezione se si guarda dritto. Si aggiusta lo sguardo giusto sulle parole, comprendendone qualcuna, ma poi si lascia stare, cercando di assorbire un’ultima volta quella spessa coltre di sapore che il cerimoniale lascia sulla piazza. Poco più sotto l’ossario, in un rigido clima di silenzio indotto, poco naturale ma inevitabile. La guardia, anche se donna, non ha niente di dolce e i tratti sembrano quelli di un cubano segnato da una guerra perenne.
Di fianco, l’inevitabile museo del Che, dove sono stati recuperati ogni genere di oggetti almeno toccati dal Comandante, penne, sigari, tazze...quanto basta da riempire uno stanzone ad U . A dieci minuti di camminata poi, la piazza del treno blindato, quella in cui uno sparuto gruppo di guerriglieri, riuscì a prendere un intero treno carico di soldati e di armi.
Emoziona effettivamente camminare sui vagoni ancora fermi nello stesso punto, vedere dove fino a poco prima dell’assalto dormivano i soldati e gli ufficiali, e immaginare i momenti determinanti dell’azione. Gli scossoni del deragliamento, i rumori e i fumi, le urla concitate e la sconfitta degli uomini che stavano dalla parte sbagliata, dalle parte del più forte...
Al ritorno alla macchina il ragazzo è li di piantone. Non ha mollato la presa, onesto ha portato a termine il suo lavoro di parcheggiatore-guardiano per un dollaro. Attorno a lui, un gruppo di amici, figli della Cuba del centro povera e abbandonata, che ci offrono di tutto. Il primo, su una sorta di carrozzina, elemosina e basta, un altro ci offre di tutto, un terzo in bici è già pronto a scattare per guidarci in tour...e quando si accorge che il tour l’avevamo già fatto, ci offre il suo aiuto per portarci fuori città. La loro forza sta nel numero, innanzitutto di loro, poi delle proposte con cui ti bombardano. Ci vuole una gran tenacia a dir di no a tutti...e per ultimo arriva veloce e sussura “muchace” la tentazione del diavolo. Ma dopo ore di strade cubane sotto il torrido calore che neanche l’aria condizionata vince completamente , non è difficile resistere al diavolo.
Venus Nabalera sposata bambina…
È dai fianchi di queste città povere che si deve essere creato il mito della Cuba facile, dove stuoli di bellissime ragazze aspettano la serata del sogno, che poi diventa la serata del mese...e qualcuna mira un po’ più in alto - l’unico modo di venire in Italia per noi è quello di essere sposate con uno di voi, io amo l’italia e guardo sempre i film italiani, quello di Gasmann era ieri...noi non possiamo venire a Varadero, problemi con polizia per entrare...ma Loro sono sposati/fidanzati/soli? Lasciaci il numero, chiamiamo domani, in hotel, a Varadero! - E il giorno dopo, quando esco dalla doccia, sotto la porta trovo un messaggio, ha chiamato riprova alle 21:00. Ecco di nuovo la vecchia Cuba con le figlie della città dei carretti, un po’ ingenue nel sogno che ricercano ma perlopiù furbe nel riuscirlo a realizzare. E l’altro è alla reception che ciancia con Deborah di Perugia, perché la sera si dovrebbe uscire con lei e l’altra animatrice, dovremmo andare insieme alle ballerine alla Bomba/Bamba/Rumba, ma ci deve telefonare anche l’altra...e questa penso che sia proprio Cuba.

Mi perdo, mi perdo nei ricordi e non so più che strada prendere per continuare, deviato dalla musica non mi concentro su cosa dovrei...ma lascio spazio al pensiero libero, alla sedia sulla terrazzina, i movimenti e le poche voci in lontananza, quindi il silenzio degli animali e il leggero vento che sbatteva delicatamente le fronde della vegetazione caraibica, non so la luna se ci fosse o come fosse, forse è solo un quadro da guardare quando le pareti sono grigie.
Mi perdevo anche là, davanti alla Tv a guardare la televisione cubana, un allucinante perseveranza della propaganda. Ore di comizi, con momenti di danza, intervallati una volta da un film, una volta da una telenovelas, due volte da un telegiornale ricco di anatemi, perlopiù giusti, contro gli Ameri-cani. TeleRebelde, è il canale principale, e un suo satellite è il secondo. Il mondo lì finisce con la spiaggia, oltre il mare solo il mare e qualche anima da salvare...Quanto dureranno ancora prima di scoprire le Americhe?
Ma intanto qualcuno ha scoperto il resto dei Caraibi ed i suoi “vizi”. L’apertura delle frontiere ha spalancato le porte anche ai paesi vicini, che per il sollazzo degli occidentali portano con se le droghe. -maria, maria muy buena...Giamaica …- ero per le strade centrali di L’Avana, non in una qualsiasi altra metropoli e l’idea di fumare nonostante lo sguardo vigile di Fidel e la gabbia comunista, allettava.
Ma cosa c’entra l’erba con Cuba? E poi, dei milanesi mi dicevano di alcuni pacchi colossali! Il mio libro diceva che se si vuole fumare a Cuba, è meglio accontentarsi di un buon sigaro. Che non manca certo dove una buona parte del territorio è dedicata alla coltivazione del tabacco. Ma che tuttavia a me non pare un istituzione per i cittadini. Se ne fuma certo in grandi quantità, almeno rispetto a quanto siamo abituati noi ma, dai racconti mi immaginavo ben altra cosa. Anche il rum, se lo bevono di certo non lo danno a vedere. Tranne quel tipo a cui abbiamo chiesto un’informazione per la playa del Caminito, alle dieci del mattino , dieci ore lui per mettere una bici sul cavalletto, dieci ore noi per riuscire a scappare senza investirlo. Si reggeva a stento e continuava a dare la mano, a perdere i discorsi e a ripetersi mentre attorno, incuriosita una anziana grassoccia tentava timidamente un approccio all’ubriaco per distrarlo. Ma ha mollato quasi subito, poco decisa penso che fosse imbarazzata dalla nostra presenza, decidendo che il modo migliore per risolvere la sua situazione fosse quello di andarsene. Ma l’ubriaco restava e rialzava una volta scoperti i nostri nomi , buttandola sullo sport - Luca come Cantagalli, come…- e giù altri nomi che neanche ricordo ma che lui conosceva. E’ vero che la pallavolo, come il baseball, a Cuba sono sport nazionali e sono seguiti, ma è altrettanto vero che anche l’istruzione raggiunge ogni singolo abitante e lo sprona ad essere sempre aggiornato. In qualunque posto sei, dovunque, troverai il Granma da leggere e qualcuno che lo sta già facendo. Una differenza sostanziale tra noi e loro è data dalla cultura di ogni individuo. In Italia la lettura dei giornali, cronache e sport a parte, è destinata tutto sommato ad una nicchia di persone. Da noi è normale sentire dire cazzate sull’attualità e sul passato. A Cuba no, tutti leggono, tutti vanno a scuola, tutti almeno un po’ sanno. Non sono certo loro ad essere superiori o noi ad essere più ignoranti, ma è l’importanza data all’istruzione che fa differenza. Da loro è primaria, da noi c’è.
Mi chiedo quale arcano e possente meccanismo muove gli ingranaggi del mondo. Abbiamo del bene noi...hanno del bene loro, che si mischino le carte invece di giocare dei solitari, vogliamo bene noi a chi ci da più caramelle ...e non vogliamo intaccare gli orgogli e gli equilibri dei Signori, non chiediamo di chiedere, ma di copiare...magari cambiando anche un po’…

Adesso vorrei scrivere un po’ per i cazzi miei, ma mi è consentito parlare di altro durante un argomento ben preciso? Ci muoviamo in spazi ristretti ed ad un certo punto incominciamo a temere gli spazi larghi. Proprio questo senso di imbrigliamento , di prestabilito, mi soffocava al ritorno. Poteva anche non essere un fatto di Cuba ma di intensità di emozioni in genere, ma sicuro che l’atmosfera ha giovato. In Giamaica sarei stato...come dire...più profondo...più a mio agio...ma non con questo stato d’animo.
Ogni minuto un movimento, per lo più spossante, ogni secondo qualcosa da guardare, non per forza bello ma anche solo diverso, ogni ora una nuova situazione con cui confrontarsi e da risolvere. Un mondo nuovo per me come lo sono altri cento. Solo alcuni di quelli potrò vedere. E gli altri? Li conoscerò da una rivista di viaggi, tra una bombola e l’altra.

O su internet. Ciò che davvero mi dispiace e non poter trovare in rete gente cubana, magari qualcuno del corpo di ballo...loro non possono avere un computer. Ma...MA!… non possono perché il regime non glielo permette...mmmhmhh...o perché l’embargo li ha stremati? Ma...MA!
- ma in Italia non potete venire perché … perché non vi lasciano o… no, perché non abbiamo soldi, veniamo se ci invitano -
Un cubano guadagna mediamente 10 Usd , un biglietto per l’Italia ne costa 500.
- quanto prendi tu in Italia? Più o meno 700...700? Si ma in Italia con 700...niente…- quasi a giustificarmi della sproporzione. Ma è giusto che mi senta in colpa? In colpa per cosa, per l’uso “smodato” che ne faccio del denaro? Ma comunque è pur vero che io sono lì, ma lui non sarà mai in Italia. Ma non è colpa ne mia ne sua.


Su Raidue c’è Alcatraz e il tipo gira per L’Havana. E’ bello guardare le città in tv col senno di poi. Molti posti adesso mi sono familiari, assieme alle immagini sento gli odori e ascolto l’intenso vociare . Ehi ehi ehi, pss pss , ola, amigos per le strade impolverate e sporche con un profondo odore di vecchio - non aver paura, io sono il capo qui, chiedi cosa ti serve - per le strade del centro, strette e colorate (almeno un tempo) girano camion che sputano veleno.

(giorni dopo)

Abbiamo otto giorni per abbaiare. E ringhiare al pericolo che ora dopo ora si avvicina. Can che abbaia non morde e neanche dorme, ma si immedesima...destiny i wanna rulle my destiny… dentro una macchina con i finestrini aperti per far entrare aria di libertà (...quisiera reservar dos sitios al lado de la ventinilla, por mi y por Cuba...si viaggia in coppia su un trenino di ciclotaxi con un posto vicino al finestrino per guardare il mondo dall’alto, senza passaporto in balia dei capricci e delle parole). Le quattro ruote gonfie di curiosità le dissestate strade interne preferiscono sorvolarle che scorrerle. E allora si vede meglio dall’alto e con i sensi dei cani in allerta, si ascolta il minimo rumore, si annusa il più impercettibile odore (storce il naso la Cuba al ritmo ska che il pedalatore lascia diffondere costantemente. Suadente e capricciosa arriccia il naso e le labbra, controlla un gesto volgare -hola la salsa-si può muovere chiunque allo ska, si può muovere chiunque a qualunque ballo se l’aria è leggera e non si sente odore di hamburger, si muove la Cuba e tutto il trenino di cilclotaxi sobbalza. Il vuoto d’aria prende allo stomaco ma passata la paura resta l’adrenalina. La Cuba che balla il reggae sbatte contro le colonne con cui sorreggo il mio mondo, ma se la guardo da nuda intravedo una costola d’Africa . Da noi un aria sinfonica pervade le strade piastrellate da un impeccabile aristocrazia, da loro motivi di speranza rendono un po’ più lunghe le catene. )

Se si sta troppo lontani da se stessi si perde il contatto, ogni tanto una nuova mano di vernice rende più brillanti le pareti vecchie. Ma le crepe restano, lì, sotto, coperte ed al primo scossone riemergono.
Un acre e intenso odore di sigaro mi si spande per il palato. Soprattutto intenso, ma buono. Chiedo aiuto alla musica per riprendere a scrivere, e lei mi riporta nuovamente per la strada, per la playa di Caminito. Un posto fuori dal mondo, come se fossi capitato in un documentario, in un film, in un libro. La bella strada ci abbandona neanche troppo lontani dalla spiaggia, ma i chilometri finali valgono per cinque e dalle sospensioni si alzano urla di dolore e grida di vendetta. Temo per la macchina e la sua integrità, temo che arrivare sarà una faticaccia e spero che lo spirito d’avventura sia ricompensato con una gemma cubana semi -vergine. Si arriva in tre, con un’ospite, stupito ed imbarazzato, con le mani impegnate da un cartone dal vago richiamo alimentare. Scende e ci lascia soli alla ricerca del paradiso che non troviamo. Tutta questa strada per un metro di spiaggia fangosa tra una striscia di case e quella che sembra un misto tra una fonderia e una petroliera ormeggiata. Il paese (!) ha la forma di una T. Appena arrivati svoltiamo a sinistra ma dobbiamo tornare sui nostri passi, solo qualche casa che mi lascia in dote un vago senso di estraneità. Torniamo nella piccola piazza adornata con erbe gramigne e proviamo a destra, verso il camping al quale si giunge dopo aver superato un ponte e ignorato i suoi richiami alla pietà.
Il campeggio è una metafora della vita che passa e la vegetazione padroneggia con eleganza su quello che una volta fu il dominio dell’uomo. L’incuria cancella le tracce e sui muri non si leggono date che ne segnino la nascita. Opera del regime o opera dei magnaccia del bordello d’America, comunque affascina la tenerezza con la quale affronta la decadenza.
Mi congedo con un inchino al tempo sovrano che passa e si muove di nuovo la macchina, ma per pochi metri, fino al prossimo spazio, alla ricerca della spiaggia semi-vergine, per quel senso di in culo al mondo che ci manca.
E la spiaggia è semi- vergine, fin troppo semi- vergine. Hola amigo, guarda la testa di bambola senza occhi che giace senza che la sabbia la seppellisca...hola amigo, guarda quell’osso che sembra uno umano, che non sarà umano, ma potrebbe essere umano...hola amigo, mi siedo e guardo dove siamo...toh! Guarda il caso vicino alla penisola di Zapata, alla penisola dei coccodrilli...hola amigo, non sembra anche a te paludoso qui?
I grilli cominciano ad assordare dando conforto ad una suggestione che ormai aveva preso il controllo. Hola amigo, quel senso di culo al mondo ci manca perché non l’abbiamo; i nostri coccodrilli girano con la lama per portarci via i soldi, si nascondono dietro gli angoli, non dietro gli alberi. E da loro mi so difendere, ma qui, come posso difendermi da un pericolo che non so neanche se esiste? Devo rassegnarmi ad accettare di essere figlio della mia cultura, meglio girare i tacchi e andare via, non per paura ma perché all’orizzonte nubi nere minacciano violenti temporali tropicali. Ed è meglio evitare i temporali tropicali. Ne ho già visti e sanno di uragano. Mentre scivoliamo via veloci ma non troppo, un gruppo di persone di età eterogenea ci saluta mentre giocano a baseball . Loro giocano, incoscienti, di fronte al pericolo dell’imminente temporale tropicale. Hola amigo, le situazioni dopo si ricordano solo se prima usi prudenza, veniamo da lontano da molto lontano, non sembra anche a te di essere di un altro mondo?


E’ Black Uhuru che mi guida adesso, non c’entra niente, ma è dub, non ti agita ti rilassa e ti concentra. Va avanti lento, e nei ricordi trova casa, soffermandocisi senza fretta, con estrema consapevolezza, senza gente che ti urla dietro, che ti sprona e ti mette fretta.

E in un altro mondo devi abituarti stupirti. Un ragazzo, grasso da eccessi, frena la nostra fuga dal temporale tropicale. Dalla bandana che avvolge la fronte escono solo gocce di sudore e la convinzione che i capelli sotto siano biondi. La faccia è, nonostante il sole, biancastra. Due sue amiche saltellano e ocheggiano attraverso le case . GianLuca e il biondo duettano in uno spagnolo che mi sembra convincente. Il biondo insiste, vuole farci mangiare e bere dal suo amico, che chiama a squarciagola con sempre maggiore frequenza nell’estremo tentativo di riuscirci a trattenere. La conversazione ogni tanto si allontana dai tentativi di transazione e c’è anche il tempo di conoscersi meglio…da dove vieni? Giamaica…Giamaica?
Ma per lui niente da fare, noi non molliamo. In ultimo, più serioso, come dire tranquilli non c’è problema, ci offre le muchace.
Seduto al lato del passeggero vado via mentre guardo dal finestrino la figura insoddisfatta del Giamaicano che vede allontanarsi una delle uniche macchine di turisti che passa da quelle parti.
Di fianco a lui la barca con la quale ha attraversato il mare e dalla quale le due sue amiche spiccavano l’ultimo salto, dopo essere partite dalla strada, verso l’acqua calma e stagnante del canale. Ma saranno state loro le muchace che il gentile ospitante/ospite ci aveva offerto? Quelle così chiaramente non Cubane e dall’aria spensierata del vacanziero? Ma chi allora? In quel paese decadente che avrà avuto trenta abitanti c’era spazio anche per chi aveva virtù di dedicarsi all’antico mestiere?
Stava bene, lui. Gliel’ ho letto nello sguardo allucinato con cui guardava noi ma non troppo.

Scappa scappa e spera spera che la macchina non si spezzi. Ogni buca è un brivido, ma il muro di pioggia che a tratti oscura l’orizzonte sembra minacciare apertamente le nostre speranze. Ma il temporale non sembra poi così impavido, resta incerto sui suoi passi, le nostre paure allentano la guardia e ci si può dedicare un po’ a Cuba. Nel paese, tale per numero di case che affiancano la strada principale, c’è un piccolo Policlinico. Fuori un tipico uomo cubano con i baffi siede vicino ad una dolce signora. Insieme sembrano aspettare che il tempo passi, abituati a quel nulla rotto ogni tanto da qualche saluto, a quel nulla che a loro sembra passare velocemente.
Sono il dottore e l’infermiera del policlinico. Essendo parte in causa GianLuca va avanti mentre io, indeciso se chiudere la macchina oppure no, brancolo goffamente. Intuisco però che il dottore non subito capisce che vogliamo portagli dei medicinali, sembra spiazzato dalla nostra presenza sicuramente inaspettata. Alla sera, uscendo da quell’ambulatorio scarno, con un ventolone che pigramente soffiava refoli d’aria,il dottore avrà raccontato alla famiglia l’incontro. E dato che il Cubano è un popolo che ciancia, il dottore, gustandosi l’arietta fresca della sera bevendo un’altra birra, avrà spinto la notizia al di fuori delle mura domestiche. Mi fa piacere pensare che un paese appena vicino a se stesso, assocerà l’Italia ad una buona azione, una buona azione che ha il nostro volto.

Mi avvicinerò anch’io alla vostra aria, allungando il naso fuori dalla finestra. Ci sarà, ci sarà anche il tempo per bere e ricordare che siamo in riva al mare e che basta nuotare …per tornare di là.
Ma sarà di nuovo il tempo del sole e delle stelle da guardare solo di sfuggita tra i pensieri in assenza di gravità pronti a precipitare appena sulla terra. Sarà tutto questo.

Il gioco del bevitore astemio mi ha inebriato la notte e fatto girar la testa di giorno. E un gioco dove ti ubriachi senza bere

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