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La Finlandia Oltre Il Circolo Polare Artico
Racconto inviato senza nome

Un viaggio deve stupire e sorprendere, predisporre alla scoperta e perseguire una meta. Esso deve snodarsi secondo un itinerario predisposto che rappresenti uno schema, una griglia in cui orientarsi o, anche, piacevolmente perdersi scoprendo qualcosa di non previsto. Tutto ciò è accaduto nel nostro lungo viaggio in camper verso il Grande Nord.
Vivendo all’estremo sud della penisola siamo obbligati a percorrere mille chilometri, e altrettanti al ritorno, solo per avvicinarci al cuore d’Europa e, una volte giunti alle sue porte, le varchiamo con una certa emozione. Certo il Trattato di Schengen ha reso tutto molto virtuale: di fatto le frontiere non esistono più. Arrivati al Brennerpass gli edifici che un tempo le ospitavano si mostrano oggi in un desolante stato di abbandono. Ricordano alcune nostre vecchie masserie deserte le quali, con la loro attuale immagine, raccontano della brulicante attività che solo poco tempo addietro vi si svolgeva. Ma non c’è molto spazio per la nostalgia e, quasi di buon grado, ci accingiamo a pagare la gabella austriaca per l’accesso all’autostrada. Si chiama “vignetten” ed è una vetrofania da applicare sul parabrezza. A dispetto del nome, non fa ridere per niente per quello che costa. Attraversata la fascinosa Austria, l’indomani ci attende la grande Germania.
Non avevamo certo in programma di visitare la capitale tedesca ma non si può passare indifferenti sotto un cartello stradale che indichi Berlin 150 km e non fare un piccola veloce deviazione. D’altra parte è questa una prerogativa del viaggiare liberi in camper.
La città è enorme, completamente immersa nei grandiosi boschi del Brandeburgo. La sensazione che suscita è di grande calma e compostezza. I berlinesi danno l’impressione di essere educati, civili e silenziosi. Persino nella biglietteria della stazione centrale non v’è quella concitata confusione propria delle partenze.
La metropolitana ci permette in modo rapido e agevole di portarci nella tanto celebrata Alexander Platz. L’enorme piazza è prossima alla zona dei grandi interventi urbanistici. L’atmosfera è cosmopolita, seppure con moderazione. Di qui, a piedi, giungiamo nei pressi della storica Porta di Brandeburgo: l’ex Check Point Charlie in cui avvenivano gli scambi delle spie. Nulla più richiama alla mente il ricordo degli ultimi decenni che invece appaiono come completamente rimossi. Senza carta e guida fatichiamo non poco ad individuare l’area del muro. Solo poco oltre la Porta appare una traccia a ricordo del muro che non c’è più: una sottile linea aerea realizzata con tubi sospesi, avvolti nel filo spinato. La linea, segno che divide, qui si materializza in un monumento alle divisioni del passato; poco oltre un sacrario militare ricorda i caduti dell’Armata Rossa.
Dopo aver appena annusato l’aria di Berlino proseguiamo alla volta della Svezia traghettando da Rostock, estremo nord della Germania.
L’inconsueto tramonto delle ore ventuno già prelude all’intensa e indescrivibile luce che ci accompagnerà per tutto il viaggio: solo questo varrebbe la pena di percorrere gli oltre duemila chilometri già fatti. I colori del Mar Baltico, in Svezia, pur attenuati, hanno una luminosità per noi completamente nuova.
Dopo aver trascorso la notte in prossimità di un faro dai caratteristici e vivaci colori, abbiamo l’occasione di incontrare in un minuscolo porticciolo, dei sicuri discendenti delle antiche popolazioni nordiche. Una dozzina di adolescenti danesi, il più grande dei quali quindicenne e il più piccolo di dieci anni, partiti dalle coste della Danimarca su tre piccoli gusci di noce rigorosamente a vela, stavano circumnavigando le coste meridionali svedesi: lì abbiamo compreso chi fossero veramente i Vichinghi!
Accompagnati da un tempo pazzerello e marzolino arriviamo a Stoccolma in serata, se così si può dire considerato che la luce ormai tarda ad andar via.
L’atmosfera esotica e misteriosa del porto nordico è sottolineata ancor più da uno spettacolare raduno di antichi velieri e navi d’epoca presso il molo ove abbiamo deciso di pernottare. Questi favolosi “legni” in bella mostra con i loro gran pavese sono per noi un gradito fuori programma. Cogliamo l’occasione per parlare con il primo italiano incontrato dopo tremila chilometri. Un marinaio della Nave Palinuro, bellissimo veliero d’epoca della Marina Militare Italiana, è un compito ed educato ufficiale che con molto garbo ci dà tutte le informazioni sulla manifestazione. Scopriamo solo in seguito al suo ingresso a bordo, salutato con tutti gli onori, che era il comandante del veliero.
Lasciate le navi d’epoca, un modernissimo ed enorme traghetto ci porta finalmente a Turku, in terra finlandese. In questa lingua, oscura e incomprensibile per noi, la Finlandia, meta del nostro viaggio, si dice Suomi, il paese dei 180.000 laghi.
La traversata è sorprendente per l’enorme numero di scogli, isole e isolotti che vengono abilmente evitati dal nostro enorme battello: sono così numerosi che appaiono come se qualcuno avesse lanciato una manciata di sabbia sulla carta nautica.
Così dopo dodici ore di navigazione giungiamo a Turku. Il porto non ha nulla a che vedere con gli animati porti mediterranei. Tutto sembra invece evocare le magiche atmosfere sospese create da Hugo Pratt per il suo Corto Maltese: lo stridio assordante di enormi gabbiani si aggiunge a mò di colonna sonora.
Questa cittadina, dal tono apparentemente dimesso ma in effetti animata dal tranquillo stile di vita finlandese, è sempre stata storicamente antagonista di Helsinky, attuale capitale, sin dai tempi del contrasto fra l’impero svedese e quello russo degli zar. La storia della Finlandia va infatti interpretata alla luce del suo ruolo di terra interposta fra queste due grandi della storia.
Il mercato, insieme al porto, è il luogo della città dove è più facile e interessante incontrare degli autoctoni. E quello di Turku non delude. I colori delle bancarelle appaiono particolarmente intensi sotto questa luce che non finisce mai. Le donne e gli uomini, bionde e chiari, sono davvero bellissimi di una bellezza semplice che conquista lo sguardo e l’attenzione. Peccato che oltre una certa età danno la sensazione di trascurare la cura di se stessi.
Iniziando l’esplorazione di questa prima località, approccio con la Finlandia, scopriamo che è molto conosciuta e diffusissima nella cultura locale e scandinava, una saga di racconti ispirata alle vicende dei Moomin, famiglia di benigni troll, nati dalla penna di Tove Jansson, scrittrice finlandese dell’inizio del secolo.
A questi personaggi e alle loro vicende è dedicato ed ispirato un parco a tema posto su un’intera isola. In questa specie di disneyland nordica, caratterizzata da un’infinita tenerezza e simpatia, priva però dell’ingordo consumismo globale e planetario di Topolino e soci, si ritrovano le ambientazioni e i personaggi dei racconti insieme ad una incredibile marea di capelli biondi appartenenti ad una moltitudine di bimbi e famiglie finlandesi che mostrano di avere una grande parte del loro cuore dedicata a questi simpatici mostriciattoli bianchi.
Riprendiamo il viaggio in direzione nord, verso il centro della Finlandia, con le giornate che si allungano sensibilmente: considerato che sono le ventuno e c’è luce come alle sedici in Italia, si può ben dire che le nostre ferie aumentano di un buon trenta per cento!
In giornata siamo in vista di Tampere. La città, fondata nel ‘700 a cavallo di due laghi (che di certo in Finlandia non scarseggiano), come quasi tutti i centri finlandesi, non possiede particolari vestigia architettoniche a causa della giovane età e della tradizione costruttiva in legno che ha risentito notevolmente delle distruzioni avvenute in epoche remote e recenti. Ciò nonostante, la buona architettura e la razionale impostazione urbanistica le conferiscono molto carattere. Nel corso della visita scopriamo un luogo di notevole importanza per la storia dell’ultimo secolo: la Casa del Popolo dalla quale Lenin in esilio organizzò la Rivoluzione di Ottobre. Attualmente l’edificio è stato trasformato con buona cura in un interessante museo. Con un pò di allegra nostalgia ci immortaliamo in fotografia accanto a Vladimir Ilic Ulianov.
In Finlandia ci siamo recati perchè attratti dall’ambiente naturale e dai paesaggi del Grande Nord che, da sempre, hanno esercitato un fascino irresistibile nella nostra mente. Ma la Finlandia ci offriva l'occasione di ammirare e poter comprendere lo spirito della via scandinava alla qualità della vita, strettamente intrecciato con la grande attenzione che questi popoli dimostrano per l’ambiente naturale e per gli interventi dell’uomo nella natura. In questo senso una visita alla moderna architettura finlandese, di cui Alvar Aalto è il rappresentante più eminente, ci consentiva di toccare con mano la qualità dell’abitare e, di conseguenza, del vivere del popolo nordico. Sulle tracce del grande maestro giungiamo a Saynatsalo, piccola frazione di Jivaskila, città in cui egli operò, per ammirare una pietra miliare della sua architettura: il Palazzo Municipale.
Dopo aver studiato ed ammirato sui libri un opera così particolare, colpisce non tanto l’imponenza dell’architettura quanto l’equilibrio di ogni sua parte con i materiali utilizzati, e, sopratutto, l’indescrivibile perfezione con cui l’opera dell’uomo si inserisce nel contesto naturale.
L’uomo, i materiali, la natura: nessuna fotografia o assonometria può tradurre l’emozione dello spazio realmente percepito. Un’esperienza che da sola giustifica un viaggio così lungo!
Sarebbe una grande conquista per noi, per la nostra città, per il nostro territorio riuscire a comunicare questi valori di grande semplicità, di funzionalità e di grande resa estetica senza ricorrere al deprecabile armamentario che il consumismo più degenere riesce a imporre nella nostra cultura, sia in campo architettonico che in ogni altro aspetto della vita quotidiana. La Finlandia, come tutti i paesi scandinavi, è una terra ricca e molto evoluta, pienamente appartenente al mondo occidentale che riesce, con l’educazione dei suo abitanti, a prestare grandissima attenzione all’opera dell’uomo nel rispetto dell’ambiente.
Nel nostro lungo viaggio abbiamo conosciuto diversi finlandesi: ma chi ha detto che il popolo nordico è freddo e distaccato? Dinanzi all’ennesimo magnifico lago, quello di Korpilhati, era ormeggiato un battello di quelli che portano i turisti in crociera fra i mille rivoli d’acqua. Complici alcuni aquiloni di carta che le nostre bambine si ostinavano a far volare correndo sul molo, abbiamo intrecciato una bella amicizia con questa gente, silenziosa ma non taciturna, molto incuriosita dalla nostra “esotica” provenienza tanto che, nel giro di due giorni, siamo stati invitati, oltre che a cena, anche a fare una sauna tradizionale a legna a casa loro, con relativo tuffo nell’acqua fredda del lago dal loro pontile privato. Tenuto conto del significato della sauna nello stile di vita finlandese e del carattere estremamente intimo di un tale invito possiamo dirci veramente onorati di tanto riguardo e considerazione.

************ SECONDA PARTE *****************

Il viaggio riprende proseguendo sempre più verso nord. Via internet abbiamo fissato un’appuntamento con degli amici romani stabilendo l’estremo lembo del continente europeo come luogo dell’incontro: Capo Nord.
Avviandoci verso la Lapponia, terra dei Sami, oltrepassiamo il fatidico 66° parallelo del Circolo Polare Artico. Nella lingua del nord si dice Napapiri ed è emozionante oltrepassare la bianca linea materializzata in terra, segno concreto di un concetto immateriale. Oltre questa linea comincia la parte di superficie terrestre ove accadono i duali fenomeni del Sole di Mezzanotte e del “Kaamos”, l’interminabile notte polare.
Un pò intimiditi dalla consapevolezza di essere in un posto tanto singolare della Terra, ci ritraiamo accanto al cippo che mostra le distanze chilometriche dalle maggiori capitali della terra.
Il paesaggio lappone è diverso dal resto della Finlandia: la tundra più spoglia ha preso il posto dell’interminabile successione di sterminate foreste e di migliaia di laghi. Per decine e decine di chilometri non si incontra essere umano ed avviene così il primo di una lunga serie di incontri ravvicinati con le renne: al loro primo avvistamento nel camper, è scompiglio generale. In seguito ci abitueremo a questo spettacolo e diventerà usuale fermarsi per far transitare questi pacifici ed indolenti ruminanti.
Gli amici finlandesi ci hanno confermato che in queste terre isolate la solitudine e la durezza della vita delle popolazioni possono giocare brutti scherzi: infatti molto diffuso è l’uso dell’alcool e a qualcuno non mancano problemi psicologici. D’altra parte i Sami, come si chiamano nella loro lingua i lapponi (lappone è un termine negativo che loro non amano), sono un popolo che possiede una identità etnica non coincidente con i confini politici degli stati ove vivono (Finlandia, Svezia e Norvegia) e ciò costituisce, in alcuni casi, motivo di problemi sociali.
Siamo davvero in capo all’Europa: un cartello indica Murmansk 300 km e siamo completamente ignari della tragedia che avverrà solo qualche giorno più tardi al sottomarino sovietico.
Dopo la selvaggia e pianeggiante Lapponia, si intravedono le prime montagne norvegesi che, con le cime ancora coperte di neve, si immergono nel mare dei fiordi. Questo mare è di un colore così luminoso che neanche il cielo da Magna Grecia delle coste italiene riesce a competere con l’incredibile luce del Nord.
Siamo fortunati, il bel tempo e il cielo sereno ci accompagnano fino all’ingresso in Norvegia. Qui però le prime avvisaglie dell’abnorme esosità dei prezzi in Norvegia già si annunciano quando paghiamo i pedaggi stradali o facciamo acquisti nei negozi, tanto che non riesco a trovare la parola adatta per tradurre “ladri matricolati” in inglese e poter compiutamente esprimere il mio pensiero ai simpatici indigeni.
Gli scenari sono da mozzare il fiato. La bellezza del paesaggio è pari alla sua integrità. Giunti nei pressi di Capo Nord, all’uscita dall’ennesimo tunnel a pagamento, ci prepariamo allo storico incontro con Enrico e la sua famiglia, che tanto ricorda quello fra Livingstone e Stanley sulle rive del lago Vittoria. L’entusiasmo è alle stelle quando finalmente li agganciamo via radio e li intravediamo poi in lontananza: il camper è in subbuglio.
Esauriti i saluti e i convenevoli di circostanza, i due equipaggi insieme sono a 71°10’21” Latitudine Nord: Nordkapp, il mito! Il grande Mare Glaciale Artico è lì davanti ai nostri occhi ed ha tutte le sembianze di un normalissimo mare in una spelndida giornata di sereno e di calma. Non sempre però è così: solo pochi giorni prima alcuni equipaggi di camper se la sono vista brutta per le avverse condizioni del tempo.
Ultima furbata degli scaltri briganti norvegesi: per accedere allo spettacolare altipiano v’è da pagare un’ulteriore pedaggio. Comunque dopo seimila chilometri non sarà certo qualche corona in più a fermarci (accidenti a loro!).
Per attenuare il malumore della truppa decidiamo di organizzare un bel pranzo (o meglio cena: a dirla tutta, non capiamo più nulla dei nostri bioritmi a causa della luce che ormai è diventata perenne: il sole non tramonta più!). Rigatoni italiani e wurstel tedeschi per una cena con gli occhiali da sole.
Al termine, sfiniti da questa interminabile giornata, decretiamo all’unanimità che, nonostante il sole alto, è ora di andare a letto. Il giorno successivo è dedicato alla visita e alle foto ricordo.
Toccato l’apice comincia la discesa. Sulla via del ritorno ne approfittiamo per visitare meglio la terra dei Sami attraversata in andata. Inari è il centro culturale più importante per questa popolazione. Risulta molto interessante visitarne il museo, la più importante raccolta di materiali di interesse lappone.
Nella Lapponia meridionale, a Napapiri a cavallo del Circolo Polare, non manchiamo di fare un’altra mitica tappa a Rovaniemi nel Villaggio di Babbo Natale. Entriamo nella caverna con tutti i bambini e abbiamo l’incredibile occasione di incontrare e conoscere Babbo Natale in persona. Dopo aver parlato con lui abbiamo la possibilità di fare delle esclusive foto ricordo, assicurandolo che avremmo senz’altro portato i suoi saluti a tutti gli italiani.
Fra l’emozione dei nostri ragazzi arrivo il momento di salutare gli amici romani e di riprendere ognuno la propria rotta: noi saremmo rientrati dopo aver completato il giro della Finlandia.
Ci resta da visitare la parte centro orientale della zona dei laghi, a ridosso del confine russo. Riusciamo a scovare così un lago nei pressi di Savonlinna che ci permette di fare tutto quello che, chi si reca in Finlandia, si aspetta di fare oltre la sauna: stare nei boschi, andare in barca sul lago, pescare e ubriacarsi di questa intatta natura che è così avvolgente proprio come viene descritta nelle guide.
L’ultimo tratto che percorriamo è la cosiddetta “Via del Re” che collega sul lembo meridionale del paese la capitale Helsinky con l’altrettanto importante centro di Turku. Questa era il più importante collegamento in tutto il periodo in cui la Finlandia era contesa fra i due imperi.
Lungo questo percorso si incontrano alcune fra le meglio conservate cittadine dell’antica Finlandia. Infatti ad Hamina o a Poorvo è ancora possibile ammirare centri storici con case in legno perfettamente conservate e restaurate. L’ultimo scampolo di tempo a disposizione lo dedichiamo ad una “annusata” in Helsinky che, invece merita un’attenzione tutta particolare che le riserveremo in futuro. Dato il poco tempo a disposizione abbiamo la possibilità di curiosare nel colorato mercato del pesce “kauppatori” dove è possibile assaggiare la gustosa zuppa di salmone. Subito dopo siamo appena in tempo per prendere il traghetto per Somenlinna, l’isola fortificata che ha condizionato la storia della città favorendola e facendola preferire a Turku come capitale in virtù della sua posizione più strategica nei confronti del territorio russo.
Prenotato il traghetto per il rientro ci rimane giusto il tempo per un giro in Esboo, grosso sobborgo di Helsinky sede dell’Università di Otaniemi realizzata su progetto di Alvar Aalto.
Il nostro lungo giro in Finlandia si conclude a Turku, là dove era cominciato.
Il magnifico e lussuoso traghetto che ci riporta in Svezia lascia a poppa un’enorme, lunga scia bianca fra le onde che sembra non voler abbandonare il porto da cui ripartiamo. Questo improbabile segno nelle acque del Baltico è simile ad un cordone ombelicale per i nostri pensieri che, animati da una lieve malinconia, faticano ad abbandonare le immagini e le sensazioni meravigliose che la terra della luce ha voluto regalarci.
Il viaggio di ritorno, dopo una cavalcata durata ben undicimila chilometri, si snoda nuovamente attraverso il territorio tedesco ove cogliamo l’occasione, nel perfetto libero stile di viaggio con il camper, di visitare l’Esposizione Universale di Hannover 2000 e di riempire il nostro vecchio camper Lupo Fosco con tanta stupenda birra tedesca, stivandola in ogni angolo vuoto, tanto da rischiare seri problemi di sovraccarico se ci avesse fermato la temuta Polizei.
L’acquisto dell’odiosa “vignetten” austriaca ci ricorda che le Alpi sono vicine e che dobbiamo essere pronti a pagare il nostro debito verso la geografia percorrendo i mille chilometri che ci restano per archiviare la penisola italiana.

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