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Awenii ' Afak !
di Marco di Ricco

Ancora una volta il muezzin,dall'alto del minareto,chiamava i fedeli alla preghiera,e il suo "lamento" riecheggiava per la strada e nelle nostre orecchie,mentre ci avvicinavamo alla stazione di questa antica città imperiale.
La stazione di Fes,gioiosa e accogliente nella sua semplicità,anche se affollata all'inverosimile,non ci faceva presagire nulla di ciò che sarebbe accaduto.Noi,soli occidentali,attorniati durante il nostro beccacino,da nugoli di giovani marocchini a cui guardavamo con una certa diffidenza, probabilmente solo per il fatto che ci erano ignote le loro risa e i loro bisbigli.
Il treno era stracolmo , proveniva da Oujida,sul confine algerino, e doveva portarci a Marrakech,dopo una sosta nella misteriosa e ambigua Casablanca.
Tutto appariva tranquillo e nemmeno la presenza di alcuni militari che controllavano i passeggeri aveva destato la nostra attenzione; d'altra parte avevamo già viaggiato di notte in un contesto simile, quando due anni prima attraversammo la frontiera greca per andare
a Istanbul. Saliti sul treno,non trovando posto,ci accomodammo dolcemente
nello spazio tra un vagone e l'altro,e visto l'orario e la stanchezza accumulatasi nella giornata,ci accordammo quasi casualmente che un paio fra noi, forzatamente, avrebbero vegliato sul sonno dei compagni.
Piccoli particolari destarono però la nostra attenzione,e dopo soli pochi minuti dalla partenza alcuni inquietanti interrogativi assalirono tutto il gruppo.Perché mai giovani dall'aspetto malandato abbandonavano il loro comodo posto a sedere per "unirsi" a noi nel "comfort" del pavimento? Perché donne scendevano dal treno,vicino a noi,con enormi sacchi,e dopo gran trambusto risalivano con gli stessi alla porta più vicina?
Era possibile che un uomo,con un volto che avrei potuto vedere tra i pusher di via Zamboni,con quel caldo,portasse un lungo impermeabile da stupratore e ad ogni curva del treno si appoggiasse "garbatamente" ad ognuno di noi(non eravamo certo in auto e men che meno avevamo sei anni)?Erano forse tutti d'accordo?Come ci avrebbero portato via tutto?Non li spaventava il nostro grande numero?
I dubbi si stavano tramutando in realtà ed era ormai lontano il ricordo della medina e del suo souq,delle furenti contrattazioni,del buonissimo tajine ,e di Azim, che ci aveva accompagnato per tutto il pomeriggio in quel nugolo di viottoli affollati e aveva gioito per la maglietta dei PINK FLOYD che gli avevamo regalato(chissà se ne aveva mai sentito parlare).
Svanì di colpo quella spensieratezza ed euforia che ci aveva investito tutta la giornata,oltremodo incrementata dai fumi di hashish,che perdeva ogni connotazione "diabolica" in quel suo peculiare ambiente.A tutto ciò si sostituiva la paura,la sudorazione,lo sbigottimento,la paranoia,che assalivano tutti allo stesso modo.
La mia mente pensava già al momento in cui sarei stato spogliato di tutto ciò che avevo,il mio stato d'animo,così,nudo,senza niente di quello che mi aveva accompagnato per tutto il Marocco,che avevo avuto per giorni sulle spalle e mi aveva costretto a pesanti camminate.Probabilmente neanche il nostro impavido idolo Coupé,protagonista del manuale dell'inter-rail-man ,era mai stato in una simile condizione.
Ormai letteralmente circondati,decidemmo di "fuggire" in un altro vagone,nella speranza di scampare a quella pericolosa situazione.
Il presentimento non era giusto,ma un militare in licenza abbioccato su un seggiolino ci parve un buon appiglio nel caso la cosa fosse degenerata,e decidemmo quindi di non staccare gli occhi dalle sue stellette.Ci avrebbero lasciato stare ora?Avrebbero mollato la presa?
La situazione non migliorò drasticamente,ma i nostri "compagni di viaggio"si fecero più circospetti,comtinuando lo stesso nel loro lavoro.
Improvvisamente però il nostro inconsapevole protettore si destò di soprassalto dal dormiveglia e trafelato scese dal treno.L'unica cosa da fare era seguirlo. Bastò infatti solo un cenno,al tempo stesso di tutti e di nessuno in particolare,per catapultarsi fuori e attaccarsi al suo di dietro,cercando in lui un aiuto o almeno una parola di conforto.Un aiuto che pochi istanti più tardi ci verrà negato con totale indifferenza.
Proseguì infatti senza tenere in alcun conto le nostre parole e lasciandoci basiti ,non contemplando un simile esito.
Eravamo tuttavia scesi inconsapevolmente a Rabat,moderna capitale marocchina,che diffuse in noi un primo senso di sicurezza dopo una notte così travagliata.Col tempo ci accorgemmo che intorno a noi era rimasta soltanto gente comune,pendolari probabilmente,che andavano a lavorare con le loro valigette e le camicie ben stirate,e non più loschi briganti.
Nonostante questa consapevolezza le nostre fobie non riuscivano a cessare definitivamente di colpo.Probabilmente solo nel momento in cui la maggior parte di noi si addormentò sul tavolino del bar della stazione,dopo questa lunga e adrenalinica notte,tra le facce attonite degli anziani marocchini che contemplavano questi sei occidentali come fossero bestie rare,senza capire cosa avessero fatto.
Nei nostri pensieri con la fronte sul fresco alluminio del tavolino era difficile non pensare al ragazzo col cappello,all'uomo con l'impermeabile,al militare,alla donna coi sacchi,ma ormai era passato e l'unica cosa di cui dovevamo preoccuparci era il prepotente ritorno della dissenteria,sparita magicamente per una notte.

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