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Enciclopedia del viaggio : Medicina
Nel nuovo ambiente


Tenere un corretto comportamento nel corso del viaggio è certamente il metodo migliore, ancor prima di vaccini, profilassi e farmaci vari, per prevenire semplici malesseri o ben più serie malattie infettive o parassitarie. Vediamo dunque alcuni suggerimenti in merito a quali comportamenti tenere durante il viaggio ed il soggiorno all'estero.

Quando si arriva a destinazione sarebbe opportuno riadattare il corpo ai nuovi orari prolungando o riducendo gradatamente il periodo di riposo secondo la differenza del fuso orario.

I Paesi meta del viaggio possono avere condizioni climatiche assai diverse da quello di origine con temperature ed umidità assai elevate oppure, al contrario, rigide. L'escursione termica può essere assai elevata oppure pressoché nulla. Anche l'altitudine può causare problemi di adattamento. In questa vasta gamma di situazioni diverse, l'organismo può essere agevolato nell'assuefazione al nuovo ambiente seguendo alcuni semplici consigli che qui daremo.


Zone a clima caldo

Soggiornando in zone con clima caldo, nei primi giorni bisogna evitare di esporsi a lungo ai raggi solari, così come è opportuno limitare gli sforzi fisici. Bisognerà bere abbondantemente (attenzione a COSA si beve!) ma evitando bevande gelate. Da evitare, o almeno contenere, anche l'uso di superalcolici, mentre una particolare cautela dovrà essere usata nell'uso del ghiaccio: usatelo solo se siete assolutamente certi che è stato prodotto con acqua non contaminata! Mangiate cibi leggeri e non elaborati, evitate repentini sbalzi di temperatura: spesso nei paesi caldi in taluni locali pubblici e talvolta anche sui mezzi di trasporto l'aria condizionata è spinta al massimo. Dormite in ambienti freschi, ma attenti anche qui all'aria condizionata e alle ventole. Indossate abiti leggeri e freschi, coprenti ma non aderenti, evitando quelli in fibra sintetica. Mantenete la pelle pulita eliminando frequentemente sporco e sudore, sopratutto dalle mani e dal viso. Sarebbe meglio fare una doccia tutti i giorni, ma non fatene un dramma se questo non è possibile: per un po' di cattivo odore di solito non si muore!, in questo caso comunque potete salvaguardare la vostra igiene personale con l'uso dei fazzolettini detergenti.

Nei Paesi caldi va evitata l'eccessiva esposizione ai raggi solari, poiché questo può causare taluni disturbi che vedremo in dettaglio.

Il caldo e l'eccessiva esposizione ai raggi solari possono causare eritemi, eruzioni cutanee od ustioni. Ricordate che le radiazioni solari penetrano anche attraverso le nubi. Per difendersi da queste radiazioni (ai raggi ultravioletti in particolare) si ricorra all'uso di pomate ad alta protezione, ad indumenti adeguati (con le maniche lunghe) e a cappelli (meglio se a tesa larga).

Per proteggere gli occhi, non solo dai raggi solari e dai riverberi ma anche dalla polvere, non dimenticate gli occhiali da sole.

In climi particolarmente caldi e asciutti una eccessiva e prolungata esposizione al sole può provocare colpi di sole. L'azione dei raggi solari sul capo è in grado di elevare la temperatura intracranica oltre i livelli normali entro cui si svolge l'azione delle cellule cerebrali, per cui il soggetto cade in stato d'incoscienza. Il colpo di sole si manifesta con pallore sempre più evidente, sudorazione profusa (che può far morire per disidratazione), nausea e a volte dolori crampiformi allo stomaco, debolezza progressiva sino allo svenimento. In questo caso occorre distendere il soggetto all'ombra in luogo ventilato, slacciare gli indumenti per favorire la circolazione sanguigna, fare impacchi freddi e, se il soggetto è cosciente, somministrare lentamente una bevanda non troppo fredda e assolutamente non ghiacciata.

Quando l'alta temperatura e l'eccessiva umidità dell'ambiente impediscono l'evaporazione del sudore vi è il rischio di un colpo di calore. La mancanza di sudorazione provoca l'innalzamento della temperatura corporea sino a superare il livello superato dalle cellule cerebrali. Il colpo di calore si manifesta con mal di testa e vertigini, crampi muscolari, vomito, elevata temperatura corporea, arresto della sudorazione, volto arrossato e respiro affannoso. Si deve allora trasportare l'infortunato in luogo fresco e ben ventilato abbassando gradatamente la temperatura corporea con impacchi freddi sul capo; è utile agitare l'aria per favorire l'evaporazione del sudore consentendo la ripresa della sudorazione.


Zone a clima freddo o in alta quota

Nei paesi a clima rigido o in zone d'alta quota vi è il rischio di congelamento e assideramento. Il congelamento subentra in maniera insidiosa, senza che si avverta dolore, con un irrigidimento improvviso e la perdita di sensibilità alle estremità del corpo. L'assideramento è invece il raffreddamento generale di tutto il corpo e si verifica per esposizioni prolungate a temperature molto basse. Rischio analogo si corre nel caso di esposizione al vento o per una prolungata immersione in acqua. La temperatura corporea scende sotto i 35° C, subentra progressivamente uno stato di apatia (se ci si lascia andare è la fine!) e insorge sonnolenza. Per combattere questi rischi occorre un abbigliamento caldo, di lana, adeguato al clima. L'alimentazione deve prevedere cibi ad alto contenuto calorico (barrette energetiche, zucchero, cioccolato). Per soccorrere l'infortunato bisogna coprirlo per evitare una ulteriore perdita di temperatura, impedire che si addormenti, trasferirlo in un ambiente caldo ma non troppo (per evitare che, verificandosi una vasodilatazione improvvisa, insorga uno stato di shock), somministrargli, se è cosciente, bevande tiepide (tè, camomilla, caffè). Da evitare assolutamente la somministrazione di alcolici! In presenza di climi rigidi, contrariamente a quanto comunemente si creda, è infatti da evitare l'uso di alcolici, in quanto, provocando vasodilatazione superficiale, provocano una ulteriore perdita di calore.

Quando si raggiungono zone con un'altitudine superiore ai 3.500 metri può insorgere il mal di montagna.

E' questo uno stato di disagio che è indizio di una errata o incompleta acclimatazione alla quota. E' un malore piuttosto comune che colpisce un individuo su due. In casi rari possono insorgere complicazioni piuttosto gravi, quali edema polmonare o cerebrale mentre ancor più rari sono i casi di decesso. I primi sintomi insorgono 4/8 ore dopo l'arrivo in altitudine e sono caratterizzati da cefalea, nausea, inappetenza e insonnia spesso accompagnate da tosse secca, più raramente da vertigini. Bisogna sostare alla stessa altitudine, o meglio ancora scendere, in cui si manifestano i sintomi e restare a riposo sino a quando scompaiono. Solitamente questo avviene entro un paio di giorni, dopodiché si può riprendere a salire. Se, al contrario, i sintomi persistono, è necessario scendere di quota. E' assolutamente necessario scendere rapidamente di quota qualora il soggetto tenda a peggiorare. L'aggravarsi della situazione si manifesta con stanchezza crescente, emicranea violenta e incapacità di coordinare i movimenti. Questi sono i sintomi di edema cerebrale di alta quota e possono causare la perdita di coscienza e la morte nel giro di 12 ore o meno nel caso di aggravamento persistente.

I sintomi di edema polmonare sono invece: senso di soffocamento con respirazione affannosa, tosse e affaticamento. Se non si interviene prontamente sopraggiunge il decesso.

E' da rilevare che il soggetto colpito da mal di montagna può non essere in grado di ragionare razionalmente, pertanto non è infrequente che si sia obbligati a forzarlo ad intraprendere la discesa, che in ogni caso non deve assolutamente affrontare da solo. In genere è sufficiente scendere di 400/500 metri. Da quanto esposto sopra risulta evidente che un buon acclimatamento è fondamentale.

Una volta superati i 3.500 metri, è opportuno pianificare un'ascensione in modo da salire gradualmente di 500 m. al giorno. Questo non vale nel caso di superamento di passi con automezzi, poiché il trasferimento avviene in tempi così rapidi che l'organismo ne risente solo marginalmente. Da notare che in America Latina, il mal di montagna (che i locali chiamano soroche), può insorgere già a partire da sopra i 2.000 m.

Per contrastare il mal d'altitudine e l'edema polmonare in particolare, proponiamo questo semplice esercizio da compiere quando si è in quota: soffiare con una cannuccia in una bottiglia d'acqua alta almeno 15 cm.

Concludiamo questo capitolo con un paio di annotazioni meritevoli d'attenzione.

Poiché in alta quota la perdita di liquidi attraverso le vie respiratorie favorisce la disidratazione, è necessario bere molto.

Tenuto conto dell'aumento del rischio di trombosi venose nel caso di prolungate permanenze oltre i 3.500 metri di quota, si suggerisce di interrompere l'assunzione di contraccettivi orali.


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