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World Music Magazine


Pubblicazione bimestrale, diretta e fondata a Roma nel 1991 da Pietro Carfì, World Music Magazine è stata la prima rivista in Italia a esplorare con competenza, vivacità e curiosità la musica non di consumo, dal folk alle avanguardie, dall'etnojazz alla techno, dalla trance alla jungle.
In dieci anni di storia la rivista ha pubblicato centinaia di interviste con quanti andavano consacrandosi come artisti originali e di grande talento (da Nusrat Fateh Ali Khan a Salif Keita), migliaia di recensioni di dischi e libri musicali; storie e racconti tra etnomusicologia e letteratura di viaggio; approfondimenti tematici e discografici; ha pubblicato infine molti CD realizzati da musicisti di tutti i continenti, dai siberiani ai cubani.




Disco consigliato per l'Asia Centrale:

AA VV, Maqâm Dugah, Inedit/ distr. Ird, 2002


Su WMM 58 abbiamo recensito approfonditamente un cofanetto della Inedit dedicato al maqâm curdo, interpretato dall'ottimo Ali Akbar Moradi alla voce e tanbur. A breve distanza cronologica, la casa discografica francese affida a grandi maestri del repertorio, come il suonatore di dûtar Abdurahim Hamidov e il viellista (ghijak) Abduhâshim Isma'ilov, alcuni brani tradizionali dal corpus di shash-maqâm dell'Uzbekistan, stretto parente del precedente. L'area in cui le danze e le musiche profane venivano raccolte in queste suite, dette appunto maqâm, comprende l'intera Asia Centrale, dal Tajikistan allo Xinjiang, ed abbraccia quindi tutti quei territori che si convertirono all'Islam; il periodo di massimo fulgore del maqâm fu intorno al quindicesimo secolo, e Uzbekistan e Tajikistan rappresentarono una zona particolarmente fertile in tale contesto. Va da sé che durante il periodo sovietico venne bandita la fruizione del maqâm in pubblico, così la pratica delle suite sia strumentali che cantate venne riservata alle feste ed alle cerimonie come matrimoni, circoncisioni e funerali.
In questa miniera sonora su supporto possiamo godere tanto di danze strumentali che di melodie cantate. Balzano subito all'orecchio alcune nette distinzioni con i brani contenuti nel cofanetto curdo, e non solo per le sonorità, qui più ricche per la presenza di percussioni a cornice e di più cordofoni: le ritmiche sono molto decise, quasi compatte e ben riconoscibili, le cellule melodiche più farcite, l'uso dei glissandi particolarmente accentuato. Anche in questo Cd si accostano motivi dedicati alla meditazione interiore (Tarana) e brani quasi didascalici sull'aspetto fisico dell'amore e della passione (Sarakhbâri); troviamo sequenze ritmiche piuttosto complesse, che tendono comunque sempre alla stabilità, al respiro, e formule molto "facili" (comuni quelle in due - bum tak) in cui domina logicamente il fattore melodico. E se le voci di Nâdira Pirmatova a Mariam Sattarova ammaliano con i loro fraseggi inestricabili, una menzione particolare la meritano Isma'ilov e Hamidov nella suite iniziale formata dal trittico Tasnif, Gardun e Samâ', in cui i loro glissando e i magistrali microtoni disseminati nell'esecuzione creano un diffuso senso di straniamento e contemporaneamente di pace interiore.


Daniele Bergesio  




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