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ALLA CORTE DI MATILDE DI CANOSSA
Testo di Andrea Aldini e G.Franco Fontanesi
Per gentile concessione di Marco Polo Guideviaggi




E' impossibile, visitando le terre di Matilde di Canossa, non lasciarsi contagiare dall'atmosfera di cui questi luoghi sono visceralmente intrisi. L'autorità, la personalità, l'energia ed il fascino di questa donna hanno profondamente segnato i territori in cui regnò, e lo scorrere lento dei secoli, anziché scalfire, ha rafforzato queste influenze, rimaste per sempre in eredità al carattere fiero dei suoi abitanti.
E' come se lo spirito di questa sovrana, che ebbe il coraggio di opporsi all'Imperatore, aleggi ancora su queste vallate e sugli spalti dei suoi castelli e delle sue rocche, tra i quali si consumarono episodi fondamentali per la storia d'Europa. Viaggiando per questi luoghi, che trasudano di magie dell'età di mezzo, ci sembra di risentire e di riassaporare le gesta dei Da Canossa e dei loro vassalli, facendoci ripercorrere un immaginario viaggio a ritroso nel tempo. Assedi, gesta eroiche, atti di cavalleria, battaglie, preghiere e scene di vita comune si alternavano in uno splendido scenario, fatto di vallate dominate da castelli, borghi fortificati, boschi, pascoli e fiumi che ancora oggi possono essere ammirati, quasi immutati ed essere meta di godibilissime escursioni, di varia difficoltà, come il Sentiero Matilde, uno dei più importanti trek escursionistici a tappe di lunga percorrenza dell'Appennino
Tosco-emiliano, che si snoda attualmente dal paese di Ciano d'Enza, nel comune di Canossa, fino alla Garfagnana e Lucca, e per il quale è in progetto un collegamento con Parma città, attraverso i paesi di San Polo d'Enza, Traversetolo, Montechiarugolo e Monticelli Terme. Visitare le terre di Matilde è tutto questo, ma non solo ! Oltre alla storia, alla cultura ed alla natura non manca di certo l'arte culinaria; tutto ciò che deriva dalla nobile bestia, il maiale, è qui accuratamente trasformato in prelibati alimenti. Lo zampone, il cotechino, il prosciutto, i salami degli anziani "rezdor" (i capifamiglia che mandavano avanti l'impresa agricola), sono solo un piccolo esempio di ciò che i reggiani, e, più in generale, gli emiliani, hanno saputo fare in campo alimentare, oltre ai famosi capelletti, al celeberrimo parmigiano - reggiano (nato a Bibbiano, altro paese matildico della provincia di Reggio Emilia) e all'aceto balsamico, già citato da Donizone Da Canossa nella vita di Matilde. C'è davvero di che leccarsi i baffi nelle osterie dell'Appennino, e il tutto è condito dalla consueta cortesia degli abitanti, che sembra lasciar trasparire ancora un po' di antica cavalleria.
E una volta rientrati a casa, non dovrete affatto meravigliarvi se la bilancia indicherà qualche chiletto di troppo - "ne è valsa la pena" - penserete - "da domani footing !".
Benvenuti dunque nelle terre di Matilde, dei Da Canossa e dei loro fedelissimi vassalli.

Suggerimenti per una visita di 3 giorni
Prima tappa
Usciti dall'A1 al casello di Reggio Emilia, prendete la tangenziale per Parma (strada a sinistra dopo la rotonda dell'uscita autostradale).
Passate sotto il cavalcavia e svoltate per la prima strada a destra (controllate le indicazioni per Montecchio, Bibbiano, Quattro Castella.
S.Polo d'Enza), passando sul citato cavalcavia. Continuate sempre diritto ai primi 2 semafori, quindi, al terzo imboccate la rotonda e girate a
destra, in direzione dei citati paesi e di Cavriago. Giunti in località Codemondo svoltate a sinistra per Ghiardo. Sul rettilineo che precede questo abitato potrete scorgere, di fronte a voi, i quattro colli su cui sorgono i relativi castelli: Monte Lucio, Bianello, Monte Vetro e Monte Zane (o MonGiovanni). Continuate quindi per Bibbiano e, da qui, verso Quattro Castella. Per arrivare al castello di Bianello, quello meglio conservato, all'unico semaforo in centro al paese proseguite diritto in direzione Bergonzano - Madonna della Battaglia. Dopo circa 300m, al primo bivio mantenete la sinistra e immediatamente dopo, sulla destra, noterete un cancello di ferro battuto ed una strada ghiaiata con relativo cartello recante la scritta "castello di Bianello". Si parcheggia e si prosegue a piedi, per circa 10'. Eccovi al castello, già presente nel X° Sec., come torre di avvistamento. Attenzione, però, il castello è di proprietà privata e per le visite è necessario informarsi presso i proprietari.
Un'epigrafe ivi conservata ne attribuisce la fondazione a Matilde di Canossa, tuttavia anche se la contessa non lo fondò, certamente vi soggiornò più volte, ospitandovi personaggi illustri, come Gregorio VII ed Enrico IV (nel 1077). Qui, e precisamente sul sagrato della chiesa di S.Antonino, interessante esempio di scultura romanica, ai piedi del castello, tra il 6 e il 10 maggio 1111, Matilde di Canossa fu incoronata vice regina vicaria d'Italia dall'imperatore Enrico V. Il castello, dopo parecchie vicissitudini storiche e varie ristrutturazioni, è attualmente di proprietà della famiglia Cantelli Cremonini, che ha curato l'arredo delle grandi sale e delle numerose stanze.
Terminata la visita, vi attendono i colli vicini di Monte Lucio e Monte Zane. Uscite dalla strada ghiaiata, tornate verso l'abitato e, dopo circa 100 metri, all'altezza di un vecchio caseificio, girate di nuovo a sinistra. In fondo alla strada vi troverete alla suggestiva borgata di Monticelli, nucleo più antico del paese, di cui già parla un documento del IX° Sec. Proseguite a piedi e, nel punto in cui la strada fa una curva a gomito sulla destra, continuando diritto in una sterrata, entrerete nell'Oasi della LIPU. Una visita è possibile solo se accompagnati, e richiederà circa 1h 30', con un grado di difficoltà "T" (per
informazioni: L.I.P.U di Reggio Emilia - tel.0522.921781). Dopo circa 10/15' di piacevole camminata, vi ritroverete in mezzo ad un prato all'altezza di un vecchio pozzo; da lì girate a sinistra, verso il castello di Monte Lucio (altri 20' circa), di cui restano pochi ruderi. Originariamente era costituito da una torre adibita a casa gentilizia composta da cinque camere, cucina, cantina, portico, stalla al pian terreno, un camerone ed un oratorio, e da una semplice cinta muraria. Ridiscendete al pozzo e risalite al castello di Monte Zane (o MonGiovanni), di cui potrete ammirare solo le rovine della bella torre massiccia, che tuttavia ne ricordano l'antico splendore, oltre a qualche mozzicone di mura e ai resti del rivellino d'ingresso. Probabilmente costruito in epoca successiva rispetto a Monte Vecchio e Bianello, secondo diversi studiosi vi sarebbe stata la chiesa di San Nicolò, dove Matilde, l'abate di Cluny ed Enrico IV avrebbero stabilito i preliminari dell'incontro di Canossa.
Attualmente appartiene, come quello di Monte Lucio, alla famiglia Cantelli/Cremonini. Da lì parte un altro sentiero, piuttosto ripido, che riporta al borgo di Monticelli, lungo il quale sono poste varie tabelle indicanti i nomi degli alberi. Ripreso il mezzo di trasporto, tornate al semaforo centrale, dove svolterete a sinistra, in direzione San Polo d'Enza. A metà percorso, complessivamente di circa 5 km, noterete sulla sinistra lo splendido complesso di Montefalcone, un antico convento francescano fondato nel 1217 da S.Francesco d'Assisi, (questa è la tesi prevalente) in cui visse, tra gli altri, Fra Salimbene de Adam, per il quale è in fase di studio un interessantissimo progetto di ristrutturazione a capitale pubblico/privato - attualmente non è però visitabile. Giunti a San Polo d'Enza, visitate il borgo del Castello, dove sorge il Municipio, di cui è incerta la data di fondazione, con la chiesa parrocchiale, le Piazze IV Novembre e Sartori e la Torre Civica, risalente al '400. Altro monumento di notevole interesse storico del paese, in località Pieve, visibile sulla destra della strada a circa 2 km dal paese in direzione
Montecchio Emilia, è La Pieve romanica dei Santi Pietro e Paolo, menzionata fin dal 980 con il diploma dell'Imperatore Ottone II. Dirigetevi, quindi, verso Ciano d'Enza, grazioso paesino sulla collina. Qui svoltate a sinistra prima della piazza del paese, in direzione Rossena/Canossa. Circa due chilometri di strada di montagna ed eccovi al borgo di Rossena, davvero molto suggestivo poiché caratterizzato dal castello e dalla relativa torre di guardia fortificata di Rossenella, sulla collinetta di fronte. Si consiglia subito la visita ai uderi della torre. Per accedervi svoltate a destra, nella direzione del cimitero e parcheggiate nei pressi. Quindi, a piedi per il bosco, arriverete alla cisterna che alimentava d'acqua fresca la vecchia torre. L'attuale accesso è a
meridione, ma è ancora interessante osservare gli elementi architettonici presenti e i resti del muro di meridione. Ritornate, quindi, al borgo, che presenta molte strutture rinascimentali, e di lì accedete al castello, restaurato di recente per ospitare un ostello con circa 40 posti letto, in occasione del Giubileo. L'accesso attuale è un rifacimento trecentesco, mentre la struttura originale sembra risalire ai tempi di Atto Adalberto di Canossa, che lo avrebbe fondato per ragioni strategiche. Il nome Rossena deriva dal terreno che è vulcanico, di color rosso. Notate, in particolare, il mastio (X° Sec.), la piazza d'armi, sopraelevata rispetto al piano di campagna, e la cinta, formata da tre tratti di mura che si congiungono al dongione nel punto a recipizio cioè quello settentrionale. Sulla seconda cinta vi sono i resti di tre torrioni difensivi. Interessanti anche il vasto magazzino, scavato nella roccia con un pozzo cisterna alimentato da acqua piovana, a temperatura costante tutto
l'anno e, all'interno del recinto più esterno, la Pieve di San Matteo, di matrice sei/settecentesca. Ridiscendete, quindi, al borgo, che val bene una passeggiata, e riprendete il mezzo di trasporto in direzione dei ruderi del celeberrimo Castello di Canossa. Questi, ben visibili da Rossena, sorgono su una rupe di arenaria bianca da cui deriva il nome (canus, in latino, significa bianco). Sorto fra il IX° e il X° Sec.(ma vi sono stati ritrovamenti dell'età del bronzo che farebbero pensare ad un uso precedente della rupe), è ricchissimo di storia e fu, per almeno due secoli, uno dei castelli più noti d'Europa. Famosissimo è l'episodio del gennaio 1077, quando l'Imperatore Enrico IV, colpito da scomunica, restò per tre giorni, scalzo, in penitenza fra le due cinta di mura del castello per ottenere il perdono da parte del Papa. Solo dopo questa umiliazione venne fatto entrare all'interno della rocca e riammesso alla
comunione dei cristiani. Distrutto e ricostruito più volte, attualmente, nonostante rimangano solo la cripta della vecchia chiesa, i resti di un ponte levatoio, le basi del palazzo, del magazzino e delle torri di ingresso, è davvero denso di atmosfera e di fascino. Il piccolo museo offre numerose testimonianze del periodo medioevale, fra cui una bellissima vasca battesimale di epoca romanica, unico resto della chiesa di Sant'Apollonio, dove pregava Matilde. Usciti dal castello e ridiscesa la scalinata che conduce alla vetta, seguite le indicazioni per Grassano/San Polo e dopo circa 1 km imboccate la strada a sinistra, per Riverzana, dove potrete pernottare al Centro Agrituristico e sportivo "Antichi poderi di Canossa".

Seconda tappa
Sveglia di buon mattino, tornate verso il castello di Canossa, da dove, immediatamente dopo l'omonima rupe (sulla vostra destra), al primo tornante, imboccherete la strada a sinistra in direzione Cavandola. Superata quest'ultima, dopo pochi minuti, ecco il borgo di Votigno. Restaurato recentemente, riprende molti elementi architettonici del tardo medioevo, dando l'idea del borgo fortificato medioevale. In questo borgo si trova un importante centro tibetano internazionale, "la casa del Tibet", con tanto di tempio buddista e di museo, che ha visto, nell'ottobre del 1999, la visita del XIV° Dalai Lama, Tenzin Gyatzo. Ritornate poi sulla strada principale, svoltate a sinistra, quindi, al bivio, tenete ancora la sinistra per Casina (SP 54). Il primo borgo che incontrerete, sulla destra, è Cerredolo dei Coppi. Bellissimo esempio di architettura quattrocentesca, vi sono presenti, in più edifici, massi rotondi a forma antropomorfa, resti di riti pagani sopravvissuti al cristianesimo con
significato benigno/propiziatorio per i raccolti. Proseguendo, dopo pochi minuti, sempre sulla destra, ecco Vercallo, il più bel borgo della strada che da Canossa arriva a Casina. Conserva, infatti, una bellissima fisionomia rurale con elementi architettonici medioevali ed un bellissimo forno per le castagne, chiamato metato. Vale la pena anche fare una passeggiata nei pressi, per godersi il suggestivo e intatto ambiente collinare.
Lasciato Vercallo, continuate per alcuni chilometri in direzione Casina fino alla località La Stella, dove svolterete a sinistra in direzione Paullo. Quindi, in località Costaferrata, al bivio prendete per Bergogno, un borgo anticamente fortificato, protetto su tre lati da burroni scoscesi e da due case a torre ll'ingresso del paese. D'estate gli abitanti del paese per raccogliere i soldi per i restauri delle loro case offrono piatti tipici della cucina reggiana a prezzi modici. Ritornate, quindi, sulla strada per Casina, fino alla località Al Carrobbio, dove potrete lasciare il mezzo di trasporto e, inserendovi nel tratto
terminale della 2^ tappa del "sentiero Matilde", giungere in pochi minuti di piacevole camminata al Castello di Sarzano, i cui elementi attuali sono
del 1300, con il mastio centrale ridotto a torre campanaria della vicina chiesa di Santo Stefano. Lo stemma all'ingresso è quello famiglia Cremonini. Anche qui c'è la possibilità di pranzare, sotto al castello. Dopo pranzo, riprendete la strada per Casina (SP11), da cui vi immetterete nella SS63, in direzione astelnuovo ne' Monti e, dopo diverse gallerie, imboccate l'uscita per Viano, Scandiano, Carpineti. Arrivati al centro abitato di Carpineti, proseguite in direzione Felina e dopo 2 km sarete a Regigno, dove potrete, finalmente godervi un meritato riposo presso la locale azienda agrituristica "Le scuderie", con ossibilità di escursioni a cavallo. Se non siete troppo stanchi, in alternativa è possibile uscire dalla statale a Marola, ridente località turistica (dove volendo è possibile pernottare), con un complesso abbaziale, di notevole interesse, costruito e fortificato per disposizione di Matilde di Canossa, sul finire dell'XI° Sec., situato in un grande bosco di castagni.

Terza tappa
Da Regigno tornate a Carpineti, e da qui dirigetevi verso il Castello delle Carpinete. Arrivati in cima alla salita, proseguite a piedi lungo la via Matildica che portava da San Vitale all'abitato di Carpineti.
Dopo circa 50m di salita, il panorama che vi si offre è davvero esaltante: sulla sinistra la vallata della Secchia e i monti Cimone e Cusna; sulla destra i resti del Castello, affascinanti ed imponenti. Le prime notizie del maniero risalgono al 1007 e la sua fondazione sembra da attribuirsi ad Adalberto Atto. La forma attuale è molto simile a quella dell'epoca di Matilde. Recentemente è stato restaurato e gli scavi archeologici hanno messo in rilievo una cisterna e un oratorio di epoca romanica. Resta il mastio imponente, il rivellino di ingresso, il palazzo, le cisterne, il muro di cinta, la chiesa romanica di S. Andrea e gli
edifici del piccolo borgo. La visita costa L. 6.000. In un vecchio edificio del castello è situato l'omonimo ristorante, dove vi sarà offerto il menù dell'epoca in abiti rinascimentali, cosa unica nel reggiano. Alla fine del pranzo, imboccato il sentiero Spallanzani, in onore del famoso naturalista reggiano del '700, in direzione nord-est (in pratica all'uscita del ristorante tornate verso la strada, la attraversate e seguite le indicazioni bianco - rosse del C.A.I. - il sentiero è facile, prestate attenzione solo alla tratta "Castello di Carpineti - San Vitale") dopo circa mezz'ora di cammino si arriva alla splendida Pieve Bizantina di San Vitale, che sorge sui resti di quello che fu uno dei centri nevralgici bizantini. Si rientra al castello e, proseguendo oltre, dopo circa 200m vi è la fontana di Matilde che approvvigionava il castello di
acqua. Rientrati al castello, potrete rientrare verso Reggio Emilia seguendo, prima le frecce Scandiano e da lì quelle per il capoluogo.




Testo di Andrea Aldini e G.Franco Fontanesi





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