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Ecuador
Come vissero i nostri antenati...
di Angelo Franchi



"COME VISSERO I NOSTRI ANTENATI, VOGLIAMO VIVERE.
COME MORIRONO I NOSTRI ANTENATI, VOGLIAMO MORIRE"
(da un canto Huaorani)


Del popolo dei Huaorani sopravvivono oggi circa 800-1000 individui divisi in piccoli gruppi in un territorio grande quanto l'Austria che va dal Rio Napo al Rio Cononaco e percorso da innumerevoli grandi corsi d'acqua e più piccoli affluenti, fra i quali il Rio Shiripuno sul quale abbiamo navigato alla ricerca di un contatto con questi indios per capire le problematiche che affliggono questo fragile gruppo etnico arrivato sull'orlo dell'estinzione a causa di malattie trasmesse dai colonizzatori, da faide interne e dall'avanzata delle aziende petrolifere.

Costretti ad indietreggiare, e dopo sanguinosi scontri con i petroleros, alcuni di loro hanno ceduto alla civilizzazione, altri sono semi-civilizzati, mentre un centinaio circa, fra i quali i temuti Tagaeri (piedi rossi) cosi chiamati per la loro usanza di dipingersi di rosso come adorno corporale e pittura di guerra, sono ostili a qualsiasi contatto estraneo al loro gruppo e vivono alla confluenza del Rio Shiripuno nel Rio Cononaco.

Anche se irrazionalmente vengono chiamati Aucas, il loro semplice nome è Huaorani, e al termine di questa breve lettura anche voi sicuramente li chiamerete cosi.
Auca significa selvaggio, infedele, maleducato secondo il detto popolare. Il dizionario ecuadoreno traduce il vocabolo in: guerriero, barbaro, ribelle. Questo vocabolo di recente uso Y sembra derivi dal dialetto quichua della sierra andina. Furono chiamati anche Auschiris, Shiripunos, 'nhuacunos e Cononacos dal nome dei fiumi dove furono avvistati dai primi colonizzatori. Il termine proprio per chiamarli è Huaorani da Huao che significa Persona.

In altri idiomi vengono chiamati Waodani, Huagrani, Huaodani, ma non Aucas come usato in modo discriminante e improprio da altri popoli. L'origine di questo popolo non è ancora molto chiara, alcuni storici affermano che trattandosi di un cosi piccolo gruppo y nell'enorme complesso delle etnie amazzoniche, è molto difficile valutarla con esattezza. Si pensa che arrivarono dal Brasile e si spinsero fino alla foresta dell'Ecuador per sfuggire ai primi colonizzatori, i primi documenti storici scritti da alcuni missionari risalgono solo al XVII sec.

I Huaorani sono un popolo di famosi guerrieri e cacciatori , vivono di caccia, di pesca e di raccolta dei frutti della selva ed esercitano la coltura della manioca. Sono nomadi, la loro stanzialità è di circa 3-4 mesi all'anno, poi si spostano in un altra zona della foresta, rispettandola e non distruggendola come fanno i bianchi. Con lo stesso criterio adottato da altri indios del Brasile prima di aver sfruttato completamente l'area occupata, si spostano permettendo alla foresta di ricrescere. Gli Huaorani hanno un rapporto vitale con la natura, in essa secondo loro è riposta la verità e l'essenza della vita, nutrono per essa un grande rispetto ed un alta considerazione.

Vivono nel cuore della foresta nelle loro abitazioni tradizionali (Onka). E'una capanna molto spaziosa e funzionale che può accogliere fino a 10-15 individui della stessa famiglia, ed è costruita secondo un senso molto pratico e adatto all'ambiente. E' composta da un grande tetto spiovente sui due lati realizzato con un fitta copertura di foglie di palma resistente agli acquazzoni amazzonici, ai due lati opposti della costruzione vengono erette due pareti diritte realizzate con un incrocio di tronchi e canne a formare grandi quadri su cui vengono intrecciate in modo rado delle foglie di palma. Queste pareti hanno la funzione di rendere l'ambiente interno molto luminoso e di creare una zona ventilata ideale per l' areazione dell'ambiente nei periodi caldi. Su queste pareti sono ricavati, l'ingresso e nel lato opposto una intelligente via di fuga che normalmente è chiusa. I] abitazione all'interno è suddivisa in 4 zone: in una zona sono sistemate ad angolo le amache intorno al fuoco e vicino su un trampolo è collocato un variopinto pappagallo, che è una presenza dominante in quasi tutte le abitazioni. Nella zona opposta (cucina) su un semplice ripiano di canne trovano sistemazione legna, acqua,alimenti e pochi ed umili utensili (regalati dai bianchi), e nello stesso angolo un piccolo fuoco semi-spento serve ad affumicare alcuni cibi per la loro conservazione e a tener lontano gli insetti (mosquitos) dalla casa. Nell'altra zona sono riposte le armi per la caccia, cerbottana, lance e funge anche da laboratorio per la loro preparazione. Un ultimo lato è dedicato alla ricreazione e ai giochi dei piccoli. Il fuoco che rappresenta il punto vitale ed il perno centrale della vita quotidiana, viene alimentato anche di notte. Le amache realizzate con filamenti naturali e tessute a mano dalle donne, sono molto ampie, un'unica amaca accoglie l'intero nucleo familiare, padre madre e figli, che si sistemano sopra in modo trasversale.

La vita sociale Huaorani consente la poligamia, ed è caratterizzata dall'assenza di gerarchia, non esiste un capo, all'interno del gruppo tutti sono uguali. Nel nucleo familiare la ripartizione dei compiti avviene in modo naturale, il marito si dedica alla caccia, alla preparazione delle armi e alla protezione della famiglia, mentre la moglie coltiva, cucina, si occupa dei figli e fabbrica oggetti della vita quotidiana. Un'educazione dei figli è molto informale, lasciano fare a loro tutto, non li riprendono e non li elogiano. I piccoli apprendono imitando i comportamenti degli adulti. Nel concetto e nello stile di vita Huaorani, non ci sono vincoli e regole rigide, sanno essere pratici e flessibili secondo le necessità.

Nel rito del matrimonio normalmente la giovane sposa viene presa tra le braccia dello sposo e insieme vengono gettati su una amaca, mentre a loro vengono intonati canti. Tra questi ne esiste uno tradizionale che narra di una coppia di pappagalli azzurri e dorati che volavano graziosamente e liberamente alti nel cielo, sempre uniti, felici e innamorati. Questo canto dimostra nella sua semplicità, una sensibilità e un profondo desiderio dei Huaorani di vivere in pace e in serenità nel loro ambiente.
La tradizione e la cultura Huaorani è molto legata alla stregoneria, secondo la quale qualsiasi cosa di negativo che accade non avviene mai per caso, ma dettata da una volontà, e quindi come tale va lavata con altro sangue. Da ciò si può ben intuire il perché delle sanguinose faide fra i gruppi e le innumerevoli uccisioni, tra le quali spicca il gruppo dei temuti Tagaeri.

Il rapporto con la morte non è molto differente da quello di altre culture. Per loro rappresenta una transizione di vita, non la temono, non crea in loro reazioni emotive, lamenti, dolori e pianti, ma la vivono in modo molto sereno perché semplicemente la vita continua.

Parecchi anni fa in ogni villaggio Huaorani esisteva la maestosa aquila arpia "Keinehua". Secondo la loro tradizione, possedere questo rapace era sinonimo di protezione spirituale per la famiglia.
I piccoli venivano catturati nella foresta, portati al villaggio ed alimentati e trattati come fossero divinità.
Questo uccello era già presente 3.000 anni fa nell'arte precolombiana e nelle divinità degli Olmechi e anche in Perii nella cultura Chavin.

Oggi è presente solo nella mitologia Huaorani e in altri gruppi indios dell'Amazzonia come i Kachuyanas del Brasile che ritengono che essa possiede la saggezza degli spiriti. I Huaorani la apprezzano per la sua straordinaria abilità, forza, velocità e astuzia nella caccia, adornano infatti le loro collane e i bracciali da guerra con le sue piume per ottenere protezione, forza e coraggio.

Fin dai tempi più remoti questo popolo ha dovuto subire drastiche repressioni, dapprima utilizzati come schiavi nell'estrazione del cauciù, poi decimati dalle malattie e dalle faide interne ai gruppi, quindi traditi da pseudo missionari dell'Istituto Linguistico de Verano, e per finire massacrati dall'avanzata delle compagnie petrolifere.


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