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Italia
ISOLA DI SAN PIETRO
STASERA CASCIANDRA?
di Stefano Peddis




PRESSO LA COSTA SUD-OCCIDENTALE DELLA SARDEGNA SI TROVA LA SINGOLARE ISOLA DI S.PIETRO, LA CUI POPOLAZIONE DI ORIGINE LIGURE HA SERBATO CULTURA E TRADIZIONI DIFFERENTI RISPETTO AL RESTO DELLA SARDEGNA.

Mentre con il traghetto ci si avvicina, appare in lontananza il paese di Carloforte incorniciato da colline boscose; all'arrivo in porto si viene accolti dal bel lungomare con i suoi alti ficus, palme ed oleandri. A raggiera partono le strette vie, i carruggi, in cui si affacciano ordinate casette color pastello, con balconi sostenuti da supporti artigianali simili ad antichi merletti (gli schen da gallàia), larghi stenditoi sospesi e porte con maniglie curiosamente alte. Vicino al porto c'è la piazza, la ciassa, cuore del paese, affollata da bambini e vecchi che, come passeri, col tempo buono stanno seduti a chiacchierare sui baruffi, sedili circolari all'ombra dei ficus.
Col passare dei giorni si avverte una sensazione indefinita, di distacco rispetto alla propria realtà quotidiana: gradatamente ci si lascia accogliere da questa nuova atmosfera isolana fatta di diversi ritmi, suoni, colori e odori.
Penose vicissitudini hanno condotto i carlofortini all'Isola di S.Pietro, lasciando nel loro animo un profondo amore verso la loro terra testimoniato dalle numerosissime canzoni e poesie popolari. La colonizzazione ebbe inizio nel 1738 con l'arrivo dei primi fuggiaschi dall'isola tunisina di Tabarka; ad essi si aggiunsero negli anni successivi altri gruppi di tabarchini riscattati dalla schiavitù del Bey di Tunisi. Le maggiori distanze non misero al sicuro la popolazione dalle angherie moresche e nel 1798 il paese fu devastato e 830 carlofortini vennero portati in schiavitù a Tunisi; la costruzione della cinta muraria fortificata, tuttora visibile, garantì poi maggiore sicurezza alla popolazione. Nonostante le angherie subite ed i sacrifici che la dura vita nell'isola comportava, l'animo dei carlofortini si è tutt'altro che incupito: sono sempre cordiali e sorridenti, pronti ad improvvisare una cena in campagna con gli amici - la casciandra - e a sfruttare ogni occasione per cantare o ballare. Durante l'inverno, ed in particolare col carnevale (che per una bizzarra usanza dei carlofortini inizia sempre il 17 gennaio!), non si contano le feste ed i veglioni, mentre le notti estive sono animate dalle compagnie che percorrono le strade del paese cantando serenate.
Oltre al folklore, nella società carlofortina sopravvivono anche antichi mestieri come quello dei maestri d'ascia che, tramandandosi il sapere di generazione in generazione, costruiscono artigianalmente barche in legno. Sul lungomare si può osservare il paziente lavoro dei pescatori mentre riparano le reti o intrecciano nasse di giunco, utilizzate sia per la pesca di aragoste e murene che come lampadari nei rustici fuori paese.
In località La Punta è ancora attivo lo stabilimento della tonnara: in primavera dalla vicina scogliera si può seguire il lavoro dei tonnarotti intorno alle reti o, se si è fortunati, la mattanza. In questo periodo i buongustai potranno assaggiare i piatti tradizionali a base di "tonno di corsa" fresco, tonno rosso molto più saporito del "tonno pinne gialle" delle scatolette e cosiddetto perché viene catturato lungo la costa mentre "corre" a riprodursi.
L'Isola di S.Pietro incanta il visitatore soprattutto con la sua natura ed i suoi paesaggi: il territorio, anche se ampiamente addomesticato dall'uomo, conserva remoti angoli ed ampie aree di selvaggia bellezza che in primavera si colorano con la fioritura di ginestra, cisto, lavanda, erica e in estate col rosso dell'euforbia. Tra i vari toni di verde risalta quello delle vaporose chiome dei pini d'Aleppo, sostenute da contorti tronchi argentei. La costa, ideale per il kayaking, è estremamente articolata, con severe scogliere e falesie di policroma roccia vulcanica interrotte da numerose grotte, minuscole insenature, cale rocciose e spiaggette di finissima sabbia. I limpidi e ricchi fondali offrono forti emozioni agli amanti del nuoto e delle immersioni; questi ultimi possono inoltre usufruire dell'assistenza di alcuni centri diving. Gli appassionati del birdwatching faranno bene a non scordare binocoli e cannocchiali poiché già nelle saline alla periferia del paese è facilissimo osservare fenicotteri, avocette, cavalieri d'Italia, aironi e garzette. Il silenzio della macchia mediterranea è rotto dai canti delle svariate specie di passeriformi e dai richiami di gheppi e poiane; nelle scogliere poi, oltre a diverse specie di gabbiani, si trovano numerosi marangoni e, aguzzando vista e udito, si potranno scorgere i passeri solitari, spesso posati su rocce prominenti. Le falesie della costa nord e nord-ovest sono occupate dalla colonia dei Falchi della Regina, gioiello della fauna locale: le evoluzioni aeree di questi acrobati possono essere facilmente seguite tra luglio ed ottobre quando, soprattutto nelle giornate di maestrale, sono visibili a decine intenti nella caccia. Località ideali per la loro osservazione sono Cala Vinagra e Capo Sandalo, dove ci si può attardare per godersi lo spettacolo di magnifici tramonti.


IL FALCO DELLA REGINA
Ultimo rapace europeo ad essere stato scoperto, il Falco della Regina (Falco eleonorae) ha una silhouette particolarmente slanciata con ali allungate e strette che, da chiuse, raggiungono l'apice della lunga coda. Queste caratteristiche aumentano l'agilità nel volo e favoriscono quello planato, molto utile per una specie migratrice. Gli adulti, indipendentemente dal sesso e dall'età, possono presentare una colorazione chiara eterogenea od apparire uniformemente bruni.
Proveniente dai quartieri di svernamento situati in Madagascar e nell'arcipelago delle Mascarene, dopo un volo di oltre 4000 Km, arriva alle falesie di alcune isole del Mediterraneo dove si aggrega in colonie che possono contare diverse centinaia di esemplari. I primi individui giungono ad aprile e subito formano le coppie ed iniziano gli accoppiamenti, tuttavia le uova saranno deposte solo ad agosto.
Il calendario riproduttivo, molto ritardato rispetto agli altri rapaci, è sincronizzato al flusso migratorio autunnale di altri uccelli. Infatti, durante la deposizione delle uova e lo svezzamento dei piccoli, i Falchi della Regina cambiano radicalmente dieta: prima insettivori, diventano predatori di passeriformi che, stremati dal lungo volo migratorio, risultano facili da catturare ed hanno un maggior valore nutritivo. Come accade di solito tra i rapaci, la caccia è svolta quasi esclusivamente dal maschio, mentre la femmina bada alla cova e alla cura dei piccoli. Nelle giornate di forte maestrale o di tramontana i maschi cacciano con la tecnica del "volo fermo" (standing flight), rimanendo quasi immobili controvento a scrutare il mare. In queste condizioni di vento si riuniscono anche in gruppi, spesso numerosi, detti "falangi": sorta di reti aeree sul mare che aumentano il successo della caccia. Quando il vento è scarso, o proviene dal sud, utilizzano invece il meno vantaggioso "volo di ricerca" (search flight), col quale perlustrano da vicino le falesie alternando il volo battuto con planate.
Ritenuto dagli scienziati specie vulnerabile, la sopravvivenza del Falco della Regina è seriamente minacciata dal bracconaggio e dalle modificazioni ambientali associate alle attività umane, comprese quelle ricreative se effettuate sconsideratamente.


PERCORSI:
CALA DI PITTICHEDDU
Partenza: loc. Bocchette
Arrivo: loc. Bocchette
Distanza: 5.5 Km
Dislivello: 180 m
Tempo: 140'
Difficoltà: E
Attività: birdwatching, foto, snorkeling

Accesso: dal paese seguire le indicazioni per "La Caletta - Capo Sandalo" (SP 102), dopo 1.4 Km girare a destra al bivio con l'indicazione per "Capo Sandalo" (SP 104). Percorsi altri 4.6 Km, e superata una bella casa in pietra sulla destra, parcheggiare il mezzo di trasporto a sinistra vicino all'imbocco della sterrata su cui ci si incamminerà.

Itinerario particolarmente interessante sotto l'aspetto botanico, in quanto si snoda attraverso tutti i principali tipi di vegetazione presenti nell'isola. Si cammina dapprima in un bel bosco di Pini d'Aleppo, quindi in una folta macchia ben diversificata, la cui altezza diminuisce gradatamente approssimandosi alla costa a causa della maggiore intensità dei venti. Avvicinandosi al mare nella vegetazione aumentano via via le specie spinose e crassulente, adatte a tollerare il maggiore grado di salinità. L'amante del birdwatching potrà ammirare dapprima il volo di gheppi e poiane poi, in prossimità del mare, quello dei numerosi marangoni, gabbiani reali e gabbiani corsi.
L'escursione porta ad una delle più belle e solitarie cale dell'isola incassata fra alte falesie, i cui antistanti fondali riservano straordinarie sorprese per gli appassionati dello snorkeling. Ai non "masochisti" sarà gradito l'uso dei pantaloni lunghi, per difendersi da una vegetazione a tratti troppo esuberante.
Dalla strada provinciale la sterrata discende nel bosco di pini d'Aleppo interrompendosi in una piazzola (15'), da cui inizia un sentiero che esce dal bosco decorrendo con saliscendi entro la macchia. Al termine di una breve salita, giunti ad un bivio (10'), si gira sul sentiero a destra (NE) che, compiute alcune ampie curve, ritorna a dirigersi verso il mare (SO) con saliscendi e cambi di direzione; agli incroci successivi tenere sempre la sinistra. Arrivati ad un dosso (15') (caratteristiche le rocce alveolate a circa 15 m sulla destra) vale la pena deviare rispetto al percorso diretto alla cala: si continua a seguire il sentiero principale che scende in direzione della falesia, è suggestivo percorrerne il ciglio fino alla profonda incisione del Canale del Becco. Da qui bisogna ritornare sui propri passi fino al precedente dosso (35'), dove si riprende il percorso per la cala girando a destra su un sentiero in piano a tratti poco evidente e confuso con altre tracce (la direzione giusta è verso Punta dei Cannoni (S) ben visibile in lontananza). Giunti in breve ad un magnifico belvedere a picco sul mare da cui lo sguardo spazia in tutte le direzioni, si scende sulla sinistra per il ripido sentiero fino alla caletta rocciosa del Canale di Pitticheddu (10'). Il rientro si effettua per il sentiero precedentemente percorso risalendo al belvedere e da qui al dosso fronteggiato dalle rocce alveolate, dove si svolta a destra. Al primo bivio (20') si procede diritto (NO), abbandonando il sentiero percorso all'andata che prosegue sulla destra. Dopo una breve salita si scende verso la vicina vecchia casa. Giunti ad una sterrata la si segue sulla destra fino alla strada asfaltata che si risale fino al mezzo (35').



LA CALETTA - GROTTA DEI COLOMBI - PUNTA FREDELIN
Partenza: spiaggia "La Caletta"
Arrivo: La Caletta
Distanza: 3 Km
Dislivello: 130 m
Tempo: 90'
Difficoltà: E
Attività: arrampicata, birdwatching, foto, nuoto, snorkeling, surf - windsurf

Accesso: Dal paese seguire le indicazioni per "La Caletta - Spalmatore" ed il campeggio (SP 102).

Ubicata nella costa occidentale, La Caletta è la spiaggia più grande e frequentata dell'isola ed è l'unica in cui è presente un servizio estivo di vigilanza per i bagnanti. L'escursione parte dalle scogliere di sinistra, la cui aspra bellezza in primavera è ingentilita dal canto del Passero Solitario e da una moltitudine di macchie fucsia. Sono i fiori del Fico degli Ottentotti che con le sue basse e striscianti ramificazioni, si abbarbica coprendo la roccia di un verde brillante. L'itinerario fornisce inoltre l'opportunità di un insolito bagno nella Grotta dei Colombi, la cui acqua cristallina è animata dai raggi di luce che vi penetrano. Le ripide pareti rappresentano una buona palestra per arrampicate in top rope.
Dal parcheggio si attraversa la spiaggia fino ad arrivare alla contigua spiaggetta sassosa, nota ai Carlofortini come "spiaggetta dei pescatori"; da qui ci si inerpica sulla scogliera che ben presto diventa una falesia a picco sul mare. Camminando presso l'orlo dello strapiombo, si giunge dapprima a Punta del Castello (casa sulla sinistra), così detta per la conformazione delle rocce, quindi alla sommità di Punta Spalmatore di Fuori (30') da cui è visibile a sinistra il faro di Capo Sandalo. Si scende poi alla piattaforma rocciosa immediatamente a picco sul mare, procedendo verso sinistra. Nel punto in cui la piattaforma termina (5') è possibile scendere ad una piccola insenatura ed alla Grotta dei Colombi (20' a/r), cui si giunge continuando un po' a destra. Ritornati alla piattaforma si sale brevemente sino alle sovrastanti rocce, quindi si costeggia sulla destra l'orlo della scogliera fino ad arrivare ai ruderi di un fortino della 2ª guerra mondiale(10'); da qui una sterrata porta in una zona con numerose villette ed orti. Ai due bivi successivi si mantiene la sinistra quindi, ignorando le diramazioni secondarie che portano a proprietà private, si prosegue sulla strada cementata principale che ritorna alla spiaggetta dei pescatori (25').



PULPITO - FUNGO - PUNTA DELLE OCHE
Partenza: Pulpito
Arrivo: Pulpito
Distanza: 2.6 Km
Dislivello: 80 m
Tempo: 90'
Difficoltà: E
Attività: birdwatching, foto, snorkeling


Accesso: dal paese si segue la strada che sale ripida verso Bricco Guardiamori e dopo 2.5 Km si volta a destra in corrispondenza del cippo recante le indicazioni "Nassetta - Cala Lunga - Memerosso - Pulpito". Si procede poi per 700 m svoltando a sinistra al cippo con le indicazioni per Memerosso - Pulpito - Punta Oche. Percorsi altri 1.6 Km sulla sterrata principale si parcheggia il mezzo, nel punto in cui sulla destra si staglia il Pulpito.

Escursione di modesto impegno fisico, ma che costringe a qualche facile passaggio su rocce (nessuna difficoltà alpinistica) a volte scivolose nelle discese al mare. In un ambiente che varia dalla macchia mediterranea a lunari distese di roccia lavica, si visitano alcuni dei monumenti naturali più famosi dell'isola: il Pulpito, caratteristico duomo di roccia vulcanica; il Fungo, formazione rocciosa alta circa 2 m scolpita dal vento; la grotta di Punta delle "Oche", dal nome con cui nel dialetto locale si indicano i gabbiani.
Dal punto in cui si parcheggia il mezzo inizia, a sinistra, il facile sentiero segnalato da sbiadite frecce nere, che in 5' porta al Fungo, al cui cospetto ci si sente veramente dei "puffi". Dopo esser scesi brevemente a destra, si segue un banco di roccia più chiara affiorante sulla sinistra, al cui termine si svolta a sinistra giungendo alla base della paretina rocciosa che si seguirà in direzione del mare. Si raggiunge cosi la voragine di una grotta comunicante col mare (10'), nella quale è possibile entrare solamente a nuoto. Chi lo desideri, dopo avere costeggiato a destra la scogliera per circa 30 m, troverà una possibile discesa al mare (15' a/r). A qualche metro dalla voragine ci si inerpica sulle rocce seguendo approssimativamente la linea della costa, con una salita priva di difficoltà alpinistiche. Appena in cima appare in lontananza la Punta delle Oche, verso cui si prosegue seguendo il ciglio della scogliera. Attraversato un piccolo canale, si arriva sopra la volta della grande grotta di Punta delle Oche (15'), posta al culmine di una piccola insenatura; a destra (guardando verso il mare) è possibile la discesa (10' a/r). Continuando lungo la scogliera si giunge all'estremità di Punta delle Oche (15' ) fronteggiata da grandi scogli. Qui la vista spazia a sinistra verso le località Nasca e Borrona; in maggio e giugno si possono anche seguire le attività dei pescatori, che in lontananza lavorano attorno alle reti della tonnara. Nelle acque antistanti infatti passano le rotte migratorie del "tonno di corsa".
Si procede poi verso le colline retrostanti alla cui base si incontra una sterrata; la si segue a sinistra fino al punto di partenza dell'itinerario(20').




MEZZALUNA - CONCA
Partenza: loc. Bue Marino
Arrivo: loc. Bue Marino
Distanza: 3 Km
Dislivello: 50 m
Tempo: 60'
Difficoltà: T
Attività: arrampicata, foto, snorkeling, tuffi


Accesso: Dal paese imboccare la strada per "La Caletta - Spalmatore" (SP 102), percorsi 5,5 Km girare a sinistra in direzione "Le Colonne". Dopo 50 m girare a destra al bivio indicato dal cippo "Bue marino - La Conca - Mezzaluna", e proseguire sulla strada asfaltata sino al fortino della 2ª guerra mondiale dove si parcheggia il mezzo.

L'itinerario, percorribile con le dovute precauzioni anche in mountain bike, costeggia il ciglio delle bellissime falesie del golfo della Mezzaluna fino ad arrivare in località la Conca, in cui alte torri di roccia erosa a gradoni racchiudono piccole insenature di mare sempre calmo, anche nelle giornate ventose. In questa parte dell'isola, il toponimo di "Bue Marino" testimonia la passata presenza della foca monaca. Chi non teme le vertigini può, affacciandosi all'orlo della falesia, ammirarne le belle grotte accessibili solo in barca. Queste pareti offrono anche l'opportunità di suggestive arrampicate in top rope, con vari gradi di difficoltà. La suggestiva vista panoramica dell'intero golfo della Mezzaluna, si può apprezzare affacciandosi dalla prospiciente punta, a cui si accede da dietro il fortino tramite la breve sterrata ed il camminamento scavato nella roccia dai militari (10' a/r). Ritornati al fortino occorre imboccare il sentiero a destra che, inoltrandosi nella macchia, passa vicino a vecchie postazioni militari. Si prosegue lungo l'orlo della falesia fra ginepri fenici sempre più numerosi, fino a completare il giro del golfo. Giunti in prossimità di una piazzola sulla sinistra (20'), si può arrivare in 5' alla località della Conca continuando a costeggiare la falesia, oppure percorrendo il facile sentiero selciato a destra della piazzola. Alla Conca si può fare un tranquillo bagno nelle strette "piscine" naturali, racchiuse tra le caratteristiche torri di roccia.
Si prosegue risalendo il sentiero selciato che termina alla piazzola, da cui si percorre a ritroso il sentiero dell'andata fino al punto di partenza (25').



CALA VINAGRA
Partenza: loc. Cala Vinagra
Arrivo: loc. Cala Vinagra
Distanza: 2.5 Km
Dislivello: 120 m
Tempo : 90'
Difficoltà: E
Attività: birdwatching, foto, snorkeling


Accesso: Dal paese si seguono le indicazioni per Capo Sandalo (SP 102 - SP 104); a 5.4 Km dall'incrocio di inizio della SP 104, in corrispondenza del cippo con l'indicazione "Patella - Cala Vinagra", si imbocca a destra una strada cementata a tratti sterrata. Dopo 1.9 Km, al bivio con una strada cementata che scende a sinistra, girare a destra sulla sterrata in piano. Qualche decina di metri più avanti bisogna parcheggiare il mezzo.

Il percorso conduce alla stretta insenatura di Cala Vinagra, simile ad un fiordo incassato fra imponenti scogliere e riparato dall'omonima isoletta, il cui silenzio è rotto dalle grida dei Falchi della Regina che in primavera e in estate abitano numerosi le circostanti pareti. Si cammina in un ricco ambiente di macchia mediterranea tutto proteso verso il mare, dove i colori della vegetazione fanno da cornice a fondali di rara bellezza esaltandone le mille sfumature. Al termine del percorso d'andata, la suggestione del luogo è un po' sminuita dalla presenza di alcuni edifici e di una piccola banchina.
Lasciato il mezzo, si continua a piedi precorrendo la sterrata che, al termine di una breve salita, comincia a scendere verso il mare. Alla sinistra di un masso con segnavia rosso(15') inizia il sentiero che scende verso il canalone di Cala Vinagra: seguire le frecce rosse e gli ometti di pietra. Di fronte ad un cocuzzolo sormontato da bassi pini contorti dal vento, si prosegue sul sentiero che lo aggira a destra e che poi piega nuovamente a sinistra verso Cala Vinagra. Giunti alle rocce che sovrastano il canale, consigliamo una breve deviazione sulla destra, che porta sul ciglio della scogliera di fronte alla piccola isola: da qui si gode un magnifico panorama. Ritornati sul sentiero, si scende nel canale giungendo in breve alla cala (30'). Al ritorno si ripercorre lo stesso sentiero fino al punto di partenza (45').

COMMENTO
Gli itinerari descritti sono stati selezionati nell'intento di portare il visitatore a contatto con le diverse realtà naturali dell'isola. Sono percorsi brevi e non particolarmente impegnativi, da intraprendere in tutta tranquillità con le dovute soste per osservare l'ambiente e scattare fotografie o per fare un bel bagno in una cala o in una grotta marina. In questo modo ogni itinerario durerà più dei tempi netti indicati, e regalerà al suo termine indelebili ricordi. In luglio e agosto, a causa delle alte temperature, è sconsigliabile camminare nelle ore centrali della giornata, che possono invece essere dedicate ai bagni.
La visita dell'isola può essere ulteriormente approfondita affittando un gommone o facendo il giro turistico con i barconi, oppure con la mountain bike "perdendosi" tra le numerose strade cementate e sterrate. Grazie alla vicinanza con l'isola madre ed ai frequenti traghetti vale la pena di dedicare una giornata alla visita di Iglesias e delle bellissime coste tra Gonnesa e Buggerru, oppure dei siti archeologici di cui è ricca l'isola di S. Antioco.


Attrezzatura necessaria: consigliamo l'uso di scarponcini da trekking leggeri, cappello ed occhiali da sole; per l'escursione a Pitticheddu suggeriamo l'uso di pantaloni lunghi. L'assenza di fonti o sorgenti lungo i percorsi rende indispensabile la borraccia. Ovviamente da non dimenticare: costume da bagno, maschera, pinne e crema solare.

Difficoltà: il percorso Mezzaluna - Conca anche se con difficoltà turistica (T) richiede massima prudenza in quanto si svolge in vicinanza del ciglio di falesie a strapiombo sul mare. I restanti itinerari hanno difficoltà escursionistica (E); solo quello per Cala Vinagra è marcato con segnavia (frecce nere ed ometti di pietra), ma tutti gli altri, anche se privi di segnaletica, non pongono problemi di orientamento.

Cartografia: tavoletta IGM foglio 563 Sezione I. Disponibili in loco anche cartine turistiche.

Fotografia: Per fotografare gli animali sono utili i teleobiettivi di lunghezza focale superiore a 300 mm. Non bisogna però dimenticare di portare con sé un 24 mm per le fotografie di paesaggio e per qualche "macro ambientata" degli splendidi fiori mediterranei. Spesso indispensabile un robusto cavalletto.

Cucina: Tra le pietanze caratteristiche sono fondamentali quelle preparate col tonno pescato nella locale tonnara: i gurresi (piatto a base di esofago di tonno salato), a cappunadda (piatto freddo a base di tonno salato, gallette, pomodori e facusse), u belu (piatto a base di stomaco di tonno essiccato), il tonno alla carlofortina (arrosto), e gli antipasti con bottarga (uova di tonno), musciame ("filetto"di tonno) e cuore. Comunque l'aspetto singolare della cucina carlofortina è il convivere di piatti tipicamente liguri con altri di origine araba, come il cashcà (variante del cus cus arabo), a testimonianza della lunga permanenza di questa gente nell'isola di Tabarka. Tra i primi piatti vanno citati anche i cassulli (pasta artigianale) conditi con pastissu (miscela di pesto genovese e pomodoro). Oltre ad un gran numero di ristoranti, sono presenti numerosi panifici e pizzerie che producono le tipiche focacce e la farinata o fainé (focaccia di ceci).


Marco Polo Guideviaggi per gentile concessione

di Stefano Peddis

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